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Energia, quelle centrali sono da riconvertire Opinion leader

Come avvenne nel 2006, i due impianti alimentati a olio combustibile, quindi altamente inquinanti per le emissioni di anidride carbonica e polveri sottili – 54 grammi di PM10 per megawatt/ora di produzione energetica dell’impianto di Livorno contro i 6 della centrale a gas di Santa Barbara – hanno ripreso a funzionare a pieno regime. L’ondata di gelo delle ultime settimane ha dunque messo a nudo nuovamente le carenze nell’approvvigionamento di energia anche nella nostra regione. Ci troviamo di fronte a una realtà che esce dai dibattiti ipotetici e che si scontra con i dati reali dell’emergenza: la debolezza delle infrastrutture energetiche della Toscana la cui causa principale sono i ritardi nella realizzazione delle opere strategiche da tempo progettate e approvate. Sul versante gas, il cui consumo nei giorni assati è cresciuto fino al 40% rispetto all’inverno dell’anno scorso – 65,46 milioni di mc della seconda settimana di febbraio contro i 46,44 della prima settimana – paghiamo i ritardi gravi accumulati per la realizzazione del rigassificatore galleggiante OLT,14 miglia al largo della costa di Livorno, infrastruttura che avrebbe dovuto già essere in funzione e la cui operatività è prevista, se tutto va bene, entro un anno. In questo quadro di costante crescita del fabbisogno energetico e di carenze infrastrutturali, non si parla quasi più del secondo rigassificatore progettato al largo di Rosignano.

Non è più dunque rinviabile da parte del ministero allo Sviluppo economico il momento di porre mano all’intero sistema di approvvigionamento dell’energia al livello nazionale con la definizione di un Piano per l’energia che aumenti e diversifichi le fonti di approvvigionamento per ridurre la dipendenza dall’estero a cominciare dai rigassificatori e i metanodotti già programmati: il South Stream che porterà il gas russo in Puglia passando sotto il Mar Nero e il Galsi che lo porterà dall’Algeria alle coste toscane passando dalla Sardegna. Invece di tenere spente le due centrali a olio combustibile, salvo riaccenderle in occasioni di inverni siberiani, dobbiamo porci l’obiettivo della riconversione di questi impianti, in modo da garantire l’autosufficienza della Toscana. E’ il momento di chiedere al governo e all’Enel la riconversione delle centrali, sino a prevedere l’acquisizione delle due centrali attraverso il contributo del sistema produttivo toscano pubblico e privato. Dall’altra occorre scongiurare il pericolo che il gas algerino non venga utilizzato anche nella nostra regione. E’ una proposta che rilanciamo alla Giunta regionale come passo concreto verso la realizzazione di quella autonomia energetica che rappresenta una svolta decisiva per lo sviluppo. Sono punti che devono essere centrali nell’agenda dei prossimi mesi, superando resistenze e ritardi, per garantire la sicurezza energetica di famiglie e imprese, e per rilanciare investimenti, crescita e innovazione in questa regione.

 

 

 

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