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Enciclica, Barucci: “Chiamata di responsabilità senza appello” Economia, Opinion leader

Roccamare (Grosseto) – Singolare, forse anche inopportuno, usare la formula “best seller” per un enciclica papale, perché tradizionalmente la lettera papale, con una importante eccezione, la “Pacem in terris” di Papa Giovanni,  è un documento rivolto ai cattolici di tutto il mondo contenente analisi, consigli e indicazioni dottrinarie.

L’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco sulla “conversione ecologica“, il cui testo è stato reso noto il 18 giugno scorso, nelle edizioni cartacee è stata per tutto il mese di luglio fra i dieci libri più venduti in Italia. Come la “Pacem in terris”  era diretta anche “a tutti gli uomini di buona volontà”, così la “Laudato Sì” – scrive Papa Francesco – si propone infatti “specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo la nostra casa comune”.

Ma non è solo l’intenzione dell’autore che fa di questo documento papale  qualcosa di autenticamente rivoluzionario in grado di catturare l’attenzione anche di coloro che non hanno alcuna esperienza religiosa: “Mi ha colpito la radicalità dell’analisi e del linguaggio. Non c’è dubbio che anche il Vangelo abbia parti con accenti radicali, ma non sempre si  trova un linguaggio così diretto, in qualche caso urticante”, dice a Stamp Piero Barucci, l’economista fiorentino che è stato presidente del Monte dei Paschi di Siena, di Banca Leonardo e dell’Associazione Bancaria Italiana nonché ministro del Tesoro nei governi Amato I e Ciampi e che attualmente è commissario dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Esponente di primo piano del mondo cattolico fiorentino, Barucci è un lettore attento e interessato dell’Enciclica che considera espressione di un importante cambiamento di metodo, contenuti e linguaggio.  “E’ un’analisi del mondo come si presenta davanti agli occhi di un pastore senza veli e senza pietà – prosegue -.  E sta qui la ragione del successo, la sua radicalità, il cui messaggio principale, secondo la terminologia ecclesiale, si può  riassumere così: interroga te stesso rispetto ai problemi che fai finta di non vedere”.

Ma il cambiamento è evidente anche nel modo in cui il Pontefice si pone dal punto di vista dell’azione pratica, del che fare per affrontare i problemi individuati dall’analisi: “Rispetto alle grandi encicliche che  contenevano sempre, dopo l’analisi,  anche una parte di inviti a intervenire, e in particolare un appello allo Stato, qui invece è il cristiano che riceve questo appello”.

In poche parole: il mondo va così, ci sono tante cose che non vanno,  non ti dico come cambiarlo, ma compatibilmente con la tua situazione sei tu che devi cercare di cambiare qualcosa, anche se piccola. “Non parlarmi più di dottrina sociale della Chiesa, non è più questo il livello: la situazione nelle società umane produce queste strutture, poi tocca a ciascuno trarre le sue conclusioni e agire.  Sei solo come cristiano, l’invito è a considerare cosa devi fare tu”. Per Barucci si tratta dunque di  “una chiamata di responsabilità senza appello: attenzione, gli strumenti ce li hai, ma li devi usare nel modo giusto”.

Lo studioso riassume il messaggio fondamentale dell’Enciclica nella categoria dello “scarto”, un concetto chiave per capire il pensiero di Bergoglio, “una condizione soggettiva e oggettiva della persona umana che si presenta sotto varie forme, in una economia fondata sul libero mercato,  secondo l’età, il livello occupazione, il luogo geografico, il tipo di società”.

Se si guarda bene – avverte Barucci – “lo scarto in Francesco è anche tutto ciò che viene occasionalmente abbandonato per un fatto di mercato. Scarto è anche chi resta disoccupato o l’impresa che viene buttata sulla strada a causa dell’innovazione tecnologica, è l’effetto del mercato e della concorrenza che sostituisce imprese e uomini”.  E Francesco si mette dalla parte di chi è scartato, di chi è rimasto solo e di chi nessuno vuole, gli anziani, per esempio, quelli che il mondo considera scarti, il paraplegico. “Lui gaurda il mondo da questa parte“.

Nel grande tema dell’escluso, è dunque il lavoro che viene soprattutto in prima piano, “un tema sul quale si misura tutto l’impianto dell’Enciclica”. Così come l’appello alla solidarietà reciproca che riguarda il bene comune: “Appello ai singoli a tener conto di quello che accade al tuo vicino”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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