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Ergastolo ostativo, Calleri (Fond. Caponnetto): “Regalo alle mafie” Breaking news, Cronaca, Opinion leader

Firenze – E’ partita, dalla Fondazione Caponnetto, una mobilitazione che ha avuto molto successo, contro l’abolizione dell’ergastolo ostativo, vale a dire quel particolare tipo di pena che porta alla reclusione “perpetua”, senza che si possa accedere a nessuna misura alternativa al carcere e a qualsivoglia beneficio penitenziario per chi vi è stato condannato. Introdotto nel 1992 dopo le stragi mafiose in cui morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si applica ai condannati per reati gravi, come ad esempio terrorismo, associazione mafiosa, sequestro a scopo di estorsione o associazione per traffico di stupefacenti. L’unico modo per questi condannati di accedere ai benefici previsti anche per gli ergastolani è collaborare con la giustizia. Una legge che a suo tempo sollevò parecchi dubbi di incostituzionalità, e che nell’ottobre 2019 venne messa in forse da una sentenza della Corte di Strasburgo, che respinse il ricorso dell’Italia pronunciandosi sulla sentenza che riguardava Marcello Viola, condannato all’ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, sequestro di persona e possesso illegale di armi. I giudici affermarono che la “condanna al carcere a vita irriducibile viola la Convenzione Europea sui diritti umani”. A seguito di questa sentenza, giunse quella della Corte Costituzionale, secondo cui l’ergastolo ostativo non è più ammesso, poiché disumano e contrario ai principi costituzionali ed europei sui diritti dell’uomo. In buona sostanza, ciò significa che per la forma più severa di detenzione a vita debbano essere previsti comunque i permessi premio, disposti su ordine del giudice e solo se il condannato abbia dimostrato una partecipazione positiva al percorso di rieducazione, anche senza pentimento, e non ci sia il sospetto di contatti con la criminalità organizzata.

Contro la scelta di “ammorbidire” l’ergastolo  ostativo e la corrosione progressiva delle norme antimafia, è scesa in campo la Fondazione Caponnetto, che ha invitato, il 5 aprile scorso, giornata per la difesa dell’ergastolo ostativo e del 41bis, “la classe politica e sociale del Paese ad inviare brevi messaggi o video”, che sono stati pubblicati sul sto ufficiale della Fondazione. “L’iniziativa ha avuto un enorme successo, con moltissimi video inviati da semplici cittadini, giornalisti, vittime di mafia e loro parenti, politici. Video molto belli  e intensi dalla parte migliore del Paese”.

Perché si è resa necessaria questa iniziativa?

“La decisione è nata dalla constatazione che si sta mettendo in discussione la normativa antimafia. Siam in attesa della sentenza della Corte Costituzionale per quanto riguarda l’ergastolo ostativo. Voglio aggiungere che siamo rimasti insoddisfatti per quanto riguarda la propostadi mediazione dell’Avvocatura di Stato, che assegna ai giudici di sorvegliana la decisione sulla comminazione dell’ergastolo ostativo. Per quanto ci riguarda, il mafioso può accedere ai benefici solo se collabora.

Come è maturata questa situazione, dopo anni in cui la legislazione antimafia è stata improntata a un rigore che ha messo l’Italia fra le nazioni più avanzate in questo percorso?

“E’ da un po’ di anni che si stanno registrando tentativi in tal senso. La sentenza del consiglio d’Europa ha aperto la strada a questa decisione, nonostante il Cedu non abbia idea di cosa siano le stragi mafiose. Una decisione che francamente ci ha lasciati stupiti”.

Qual è il senso della mobilitazione lanciata dalla Fondazione Antonino Caponnetto?

“Siamo ricorsi alla mobilitazione popolare in quanto si tratta di un modo per correre ai ripari. Sappiamo di essere maggioranza nel Paese, lo vediamo tutti i giorni. E’ una minoranza quella che vuole abolire l’ergastolo ostativo”.

Che danni farebbe se passasse questo principio?

“Danni enormi. Quelli che hanno fatto le stragi escono dal carcere con tutte le conseguenze del caso. Chi favorirà questa decisione se ne assumerà la responsabilità morale e sociale. Ricordo tra l’altro che il papello di Riina prevedeva anche questo punto fra i vari obiettivi che conteneva. Inoltre, senza dubbio se passa questo punto, verranno messi in discussione il 41 bis e altre norme”.

Quindi secondo voi è in atto il tentativo di smontare la normativa antmafia.

“Sì. Quanto a chiedersi a chi giova, la risposta è ovvia: alle cosche. Il ragionamento è così banale che non si può fare a meno di chiedersi come mai questo tentativo evidente non venga stoppato, anzi, registri silenzi abissali”.

Prossimi passi?

“Siamo pronti, appena la zona rossa terminerà, a mobilitarci nelle piazze, con presidi sotto la Regione Toscana, la presidenza regionale e la prefettura, non perché ovviamnete siano responsabili direttamente, ma in quanto i rappresentanti istituzionali più elevati che abbiamo sul territorio”.

Non pensa che alla base di questa poca sensibilità politica sul tema ci sia una diffusa convinzione che la mafia ad ora sia, se non sconfitta, in difficoltà?

“Forse. Si tratterebbe di uno sbaglio enorme, in quanto la mafia è più forte di prima e con l’avvento del covid si sta arricchendo a dismisura. L’allarme lanciato da associazioni, fra cui la nostra, magistrati, forze del”ordine  e prefetti è sempre più forte. E poi, non cediamo al buonismo, che in questo campo più che in altri è oltremodo pericoloso. Stiamo dalla parte di Abele, non di Caino”.

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