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Emergenza idrica, ora è allarme rosso in Toscana Cronaca

Fase acuta, per l’emergenza idrica in Toscana. Emergenza che rivela due facce, entrambe assai poco piacevoli: da un lato, il rischio sempre più palpabile che intere porzioni di territorio collinare e montano non ce la facciano più a fronteggiare la mancanza d’acqua, dall’altro la considerazione economica: 2/3 milioni di euro “prosciugati” finora per la gestione della crisi (il rischio è di raddoppiare entro fine mese se la pioggia non dovesse cadere) e il servizio di autobotti, necessario ormai per molti comuni, in particolare collinari o montani, ma anche sulla costa toscana. Dati e quadro dell’emergenza idrica sono stati illustrati stamattina da Confservizi Cispel Toscana, il cui presidente, Alfredo De Girolamo, ha tracciato le preoccupanti linee di un quadro che, purtroppo, presenta ormai elementi di ripetizione ciclica. E’ da oltre un decennio, infatti, come ricorda De Girolamo, che la Toscana soffre di ripetute crisi idriche e dunque “occorre ora prendere coscienza del fatto che siamo di fronte a un cambiamento climatico epocale”. Ci aspetta perciò la responsabilità di costruire un sistema diverso per affrontare l’ormai ricorrente problema della siccità estiva. Anche perché, ricorda ancora De Girolamo, “Le fonti di approvvigionamento idrico attualmente disponibili non sono più sufficienti a soddisfare i bisogni dei cittadini”. E dunque, l'appello del presidente riguarda entrambi gli aspetti: “Facciamo un appello alla popolazione per un uso responsabile della risorsa idrica – dice De Girolamo – e chiediamo l’immediata approvazione da parte della Protezione Civile nazionale del decreto per la dichiarazione dello stato di emergenza in Toscana (ancora fermo)”. Inoltre, per quanto riguarda l'aspetto economico, “Buon senso vorrebbe che i costi straordinari che i gestori stanno sostenendo venissero coperti dai fondi della protezione civile e non dalla tariffa del servizio idrico”. Un appello che si rivolge a un tempo alla Regione, “E' tempo che la Regione chieda chiaramente e con forza alla Commissione Europea di spostare i fondi anche sugli interventi in campo idrico, nella rimodulazione dei finanziamenti 2013-2014”,  e al Governo per “attivare i  fondi sull'emergenza”.

Infatti, il quadro generale della situazione non anima certo l’ottimismo: in molte aree della Regione il servizio di approvvigionamento di acqua potabile è razionato, in altre è garantito solo con autobotti. La prolungata assenza di piogge significative in gran parte della Regione dalla primavera 2011, l'andamento meteo in questi ultimi mesi, se si eccettuano le scarse precipitazioni di maggio, hanno ridotto drasticamente le riserve e le fonti di approvvigionamento idrico. Gli invasi ed i laghetti collinari, fatta eccezione per quelli più importanti che sembrano in grado di assicurare acqua fino alla fine di agosto, sono completamente asciutti. Anche nelle aree servite da pozzi siamo oramai in presenza di importanti abbassamenti dei livelli della falda acquifera con conseguenti e crescenti problemi sia quantitativi che qualitativi dell’acqua.
D’altro canto, alcune scelte in itinere danno la misura sia dell’emergenza, sia della determinazione ad affrontarla: la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, ad esempio, la nomina del governatore Rossi a commissario per la gestione della crisi, la scelta della Regione di definire una legge di semplificazione e di attivare un tavolo per l’emergenza sono tutte scelte e azioni importanti, come spiega De Girolamo. Ma non bastano. Le nuove decisioni andranno prese anche a livello economico, e investiranno senz’altro la scelta delle priorità. L’esempio lo fa il presidente di Confservizi Cispel Toscana: ““La gestione della crisi e il servizio di autobotte stanno producendo importanti disagi ai cittadini ed un costo molto elevato con un incremento di spesa esponenziale se la situazione dovesse prolungarsi a tutto il mese di agosto e, come purtroppo già accaduto, spingersi fino al periodo autunnale; buon senso vorrebbe che questi costi venissero coperti dai fondi della protezione civile e non dalla tariffa del servizio idrico. E' quindi tempo di definire uno stanziamento straordinario per coprire questi costi, che i Gestori stanno anticipando”.

La situazione era già stata in qualche modo anticipata dall’associazione che rappresenta circa 200 aziende dei servizi pubblic, che, con un documento presentato nel 2008 e redatto dalle aziende del servizio idrico toscano, aveva segnalato che gran parte delle fonti di approvvigionamento idrico potabile in Toscana proveniva dalle falde acquifere e non doveva essere considerato sostenibile in quantp mostrava un progressivo degrado delle stesse dovuto al prelievo. Fra le criticità, erano segnalate i progressivi abbassamenti di falda e i problemi di subsidenza. Stop quindi ai prelievi e avanti con gli interventi strategici necessari per mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico regionale, ricorrendo a fonti sostenibili. Vale a dire, realizzazione di opere di approvvigionamento idrico (invasi e dissalatori) e acquedotti di interconnessione delle diverse fonti di approvvigionamento in modo da creare un sistema a rete che potesse trasferire risorse idriche-potabili dal litorale all’entroterra (e viceversa) per sopperire ad eventuali locali incrementi della domanda. Il deficit idrico era stimato in 100 milioni dimetri cubi di acqua per anno, corrispondenti ad una portata continua di 3.200lt/s. Anche per questi interventi si stimava (e si stima) necessario uno sforzo finanziario della Regione, dello Stato e della UE che non faccia ricadere tutto sulla tariffa e quindi sugli utenti. E le conclusioni del presidente di Confservizi Cispel Toscana non lasciano dubbi: risolvere in  modo definitivo il problema dell’emergenza irdrica toscana è possibile, a patto di “chiedere chiaramente alla Commissione Europea di spostare i fondi anche sugli interventi in campo idrico, di chiedere allo Stato di attivare fondi sull'emergenza e alla Toscana di attivare subito il fondo di garanzia definito con Fidi Toscana”.

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