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Enrico IV alla Pergola: meditazione su finzione e verità Spettacoli

Firenze – Le maschere, la follia e il teatro nel teatro. Al Teatro della Pergola di Firenze, da martedì 12 a domenica 17 dicembre, Carlo Cecchi è Enrico IV nell’omonima opera di Luigi Pirandello, un innovativo studio sul significato della pazzia e sul rapporto, complesso e inestricabile, tra personaggio e persona, finzione e verità.

“Tutte le volte che ho fatto Pirandello si sono scatenate polemiche – afferma Carlo Cecchi, che ha anche adattato e diretto il testo – ci faccio poco caso: trovo che sia giusto ridare nuova vita a un classico. In questo caso, non è la commozione cerebrale che rende folle Enrico IV, ma il teatro. Sceglie il teatro, perché il mondo che vede non gli piace. Il nostro spettacolo, poi, è un atto unico, non tre, ed è collettivo: tagliando la parte dell’imperatore ecco che le altre si evidenziano, acquistando maggior peso”.

Con Carlo Cecchi condividono il palcoscenico Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò, dando nuova linfa a una pietra miliare del teatro pirandelliano, dato che porta in scena i grandi temi dell’identità e del rapporto tra forma e vita, sullo sfondo della contraddittorietà tragicomica della nostra esistenza.

“Con Pirandello – dice Carlo Cecchi – ho un rapporto doppio: lo considero, come tutti, il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile. Ma Pirandello è un punto focale, un nodo centrale nella tradizione del teatro italiano e va affrontato col rispetto che gli si deve”.

Lo spettacolo narra la vicenda di un uomo, un nobile dei primi del Novecento, che da vent’anni vive chiuso in casa vestendo i panni dell’imperatore Enrico IV di Germania (vissuto nell’XI secolo), prima per vera pazzia, poi per simulazione e infine per drammatica costrizione. L’amarezza vibrante di questa tragedia porta a un risultato di limpida bellezza, a una catarsi vera e propria; forse in Enrico IV, più che in altre tragedie, il pirandellismo vince i suoi schemi e attinge a una tensione interiore davvero universale. Non a caso, infatti, Pirandello non svela mai il vero nome del personaggio di Enrico IV, che finisce vittima dell’impossibilità di adeguarsi a una realtà che non gli si confà più, stritolato nel modo di intendere la vita di chi gli sta intorno.

“Ho alleggerito, modernizzato, molto tagliato, ho cercato di dare a Pirandello – precisa l’attore e regista – un linguaggio da teatro più contemporaneo. Nulla è sparito, solo i lunghi monologhi sono ridotti in maniera estrema. Il bellissimo discorso di Enrico IV sulla pazzia è ovviamente rimasto. Così come tutti i personaggi. Peraltro, quando ci si allontana troppo dal testo uno dei quattro servitori ha il compito di rettificare. Dice: “No, Maestà”. E ricorda l’originale pirandelliano”.

 

Foto: Enrico IV  Carlo Cecchi ph. Matteo Delbò

 

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