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Emergenza migranti, lettera aperta di Ghezzani (Sel) Politica

Pisa –  La consigliera Sel de Consiglio comunale di Pisa, Simonetta Ghezzani: ”Oltre l’emergenza, rendere da subito disponibili strutture pubbliche inutilizzate!. A Pisa non c’è che l’imbarazzo della scelta, a partire dal centro di Via Garibaldi chiuso da anni per lavori di ristrutturazione mai partiti.  La Regione può svolgere un ruolo strategico sia promuovendo un’equa condivisione  dell’accoglienza, sia mettendo in campo risorse per organizzare piccoli centri di accoglienza permanenti dove gli investimenti anche strutturali non vadano persi.

“Anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon – scrive la consigliera pisana Ghezzani (Sel) nella sua lettera aperta sull’emergenza di migfanti e profughi – condanna  l’idea uscita dal vertice straordinario UE  per affrontare l’emergenza profughi di  bombardare i barconi in Libia prima che partano, e afferma che non esiste una soluzione militare alla tragedia umana che sta avvenendo nel Mediterraneo”.

“Come sostengono molte organizzazioni umanitarie l’allargamento di Mare Nostrum  a livello europeo sarebbe l’unica proposta politica seria, insieme alla costruzione  di canali di ingresso regolari in Europa per togliere benzina al traffico degli scafisti e di altre organizzazioni criminali. Dunque organizzare politiche di accoglienza è una priorità: a livello europeo, nazionale, locale. Non è  accettabile – prosegue Ghezzani – , di fronte a questo  olocausto, ascoltare discorsi del tipo: “Sì il cordoglio, ma”, “Morti orrende, però” e assistere allo spettacolo dei sindaci che si rifiutano di accogliere i migranti. Dice Francesca Sironi su L’Espresso “Il punto di partenza è sempre lo stesso: saremmo in overload di ospitalità, sovraccarichi di migranti affamati. . Ma è davvero così quando su 8000 comuni solo 500 si occupano di accoglienza?”

Il Ministero dell’Interno divulga dati sulla diffusione tra le regioni e province italiane nell’anno 2014 delle strutture temporanee di accoglienza che aiutano a chiarire il quadro: la Toscana con il suo 4% di migranti accolti, non è tra le prime regioni per impegno in questo ambito, una Toscana dove la  Provincia di Pisa si colloca addirittura tra gli ultimi posti. Il dato viene richiamato dallo stesso prefetto Visconti nella sua lettera rivolta ai sindaci e alle società della salute  della provincia pisana esortandoli a individuare subito altre strutture rispetto a quelle già in uso reputate insufficienti ad accogliere i profughi il cui arrivo è imminente.

Questa situazione conferma che non è più possibile gestire la  partita con logiche di tipo emergenziale: occorre governare l’arrivo dei profughi con proposte studiate sia sul piano logistico che professionale senza perdere di vista la necessità di aumentare il numero delle commissioni territoriali deputate alla gestione del percorso legale per il conferimento della protezione internazionale, iter che per legge dovrebbe chiudersi entro 35 giorni e che oggi invece arriva  a durare anche più di un anno.

Bisogna scongiurare il rischio emerso con lo scandalo di mafia capitale, che ha fatto dell’emergenza profughi  un business, attraverso un serio lavoro di programmazione, formazione e controllo difficilmente praticabile con una  delega al privato dell’affare accoglienza. Questa è l’ipotesi che sta dietro al bando emanato dalle prefetture volto a costruire un rapporto diretto tra ministero degli interni e soggetti del privato-privato o del privato-sociale , centrato su strutture per 50-100 persone e miseramente fallito nel caso di Santa Croce Sull’Arno.

Sono necessarie invece strutture pubbliche magari  da tempo inutilizzate e ferme nei  piani di alienazione inattuati il cui unico scopo sembra quello di far quadrare i conti degli enti pubblici.
Come per l’emergenza Nord Africa tutti i comuni devono essere  chiamati a individuare strutture dentro la città, integrabili con il territorio, facilmente accessibili per gli operatori e viceversa vivibili per coloro che vi dovranno restare.

 

 

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