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“End of Watch – Tolleranza Zero”, le brutali strade di Los Angeles Cinema

Gli agenti Brian Taylor e Mike Zavala hanno giurato di "servire e proteggere" il proprio Paese. Ad ogni costo. Affrontando il rischio giorno dopo giorno, tra loro si instaura un legame profondo, potente, autentico, che li fa agire come fossero una cosa sola, consapevoli che in ogni momento uno dei due potrebbe non arrivare vivo alla fine del turno. Quotidianamente Brian e Mike pattugliano le strade di South Central Los Angeles, lottando contro la criminalità organizzata, ma quando durante un controllo di routine scoprono un traffico di esseri umani e di droga, diventano uno dei bersagli numeri uno del potete cartello della droga messicano.

“Io sono la polizia” questa frase di apertura della pellicola nasconde tutto il significato di questa pellicola che segna il ritorno di David Ayer a quel genere con cui aveva avuto notevole successo Il film vuole infatti essere un ritratto realistico, e a tratti brutale, della vita di due poliziotti nelle strade di South Central, una delle zone più periferiche e povere di Los Angeles, quella grande metropoli che ingloba miriadi di diverse realtà.

Ayer lavora di finezza per dipingere un affresco della città e della vita di quelle persone che mettono la propria vita a rischio per di una legge che forse non approvano ma che hanno giurato di difendere. Con uno stile filmico che unisce riprese “reali” fatte dai protagonisti, video di sorveglianza, sullo stile del reality americano “Cops”, e riprese più convenzionali, la pellicola riesce a far sentire lo spettatore al centro dell'azione e protagonista della realtà della strada.

Ma la grande qualità di Ayer sta nel riuscire a scrivere una storia dai toni duri ma che riesce a raccontare le più intime emozioni di due poliziotti che vivono ogni giorno insieme, creando un legame profondo e difficile da spezzare, diventando come due fratelli e una famiglia vera e propria. Legame che si costruisce attraverso le scene in cui i due si scambiano battute e parlano delle loro relazioni, piuttosto che durante gli inseguimenti e le sparatorie. Ma la dura vita di un poliziotto è difficile da superare, e come in “The Hurt Locker” di Kathrine Bigelow, non si riesce ad abbandonare le terribili immagini che si vedono sulla strada quando si finisce la giornata, rendendo difficile il rapporto con le persone che non sono poliziotti.

Questa impossibilità di dialogo dipinge il lavoro del poliziotto come una sorta di club elitario di cui solo i più forti possono fare parte, ma anche come una grande famiglia di cui fanno parte anche la famiglie dei poliziotti. Perché sono queste a subire le terribili conseguenze di ciò che vive un poliziotto tutti i giorni. Fino al temuto giorno in cui il telefono suonerà per informare della morte di qualcuno.

Attraverso un affresco realistico sotto tutti i punti di vista, dagli inseguimenti alle sparatorie, fino ai rapporti con i propri cari, David Ayer riesce a mettere in scena una pellicola drammatica che riesce a gestire al meglio la componente d'azione come pure quella emozionale, riuscendo a raccontare senza pregiudizi una delle professioni più bistrattate, quella del poliziotto, da alcuni visto come eroe mentre da altri come simbolo di oppressione.

Regia: David Ayer
Sceneggiatura: David Ayer
Genere: Drammatico
Nazione: USA
Durata: 104'
Interpreti: Jake Gyllenhaal, Michael Peña, Anna Kendrick, Cody Horn, America Ferrera, Natalie Martinez
Fotografia: Roman Vasyanov
Montaggio: Dody Dorn
Produttore: Exclusive Media Group, Emmett/Furla Films, Hedge Fund Film Partners, Le Grisbi Productions, Crave Films, Envision Entertainment Corporation Distributors

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