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Ente Cassa, un hearing per i candidati al Cda Opinion leader

La rinuncia del presidente uscente Michele Gremigni a ricandidarsi per il vertice dell’Ente Cassa di risparmio di Firenze è stato come il segnale di via libera per un cambiamento epocale. Finora i presidenti del principale elemosiniere della città erano per lo più  espressione di  un equilibrio interno ai poteri  cittadini, senza alcuna considerazione al contesto nazionale e internazionale. L’importante era che venissero rispettate le ripartizioni dei fondi a seconda dei diversi destinatari come premessa e condizione di consenso e di equilibrio. Ma non è questa la necessità del momento. Il mondo è cambiato drasticamente così com’è cambiata Firenze anche se non se n’è preso ancora atto. Circolano meno soldi, l’amministrazione pubblica è sempre meno in grado di investire risorse. La competizione sta provocando l’effetto che pratica ogni competizione, cioè la selezione drastica e impietosa  basata sul metodo e sulle idee innovativi. E’ finito il tempo della gestione ragionevole ed equa, ma sostanzialmente conservatrice, ed è invece arrivato quello che impone di muoversi, di anticipare, di prevedere, di rischiare sul  merito.

Non serve più dunque solo un gestore saggio e paterno per la spartizione dei 25 milioni di euro che l’Ente ha previsto per il 2011 per il suo territorio (di cui 6,15 "motu proprio" e 14,35 su proposta di terzi). Occorre invece che sia anche un gestore-manager che sostenga la cultura, la ricerca, le attività sociali, ma che contribuisca soprattutto a dare un indirizzo per il futuro: a interpretare e a incentivare quelle capacità sempre più nascoste, ma sempre presenti, in una città ricca di umori, fermenti, passioni come Firenze.

Occorre che sia capace di acquisire autorevolezza e credibilità in Italia, considerato che l’Ente Cassa ha una partecipazione piccola (3,378%) ma non marginale in Banca Intesa, strategico per rappresentarvi gli interessi del territorio toscano e anche per il ruolo chiave  che il governo attribuisce alle fondazioni bancarie anche in funzione di stabilizzazione dell’intero sistema finanziario. E soprattutto occorre che sappia guidare il nuovo Consiglio di amministrazione nella revisione e nell'impostazione di idee nuove.

Un modesto suggerimento. Visto che il Comitato di indirizzo ha deciso di procedere con un metodo di nomina del prossimo Cda  basato su candidature multiple e quindi aperte, perché non far sì che i candidati vengano ascoltati dal comitato in seduta pubblica (un hearing) perché facciano conoscere le linee guida principali del loro programma. Che idea hanno del ruolo e che cosa intendono fare. Sarebbe una vera rivoluzione.

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