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Enrico Rossi: «Il Governo Monti segna il ritorno della politica vera» Politica

Hanno giurato alle 17:00, i ministri scelti da Mario Monti, presidente del Consiglio incaricato dal Presidente della Repubblica. Giulio Terzi di Sant'Agata (Ministero degli Esteri), Anna Maria Cancellieri (Ministero dell’Interno), Paola Severino (Ministero della Giustizia), Gianpaolo Di Paola (Ministero della Difesa), Corrado Passera (Ministero dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti), Mario Catania (Ministero dell’Agricoltura), Corrado Clini (Ministero dell’Ambiente), Elsa Fornero (Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali), Renato Balduzzi (Ministero della Salute), Francesco Profumo (Ministero dell’Università e dell’Istruzione) e Lorenzo Ornaghi (Ministero della Cultura) sono i componenti del nuovo Esecutivo. Monti si è riservato la delega al Ministero dell’Economia e delle Finanze, mentre ha nominato ministri senza portafoglio Enzo Moavero Milanesi (Ministero degli Affari europei) Piero Gnudi (Ministero del Turismo e dello Sport), Fabrizio Barca (Ministero della Coesione Territoriale) Piero Giarda (Ministero dei Rapporti con il Parlamento) e Andrea Riccardi (Ministero della Cooperazione internazionale e dell’integrazione). «Il Governo Monti segna il ritorno della politica vera e la fine della politica spettacolo», ha commentato il presidente della Regione Toscana dopo l’annuncio della composizione del nuovo Esecutivo. «Da Monti – ha continuato il Governatore della Toscana – sono distante per concezioni politiche ed anche per riferimenti culturali. Ma con il nuovo presidente del Consiglio si torna a parlare del merito delle cose e dei meriti delle persone. Si torna a parlare di imprese, lavoratori, nord e sud, sviluppo, equità, giovani e donne. E questo è un cambiamento importante». Poi ha annunciato che la Regione Toscana chiederà immediatamente attenzione da parte del Governo appena insediatosi: «Al nuovo Governo chiedo di rifare il patto per la salute e porre quindi attenzione al welfare. Inoltre chiedo di rimettere un po’ di soldi sul trasporto pubblico locale, perché non si possono tagliare, per rimanere al caso toscano, 200 milioni su poco più di 226 disponibili, e tutti in un anno. Questo non significa riformare un servizio, ma fermare i bus». D’altra parte, ha concluso, «le Regioni devono farsi artefici e partecipi della riduzione delle spese di funzionamento della pubblica amministrazione e dei costi della politica. In Toscana l’abbiamo fatto e continuiamo a farlo».

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