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Ente Cassa, Tombari lancia la sfida: “Partnership internazionali” Economia

Firenze – Se qualcuno volesse valutare la “stabilità” del vertice della Fondazione della Cassa di Risparmio di Firenze, il linguaggio dei simboli potrebbe dare una mano potente. Infatti stamattina l’incontro con la stampa, il primo dopo l’insediamento, del presidente della Fondazione Umberto Tombari è avvenuto con il neo e giovane presidente “accomodato” fra due personaggi simbolo del potere e della funzionalità della Fondazione: sulla destra, il vicepresidente Pierluigi Rossi Ferrini, ottantadue anni, sedici anni nell’Ente, il “potere politico”; a sinistra, il direttore generale dell’Ente, Renato Gordini, il “potere dei numeri”. In mezzo, l’uomo dell’unanimità, il nuovo, il presidente che porta una logica nuova. Una rivoluzione? No, questo no, ma qualcosa che comunque potrebbe dare un impulso diverso alle azioni e ai progetti, e, perchè no, ai criteri stessi di scelta di erogazione della fondazione.

Cosa vuol dire tutto ciò in concreto, si vedrà. Perché stamattina l’evidenza più forte è stata data al nuovo spirito con cui l’ente si muoverà, d’ora in poi. Senza abbandonare i suoi vecchi temi (di questo si fa garante il vicepresidente Rossi Ferrini, e d’altro canto lo precisa in modo inequivocabile anche il neo presidente), ma, sembra di capire, dando un forte impulso a interventi e progetti a fini sociali, l’ente si muoverò verso una direzione ben precisa: l’internazionalizzazione. Nel senso di “offrire” progetti di forte impatto a soggetti del non-profit internazionali per sviluppare partnership in grado di portare capitali a Firenze.

Le linee del programma: “Ribaltare la proporzione fra erogazioni a progetti nostri e a progetti terzi” (attualmente, lo dice Gordini, la percentuale è 3% progetti Ente, 97% progetti “terzi”; obiettivo, 30% progetti Ente, 70% terzi); “dialogo con le istituzioni” (e qui Tombari loda “il contesto particolarmente felice di Firenze, improntato alla “collaborazione”); la già sottolineata attenzione ai “temi sociali, mondo dei giovani e formazione in particolare, oltre al welfare” con una interessante congiuntura fra mondo della formazione e il cosiddetto “pre-welfare”, vale a dire snidare le cause del disagio “prima che esso accada”. E ovviamente la “pista” internazionale.

Scappa anche, fra una precisazione e l’altra, al nuovo presidente, una allocuzione molto sentita di questi tempi, la “logica del fare”; ma d’altro canto la “rivoluzione”, o meglio, per usare le parole di Rossi Ferrini, “le modalità” (saranno quelle che cambieranno, dice il vicepresidente) innovative dovranno fare i conti, in particolare con il prospettato affaccio in Europa e nel mondo, con le regole europee, ad esempio, cita lo stesso Tombari “le regole da tenersi per il bilancio”. E viene il dubbio che anche all’interno, visto il nuovo respiro che si intende dare all’Ente, qualcosa dovrà pur cambiare. Ma su questo, prudenza e stop: “Modifiche statutarie? Ci penseremo, se ci saranno saranno profili di tipo marginale”. Per ora, sembra di capire, non sono nell’ordine del giorno. E se ci saranno, “saranno un maquillage, nulla di più”.

Qualche numero per illustrare la centralità dell’ente nella vita cittadina (e regionale): fra gli anni 2010-2014 sono stati quasi tremila i progetti finanziati per oltre 135milioni di euro erogati, una “leva” che secondo le stime dell’Ente ha “sollevato” oltre 800 milioni. Fra i grandi progetti, corre l’obbligo di ricordare il Museo del 900, la nascita della fondazione Teatro della Pergola, la nuova illuminazione delle Cascine. E i fochi di San Giovanni, scherza Tombari, “che se sono brutti se la rifanno con noi”. E alla domanda se, con il nuovo impegno prospettato, si sia davvero ingrado di continuare a erogare per 3mila progetti, la risposta è sincera: probabilmente no, le “energie andranno razionalizzate”. Ed ecco che torna il tema delle nuove modalità per raggiungere i tradizionali obiettivi cui il vicepresidente aveva accennato.

Ma come? Intanto, la modalità internazionale. Un aspetto affascinante, ma, come commenta il presidente, “per non rimanere velleitario” deve procedere per step ben precisi e concreti. Un percorso appena iniziato, che ha come advisor The European House-Ambrosetti e che dovrebbe, secondo quanto spiega il presidente, coinvolgere “anche fiorentini illustri”.

In secondo luogo ma non per importanza, la modalità dei “rapporti istituzionali”. Certo, una strada da sempre percorsa dall’Ente, ma che sotto la guida di Tombari prende una direzione precisa: sì all’ascolto delle esigenze del territori, ma anche indirizzarne “attivamente” lo sviluppo “secondo un nostro sempre più organico programma”. E cosa significa in concreto, il presidente lo dice portando due esempi in atto: la nascita di un portale sul welfare a livello regionale, e la Casa della solidarietà la cui costruzione avverrà a Novoli e che è stata promossa dalla Caritas diocesana.

Infine, modalità “progetti propri”. Oltre alla già citata ambizione di ampliare i progetti a marchio Ente Cassa, Tombari indirizza anche una modalità ancora piuttosto inusuale: quella di “collaborazioni” a livello progettuale, con altri soggetti, nel senso di costruzione dei progetti stessi, magari anche con altre fondazioni. Fondazione Mps, ad esempio? Perché no, “senza trascurare tutte le atre Fondazioni toscane. Nessuna conventio ad excludendum”, insomma. Magari uno Stato generale delle Fondazioni, senza limiti territoriali, potrebbe essere inventato trovando proprio a Firenze il suo punto d’incontro.

E circa le erogazioni in senso fisico? Bene, dice Tombari, dal momento che il patrimonio della fondazione è definibile statico e si può essere bravi finchè si vuole a gestirlo, ma oltre un certo limite non si va, è necessario trovare forme sinergiche di attrazione capitali. E si torna al punto di partenza. Ma le partecipazioni, ad esempio in Adf? “Resteranno (nello specifico, si tratta di una partecipazione a termine, dice Tombari, che durerà fino alla ragionevole certezza che si farà la pista) e forse si potrà anche decidere di praticarne altre, dipende dal momento”. E per quanto riguarda Intesa San Paolo e le modifiche di governance che si profilano, “siamo semplicemente soci – risponde Tombari – non siamo noi a doverci pensare. Ci penserà Messina”.

 

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