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Emigrazione, giornata mondiale festeggiata da 26 comunità Cronaca

Sono ben 26 le comunità straniere riconosciute dalla diocesi, con ognuna un sacerdote, nominato dall’Arcivescovo, spesso originario di quella comunità, che li segue stabilmente e che si riuniscono ognuna in una specifica chiesa per le liturgie domenicali. La Chiesa Cattolica propose la prima giornata nel 1914, momento della massima esplosione della emigrazione italiana, giunta l’anno precedente a 872.000 esodi. La giornata si è aperta con la celebrazione della santa messa, nella chiesa di San Frediano al Cestello, dove all’omelia Betori, riprendendo le parole di Benedetto XVI dal messaggio per questa giornata, ha detto: “oggi avvertiamo l’urgenza di promuovere, con nuova forza e rinnovate modalità, l’opera di evangelizzazione in un mondo in cui l’abbattimento delle frontiere e i nuovi processi di globalizzazione rendono ancora più vicine le persone e i popoli, sia per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, sia per la frequenza e la facilità con cui sono resi possibili spostamenti di singoli e di gruppi. L’ora presente, infatti, chiama la Chiesa a compiere una nuova evangelizzazione anche nel vasto e complesso fenomeno della mobilità umana, intensificando l’azione missionaria sia nelle regioni di primo annuncio, sia nei Paesi di tradizione cristiana. Non si tratta però soltanto di sostenere la fede dei migranti messa in pericolo dalla cultura secolaristica dell’Occidente, ma anche di cogliere un’opportunità provvidenziale per l’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo. Uomini e donne provenienti da varie regioni della terra, che non hanno ancora incontrato Gesù Cristo o lo conoscono soltanto in maniera parziale, chiedono di essere accolti in Paesi di antica tradizione cristiana. E queste stesse comunità cristiane di antica tradizione possono ricevere dai nuovi immigrati un impulso a una rinnovata vitalità dell’annuncio e della testimonianza di fede. Far crescere la comunione nella comunità cristiana – ha concluso il neo porporato – e far sì che questa comunità si senta impegnata per una convivenza solidale nella società costituiscono il contesto in cui la testimonianza del Vangelo esprime la sua credibilità e la sua efficacia per il bene di tutti. È un vincolo anche per la nostra Chiesa fiorentina, per essere fedeli al cammino a cui il Papa ci chiama per una nuova evangelizzazione nel contesto delle migrazioni”. Al pomeriggio, dopo il pranzo conviviale offerto dalla diocesi,  sono state molte le testimonianze, e i momenti di spettacolo, sul palco nell’incontro aperto alla cittadinanza al Convitto della Calza, portate dalle seguenti comunità: Albania,  Eritrea, Romania, Madagascar, Camerun, Senegal Shri Lanka, Perù, Colombia.

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