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Eni di Livorno fra rottamazione, difesa del lavoro e studi epidemiologici incompleti Cronaca

Firenze – La raffineria Eni di Livorno come l’Ilva di Taranto? Sì, no, forse. Per il consigliere regionale PD Marco Ruggeri, lavoratore in aspettativa della raffineria di Stagno, è un no deciso. “È una sciocchezza paragonarla all’Ilva. Anzi, se l’Eni vuole dismettere Stagno è proprio perché è costretta ad investire migliaia di euro sulla salute dei lavoratori e la salvaguardia dell’ambiente. Quello che preoccupa– aggiunge- è semmai la politica di dismissione nazionale annunciata dall’azienda”. È di pochi giorni fa infatti l’annuncio dell’Eni di una progressiva dismissione del sito “a seguito del riassetto del settore a livello mondiale”, come ha spiegato l’assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini, che parteciperà, insieme al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e ai sindaci di Livorno e Collesalvetti, al tavolo nazionale sulla raffinazione previsto a Roma per il 23 ottobre prossimo.

Ma solo qualche mese fa, a gennaio, i consiglieri di Fratelli d’Italia, Marina Staccioli, Giovanni Donzelli e Paolo Marcheschi, avevano presentato una mozione in cui si chiedeva alla Giunta di “effettuare un vero e proprio studio epidemiologico sulla popolazione di Stagno, delle zone limitrofe e altresì sui dipendenti della raffineria, e adoperarsi affinché si giunga in un tempo ragionevole ad avere in mano dati più veritieri possibili sulla situazione in oggetto”.

In realtà, uno studio del genere era già stato previsto- e pagato- dalla Regione, ma non è mai stato portato a termine. “Ad ottobre del 2010– spiega la consigliera Staccioli- è iniziato il progetto, conosciuto come “Studio Biggeri”, avente per oggetto lo screening della salute della popolazione residente nell’area compresa tra Livorno e Collesalvetti, ma ne è stata presentata solo una parte. In uno studio diverso, condotto dal CNR – prosegue Staccioli- si evidenziava come la zona di Stagno presentasse delle criticità per la salute dei residenti e per l’ambiente, a causa degli scarti della lavorazione di greggio”. Non a caso, Livorno e Collesalvetti sono classificate, secondo la direttiva Seveso, come “sito di interesse nazionale” per la presenza di impianti industriali e del polo petrolchimico.

 Di certo, per ora, ci sono le cifre: un incremento del 16% dei tumori rispetto alla media regionale, e un “possibile” nesso causa-effetto tra questi e i prodotti inquinanti della lavorazione del petrolio. “La stessa Asl 6 di Livorno– precisa ancora Staccioli- aveva concordato un possibile collegamento tra i tumori a pleura e polmoni con le esposizioni ambientali ad inquinanti, in particolare quelli della raffineria. È importante, quindi, tutelare i posti di lavoro, ma non a discapito della salute. Non vorremmo un’Ilva anche a Livorno”.

L’assessore all’ambiente del comune di Collesalvetti, Riccardo Demi, ci tiene però a precisare: “Lo scarto del 16% rispetto alla media regionale è comunque in calo negli ultimi anni. Mentre, dal punto di vista ambientale, la raffineria è sottoposta a controlli nazionali e ministeriali, e questo deve rassicurare noi e i nostri concittadini”. Anche il sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci, è lapidario: “Stagno è il sito di raffineria più controllato in Italia. Già da qualche tempo, nel ciclo produttivo, è stato abbandonato l’uso dell’olio combustibile. Se pensiamo che possa esserci un problema ambientale o epidemiologico, allora siamo molto lontani dalla realtà”.

 Intanto sul fronte occupazionale, i dipendenti- 950 tra diretti ed indotto-insieme con i sindacati, sono determinati a difendere il loro posto di lavoro. “L’assemblea dei lavoratori ha deciso lo stato di agitazione fino a quando non ci sarà l’incontro in Prefettura – precisa Maurizio Strazzullo, della Camera del Lavoro Cgil di Livorno e indetto lo sciopero per il 13 ottobre, in vista dell’incontro romano del 23 prossimo. Per noi c’è una sola opzione praticabile, ovvero mantenere la raffineria così com’è. Diciamo no alla trasformazione in un polo logistico o, peggio ancora, alla vendita”. In quel caso, infatti, cosa succederebbe? Per il consigliere Ruggeri, il sindaco Bacci e il sindacalista Strazzullo la risposta è la stessa: “Non vogliamo nemmeno pensarci. Sarebbe un colpo durissimo per Livorno, e per la Toscana”. 

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