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Emergenza violenza donne, Bruzzone: “Contattate il 1522” Opinion leader

Prato – La commissione d’inchiesta del Senato sul femminicidio e la violenza di genere ha approvato all’unanimità il 26 marzo riunendosi in deroga alle disposizioni, un documento sull’emergenza della violenza contro le donne legata alla pandemia del Coronavirus.

Una richiesta di misure urgenti che in parte saranno poi emendate al DL Cura Italia, come ha poi affermato la presidente della commissione, la senatrice del Pd Valeria Valente. Perché l’isolamento e la convivenza forzata rischiano di aggravare la condizione di pericolo che molte donne vivono.

Di qui la richiesta di pubblicizzare di più e in più lingue il numero 1522 con l’attivazione di sms e chat anche in inglese, francese, spagnolo e arabo, di assicurare ai centri antiviolenza, alle case rifugio, agli sportelli antitratta kit sanitari e disinfettanti, sanificazione, dotazioni tecnologiche e spazi di quarantena necessari per assistere madri e figli, di individuare ulteriori strutture per la residenza temporanea delle donne in pericolo, di assicurare il coordinamento tra le forze dell’ordine e i centri antiviolenza e misure per le donne immigrate. Inoltre è stato chiesto di incentivare l’applicazione della misura dell’allontanamento urgente dalla casa famigliare (prevista dall’art. 384 del c.p.p.) dell’uomo maltrattante anche per i reati come le minacce e le lievi lesioni.

Al riguardo abbiamo chiesto alla criminologa Roberta Bruzzone testimonial dell’Associazione Senza Veli sulla Lingua che si batte per il contrasto alla violenza di genere con sportelli di ascolto in Lombardia, nel Lazio e in Toscana a Prato, un suo parere su questo documento:

“L’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia di COVID19 ha messo letteralmente con le spalle al muro le vittime di violenza domestica, costringendole a vivere costantemente a strettissimo contatto con i loro aguzzini.

L’aumento silente di questo fenomeno secondo me è già in atto. Si sta di certo verificando sotto forme ancora più subdole: offese, minacce, annichilimento totale della povera vittima, violenza fisica, verbale e non per ultima sessuale. Lo scenario è sempre più preoccupante anche perché, date le circostanze e la ridottissima mobilità imposta dai vari decreti, le vittime hanno ancor meno possibilità di sottrarsi al controllo dei partner o familiari maltrattanti anche solo per chiedere aiuto e segnalare quanto subito.

Queste convivenze ancor più forzate generano, o alimentano ulteriormente, tensioni relazionali che sfociano in violenze psicologiche o fisiche che adesso è ancor più difficile far emergere. Le statistiche di matrice giudiziaria ci raccontano ormai da anni che solo due casi su dieci giungono all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria, oggi tale già esigua percentuale rischia, assai verosimilmente, di assottigliarsi ulteriormente. Consideriamo poi che la stragrande maggioranza dei soggetti che commettono abitualmente maltrattamenti e abusi in ambito famigliare tende ad avere tratti di personalità profondamente disfunzionali, caratterizzati da immaturità, egocentrismo e scarsa tolleranza per la frustrazione.

È estremamente probabile dunque che la ridotta possibilità di movimento e la sospensione della stragrande maggioranza delle attività solitamente svolte da questi soggetti non faccia altro che potenziare il senso di dilagante frustrazione che viene poi ancor più riversata sulle vittime “preferenziali”, diventate ora esclusive perché a completa disposizione h24 del maltrattante e abusante. In uno scenario del genere trovare via di fuga per le vittime diventa molto difficile, se non impossibile. Anche chiedere aiuto o chiamare le Forze dell’Ordine diventa rischioso se a pochi passi, nell’altra stanza, c’è il soggetto che è pronto a farti pagare un conto ancor più salato se ti sorprende in tale frangente.

Il consiglio è quello comunque di rivolgersi alle forze dell’Ordine o contattare il numero 1522 (esiste anche l’app 1522 che consente di collegarsi con le operatrici e azionare le misure di emergenza) che è sempre attivo per accogliere le richieste di aiuto e assistenza da parte delle donne che subiscono violenza domestica. Il COVID19 non ha sospeso le attività di supporto alle donne maltrattate né quelle di contrasto alla violenza di genere. Il silenzio è il peggior nemico delle vittime.

Ritengo quindi doveroso che le nostre istituzioni pongano la massima attenzione su questo genere di scenario che ormai da troppi anni ci costringe a contare morti e feriti senza soluzione di continuità. Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia e dobbiamo garantire, soprattutto in tempi di pandemia e quarantena forzata, il massimo supporto a chi è precipitato in una condizione ancor più difficile e drammatica”.

In foto Roberta Bruzzone

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