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Emergenza idrica: Firenze al sicuro, Elba la più a secco Cronaca

Firenze – E’ emergenza idrica in Toscana, ma solo laddove non sono mai nate infrastrutture importanti per prevenirla. E’ questo il quadro sintetico e circostanziato che emerge dall’Osservatorio dell’Autorità distrettuale dell’Appennino settentrionale, la struttura nata da pochi mesi che monitora i grandi bacini dell’Arno e del Serchio. L’Osservatorio opera in sinergia con soggetti analoghi sul territorio nazionale, e ha già messo a punto un quadro conoscitivo preciso. Mercoledì 21, in un incontro già programmato con i tecnici della Regione, presenterà una mappa dell’emergenza sempre più aggiornata che farà da sfondo per i futuri interventi. Poi la Toscana (insieme all’Emilia Romagna) richiederà alla Presidenza del Consiglio lo stato d’emergenza nazionale.

Dalla situazione di rischio, secondo l’Osservatorio, è al riparo il capoluogo toscano, “dove l’invaso del Bilancino mantiene ancora il 90% delle risorse idriche”, rassicura Isabella Bonamini, dirigente tecnico dell’Autorità distrettuale. Lo è ora, ma lo sarà anche per gli eventuali infuocati mesi futuri. E’ invece emergenza conclamata all’Elba, dove già dalla primissima primavera (con molto anticipo rispetto al solito) è entrata in funzione la condotta sottomarina che arriva dalla Val di Cornia. Idem per la Val di Cornia, appunto, dove l’agricoltura sta soffrendo; per la Lunigiana; per alcune zone del Chianti e per tanti piccoli centri dove esiste solo un collettore locale e nessun collegamento a grandi infrastrutture. “Una situazione analoga si sta venendo a creare anche in Liguria – aggiunge Bonamini – dove, se ancora sul versante Tirrenico non si evidenziano situazioni di crisi, stanno invece crescendo i problemi per l’area del bacino del Po”.

L’emergenza siccità nella nostra regione purtroppo ha cadenza quasi quinquennale. Nel 2012, in situazioni analoghe, fu promulgata una legge con l’intento di snellire le procedure burocratiche e amministrative per costruire nuove opere, nuovi pozzi, nuovi invasi. Questa stessa strategia, con tutta probabilità, verrà replicata anche in questa “emergenza 2017”, attingendo anche alle risorse che arriveranno a livello nazionale.  Ma cosa si è fatto realmente in questi ultimi cinque anni per prevenire l’aridità che i cambiamenti climatici infliggono al nostro territorio? “E’ stato fatto molto – sottolineano in Regione – e questo ha impedito che avessimo una situazione ben più grave”.

In particolare a partire dal 2012 sono stati effettuati decine di interventi di varia portata dai singoli gestori idrici fra creazione di nuovi pozzi, potenziamento acquedotti, sostituzione tubature. Una trentina nell’area nord della Toscana li ha realizzati Gaia spa. Quasi altrettanti sono stati portati a termine da Acque spa nel Basso Valdarno.

Una cinquantina sono le varie tipologie di opere idriche chiuse o in corso di attuazione da parte di Publiacqua, il gestore dell’area più importante della regione (FI, Po, Pt, Ar) dove risiede circa un terzo della popolazione. Una decina infine sono quelle realizzate da Nuove Acque (che opera fra Arezzo e parte della provincia di Siena).

Intanto, visto il precipitare della situazione, L’Ait (Autorità idrica Toscana) ha  stabilito in collaborazione con i gestori un’immediata accelerazione degli interventi più urgenti nelle aree di crisi, per l’attivazione di pozzi di captazione già previsti entro l’estate.

 

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