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Emergenza idrica 2011, bilancio positivo ma servono nuovi investimenti Ambiente

Il servizio idrico in Toscana ha retto bene di fronte a un periodo di siccità che è stato il più lungo da 50 anni a questa parte. A subire qualche disagio sono stati i centri abitati in zone collinari e, in generale, nelle zone dove piccoli acquedotti utilizzano modeste risorse locali. Ma la situazione è stata ovunque sotto controllo. Ora si attende l’andamento delle piogge nel periodo autunno-inverno per valutare le prospettive dell’estate 2012. Il quadro è stato positivo per Publiacqua (Firenze, Pistoia, Prato e una parte del Valdarno aretino). Comparando la situazione di quest’anno con quella di altri anni siccitosi come il 2003 e il 2007, si nota che i disagi hanno coinvolto poche migliaia di persone contro le centinaia di migliaia di otto anni fa. In generale – commentano i tecnici – si è visto che le località collegate al sistema Bilancino – Anconella non hanno avuto alcuna difficoltà. Qualche problema invece nel Chianti: a Panzano c’è stato un razionamento, mentre sempre nel comune di Greve, anche a Montefioralli sono state inviate autobotti. Analoghi disagi si sono registrati in zone collinari di Prato e Pistoia.
Nell’area servita da Acque Spa (Pisa ed Empoli) non si sono manifestati situazioni acute di crisi, anche se si è dovuto registrare, a settembre, un aumento del consumo di acqua del 4 per cento. Qualche problema si è avuto in Val d’Elsa, ma si è riusciti lo stesso a far fronte al fabbisogno con risorse locali. In alcune zone collinari della Valdinievole, dove sono operativi piccoli acquedotti isolati che attingono a sorgenti si è risolto i problemi con autobotti. In ogni caso le falde hanno retto.
Neanche nella zona coperta da Asa (Livorno) si sono avuti eccessivi problemi. Disagi si sono manifestati all’Isola d’Elba nel periodo di maggiore pressione turistica (fino a 300mila presenze). Ci sono stati razionamenti con turni di erogazione ben programmati con i sindaci e la Prefettura. Qualche disagio anche in val di Cecina dove si è dovuto fare ricorso ad alcuni laghetti privati. Questo patrimonio idrico si è comunque ridotto e quindi la speranza è che le piogge invernali possano reintegrarli. La stessa speranza vale per reintegrare le falde che soprattutto in Val di Cornia hanno registrato abbassamenti.
La situazione è stata abbastanza critica nelle zone turistiche, dove opera Gaia spa (nelle province di Lucca, Massa Carrara e Pistoia). Gli acquedotti che risultano più coinvolti dalla crisi sono stati quelli della Garfagnana, Lunigiana, Piana di Lucca e Valle del Lima, alimentati principalmente da sorgenti e captazioni superficiali. La popolazione interessata dai malfunzionamenti è stata di 15.000 residenti e 10.400 fluttuanti, per un totale complessivo di 25.400 abitanti.  Gli interventi effettuati sono stati la chiusura delle fontanelle pubbliche, il rifornimento d’acqua dei serbatoi con autobotti, la chiusura notturna della distribuzione e la ricerca delle perdite causate dal cattivo stato di conservazione delle infrastrutture.
Non cambia il quadro nel territorio di Nuove Acque Spa (Arezzo, Valdichiana). Le situazioni più critiche si sono registrate nelle zone montuose del Casentino e della Val Tiberina per quanto riguarda i sistemi di approvvigionamento attraverso le sorgenti e la Valdichiana aretina per quanto riguarda le falde che sono superficiali e quindi hanno risentito della carenza di precipitazioni. A Chianciano e a Cortona la situazione è aggravata dal fatto che si sono esaurite le risorse delle dighe. Per questa zona si è fatto ricorso a laghetti privati, mentre per le zone collinari è stato attivato un servizio di autobotti prevenendo i disagi per gli abitanti. Tra le misure di emergenza adottate c’è stata un’attenta verifica dei pozzi privati in collaborazione con l’Usl e dell’acquedotto per eliminare il più possibile le perdite.
Anche nelle zone della Toscana meridionale servite da Acquedotto del Fiora (Grosseto e Siena),i territori approvvigionati da piccoli acquedotti hanno risentito della sostanziale riduzione della risorsa alla fonte, primo fra tutti il comprensorio del Chianti (comuni di Radda e Gaiole), ma anche alcune zone della fascia costiera (frazioni nel comune di Monterotondo e Massa M.ma) e delle colline maremmane (Roccalbegna). I disagi che avrebbero potuto verificarsi sono stati mitigati e sostanzialmente prevenuti mediante autobotti da zone a sufficiente disponibilità e con una minuziosa ricerca delle perdite in rete. Ciò anche al fine di evitare l'applicazione di interventi di razionamento e turnazione dell'erogazione che nel periodo di massimo afflusso turistico avrebbero potuto incidere negativamente su uno dei principali settori economici del territorio quale il turismo.

“La capacità delle aziende idriche di tenere sotto controllo l’approvvigionamento idrico, vista la situazione climatica eccezionale che si è venuta a creare quest’anno, è il frutto dei grandi investimenti per 1 miliardo di euro fatti negli ultimi 10 anni”: questo il commento di Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana di fronte ai dati sull’emergenza idrica dell’estate 2011. “Solo alcuni anni fa, e mi riferisco alle grandi siccità del 2003 e del 2007 – ha aggiunto – non sarebbe stato possibile ridurre in questo modo ai minimi termini il disagio per le popolazioni toscane”. “E’ evidente – ha aggiunto Giuseppe Sardu, presidente di Acque spa e coordinatore delle aziende del servizio idrico – che nei prossimi anni si dovrà proseguire nell’attuazione di ulteriori ingenti investimenti per evitare che la situazione faccia passi indietro o che comunque tenda a peggiorare. Occorrono altri 1,5 miliardi, apprezzando la decisione recentemente assunta dalla Regione Toscana di coordinare e finanziare le opere strategiche regionali”.

Nella foto: Impianto di decantazione dei materiali sospesi presso l'acquedotto dell'Anconella, Firenze
 

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