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Enciclica Papa Francesco: critica dell’economia come religione Opinion leader

Firenze – Il paradosso della società contemporanea è costituita dal fatto che: la Cristianità è stata la nutrice del modello di ordine sociale chiamato “società di mercato” mentre, recentemente, all’interno della cristianità, si elevano le voci più critiche sulla società di mercato. Per papa Bergoglio, l’economia globale di oggi non è più pensabile come la degenerazione di obiettivi definiti di bene comune (economia di mercato). L’economia globale di oggi è essa stessa una religione, che si pone in contrasto con il Cristianesimo. Il Pontefice ha così posto un obiettivo-base sostanziale. L’economia di mercato, afferma il prof. Stefano Zamagni, “è una creatura del pensiero cattolico cristiano, in particolare francescano” . Inizia ad affermarsi intorno al ‘400 con l’umanesimo civile.

Il cristianesimo francescano “introduce l’economia di mercato civile con la finalità del bene comune”. Il “francescano” Luca Pacioli inventò la partita doppia per insegnare agli artigiani a far di conto e non farsi imbrogliare dagli usurai. Nel Seicento l’economia di mercato, pensata dai francescani e basata su i principi della fraternità e reciprocità, degenera in economia di mercato capitalista finalizzata alla accumulazione dei capitali ed alla crescita del benessere materiale.  Con la rivoluzione industriale, a metà del settecento, si arriva al mercato capitalistico; si perde la coscienza della finalità originaria dell’economia civile. Chi combatterà il capitalismo, si contrapporrà alla autonomia di mercato, invece che alla sua degenerazione.

L’ultimo passaggio epocale risale a quaranta anni fa,”quando il capitalismo da nazionale diventa globale”. Modifica colta da Giovanni Paolo II nella Centesimus Anno, da Benedetto XVI nella Caritas Veritate, da papa Francesco nella Evangelii Gaudium. “Quest’ultimo papa ha capito il vero punto in questione che non riguarda tanto gli effetti del capitalismo, quanto il fatto che il capitalismo globalizzato diventa esso stesso una religione e si pone in contrapposizione al cristianesimo”.

In quanto pensiero religioso, presenta tutti gli elementi costitutivi: fine, mezzo, morale. Il fine è la crescita (non lo sviluppo). Lo spazio viene garantito perché solo con la crescita materiale si può “accedere” alla felicità, tendenzialmente per tutti. Si ha poi il fine dell’efficienza. Una società che desse spazio solo ai cittadini efficienti, autonomi ed indipendenti, non sarebbe una società degna dell’uomo. La discriminazione relativa all’efficienza,non sarebbe meno deprecabile di quella compiuta in base al sesso, alla razza, alla religione. Il capitalismo globale ha una morale utilitaristica che confonde la felicità con l’utilità. Le utilità sono la conseguenza del modo di far funzionare un processo produttivo, quindi si deve accettare il principio dell’efficienza. Così il cerchio si chiude.

La tesi di papa Francesco svela la natura religiosa del nuovo modello che chiamiamo capitalismo mondiale. Con la globalizzazione la politica da regno dei fini è diventata regno dei mezzi e l’economia da regno dei mezzi è diventata regno dei fini. La conseguenza è che oggi è il politico al servizio dell’economia perché con l’avvento della globalizzazione chi definisce i fini è il mercato.
La posizione di papa Francesco si può sintetizzare in tre messaggi-base: a) non si può accettare la separazione tra etica politica; b) la povertà non è la miseria. Bisogna combattere la miseria che è male e induce l’uomo al peccato; c) no al concetto di “ricaduta favorevole” che ritiene possibile ottenere un maggior benessere per la società solo attraverso politiche favorevoli alla parte più ricca e produttiva del paese.

Il papa segna una svolta molto interessante ed invita il cristiano ad aggredire le cause generatrici di questo sistema perché oggi ,come afferma Stefano Zamagni, il conflitto tra cristianesimo e capitalismo è teologico. Leonardo Boff è  stato uno dei riferimento di Papa Francesco nell’impostazione dell’enciclica. In una intervista ha ricordato di aver insistito che l’enciclica avrebbe avuto “tutto da guadagnare mostrandosi contemporanea del miglior pensiero ecologico”. Infatti “tutte le cose stanno interconnesse formando un grande tutto. Tutto sta in relazione e niente esiste fuori della relazione. Questa prospettiva aiuta a mostrare che tutti i problemi stanno interconnessi e devono essere affrontati simultaneamente, specie il riscaldamento globale e la povertà delle moltitudini. Sono felice che questa prospettiva sia stata assunta….Ciò è una novità nella tradizione del magistero della Chiesa. Il Papa Francesco ha innovato e collocato la Chiesa nel punto più avanzato della discussione ecologica”.

E’ necessario superare la convenzione che si restringe ai temi ambientali. All’ecologia ambientale è affiancata l’ecologia politico-sociale,mentale e integrale. Ne deriva un’etica,una spiritualità ecologica ed una cultura della cura per la casa comune; l’unica che abbiamo per abitare. Questa è la convinzione della fisica quantistica e della nuova cosmologia” Ne deriva “l’interdipendenza tra tutti e la corresponsabilità per il destino comune della terra e dell’umanità.” Ne consegue “una relazione amorosa e non dominatrice con la natura che si oppone frontalmente al paradigma della modernità basato sulla dominazione dell’altro, dei popoli e della natura”.” Tutti abitano lo stesso spazio, tutti sono fratelli e sorelle ed anche fratelli del Sole , sorelle della Luna e figli della Madre Terra. Questa visione, che esiste una fratellanza universale, è derivata dalla mistica cosmica di S. Francesco”.

L’urgenza dell’acquisizione operativa,da parte dell’uomo contemporaneo, della logica della fratellanza universale s’impone per l’attuale realtà della Terra. Viviamo in tempi nei quali l’impronta ecologica della Terra è stata oltrepassata di oltre il 30%. La Terra ha bisogno di un anno e mezzo per reintegrare ciò che l’uomo gli sottrae per il proprio consumo di un anno. Questa scoperta solleva la questione della nostra sopravvivenza collettiva. Dobbiamo cambiare se vogliamo evitare il baratro.

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