energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Energia verde, vocazione toscana Economia

La Toscana sembra davvero una regione vocata per natura e cultura alle energie sostenibili. In particolare, lasciando da parte le energie “classiche” come quelle provenienti dalle zone dei soffioni o quelle eoliche, la nostra regione possiede un tesoro inespresso “green” che riguarda la filiera delle biomasse, in particolare legno-energia. Secondo quanto ha riferito nel suo intervento Giampaolo Nardoni, della Borsa Merci Telematica Italiana, i dati che riguardano il “tesoro verde” della Toscana sono interessanti: la disponibilità regionale di biomassa ottenibile dagli scarti delle colture erbacee (frumento, avena, orzo, segale, riso etc.) è pari al 4% del totale nazionale, mentre per quanto riguarda i residui delle colture arboree (ulivi, viti, meli, peri etc.), la Toscana primeggia tra le regioni del Centro Italia, con una disponibilità pari al 7% del totale nazionale. Se poi si guarda ai quantitativi potenzialmente ricavabili, quelli effettivamente accessibili (al netto delle barriere logistiche ed economiche) sono pari a circa il 45-50% per le colture arboree e al 40% per le colture erbacee.

La Toscana inoltre gode di altri primati: è la seconda regione in Italia per disponibilità di biomassa di origine forestale, che vale il 12% del totale nazionale, e, secondo i dati dell’Inventario Forestale regionale, è la prima regione italiana in termini di superficie boscata: quasi il 50% della superficie regionale è boscato (oltre un milione di ettari).
Tirando le somme, le biomasse agroforestali a destinazione energetica potrebbero apportare al bilancio energetico toscano circa 39 milioni di GJ (gigajoule) annui, di cui quasi il 40% proverrebbe da biomasse forestali.

Per quanto riguarda i modelli che meglio si attagliano allo sfruttamento di questo “tesoretto” regionale, quello della filiera corta, caratterizzato da dimensioni territoriali limitate e presenza di impianti di piccola – media taglia che possano sfruttare appieno la biomassa locale, rappresenta, secondo quanto emerso dal seminario, la modalità che  in generale può meglio adattarsi alla realtà toscana.

La biomassa legnosa si differenzia anche secondo la destinazione, che struttura due tipi di filiere, vale a dire il mercato dei combustibili legnosi o l'autoconsumo.
Per quanto riguarda la prima filiera, i principali soggetti sono, dal lato dell’offerta, le aziende agricole e aziende forestali, le industrie del legno, le aziende boschive e le aziende contoterziste (che dispongono o acquistano materia prima da trasformare);  sul lato della domanda le centrali elettriche a biomassa, il settore domestico (caldaie per riscaldamento domestico) e il settore collettivo (edifici pubblici, centri ricreativi, centri industriali, settore turistico).
Un punto importante che riguarda un vero suggerimento di politica economica, è la constatazione che per un funzionamento ottimale della filiera, il ruolo delle associazioni di proprietari forestali si pone al centro, dal momento che questi soggetti possono aggregare l’offerta, coordinare la trasformazione e organizzare gli aspetti logistici e amministrativi. I commercianti di legname (sia nazionali che esteri) hanno un ruolo di aggregazione dell’offerta e di messa in contatto (ma spesso anche consegna del prodotto) con l’acquirente.

L'analisi compiuta nel seminario di dicembre ha messo in evidenza anche un aspetto molto tecnico, ma anche molto significativo per gli agricoltori che volessero differenziare le proprie attività calibrandole su offerte di natura diversa. Ed è stato Enrico Bonari, Direttore del CRIBE dell’Università di Pisa – Centro di ricerca interuniversitario per le biomasse da energia, che ha affrontato il tema delle colture dedicate da biomassa nell’agricoltura toscana, analizzando il potenziale di queste colture dal punto di vista della sostenibilità, economica ed ambientale.

Il punto è questo: il crescente bisogno di energia unito alla necessità di ridurre le emissioni di carbonio, spingono a ricercare colture “dedicate” per le biomasse da energia. Insomma, in parole povere a cercare fra le colture quelle più adatte al ruolo di “produttori di energia”. Una ricerca che può efficacemente  contribuire a diversificare le scelte degli agricoltori ed incrementare la biodiversità funzionale degli agroecosistemi.

Le ricerche su questo aspetto particolare di colture “dedicate” si sono svolte nel corso degli ultimi venti anni, permettendo di restringere la scelta delle specie a quelle che, per adattabilità, facilità di gestione e produttività, sono più adatte ai nostri ambienti e cioè sorgo, canna comune, discanto, panico, cardo e pioppo (eucalipto, robinia).

Print Friendly, PDF & Email

Translate »