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Erp, il Tar dà ragione all’assegnatario “decaduto” e annulla la determina comunale Breaking news, Cronaca

Firenze – Ancora una storia da via de’Pepi, dove, ricordiamo, si sta giocando una complessa battaglia fra chi ritiene che il blocco di case messo in vendita dal Comune di Firenze sia compreso nel patrimonio abitativo popolare (con conseguenti diverse modalità di alienazione e soprattutto un vincolo di destinazione all’Erp del ricavato) e chi, uffici comunali in testa, dichiarano che quelle abitazioni non siano “popolari”. Nonostante la presenza di assegnatari e un uso “popolare” che dura da decenni. Tuttavia la vicenda in cui il Tribunale amministrativo della Toscana ha “dato ragione” all’assegnatario ricorrente contro una determinazione dirigenziale che lo dichiarava decaduto dal suo diritto di permanere nell’abitazione dell’Edilizia residenziale pubblica è solo “tangente” alla vicenda “pubblica”, da cui ha tuttavia ha avuto origine. Per inciso, nella motivazione della sentenza con cui il Tar dispone l’annullamento della determina di decadenza dall’assegnazione, appare del tutto pacifico la considerazione dell’alloggio di via de’ Pepi 39, come “Erp”, vale a dire appartenente al patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica.

Intanto, il nucleo famigliare, come si legge nella sentenza del Tar,  in seguito a una determina della Direzione del Patrimonio Immobiliare del comune di Firenze, la determinazione 13 settembre 2016 n. 2016, si era visto assegnare l’alloggio Erp di via de’ Pepi n.39, dove la famiglia già risiedeva, assegnataria in via provvisoria. Essendo in corso l’alienazione dell’immobile in via de’ Pepi, veniva avviata la procedura di mobilità della famiglia verso un altro alloggio Erp. In questo passaggio, emergeva la presenza di un problema che riguardava la sussistenza del requisito del reddito famigliare per mantenere l’assegnazione: in buona sostanza, secondo l’ufficio comunale, mancavano infatti le dichiarazioni dei redditi dei due mariti delle figliole costituenti il nucleo famigliare, sebbene questi ultimi avessero residenze diverse. Da ciò, nuova determinazione degli uffici comunali, 2 marzo 2017 n. 2017/DD/01423,  con dichiarazione di decadenza dall’assegnazione e intimazione a lasciare libero l’immobile entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento.

A questo punto il nucleo famigliare intentava ricorso, con l’assistenza legale dell’avvocato Gianni Mannucci, impugnando il provvedimento davanti al Tribunale amministrativo regionale. L’Amministrazione comunale si costituiva in giudizio. I termini del ricorso da parte della famiglia riguardavano le presunte violazioni e false applicazioni degli articoli di legge che regolamentano il settore, con anche richiami a “eccesso di potere, irragionevolezza dell’iter logico- argomentativo, carenza di istruttoria”.

La sentenza emessa il 18 ottobre 2017 dal Tar accoglie i motivi del ricorso, mettendo nel nulla la determina di decadenza e ripristinando così la validità dell’assegnazione al nucleo famigliare, oltre a condannare il Comune di Firenze alle spese (quantificate in 2mila euro) da liquidarsi alla ricorrente. La motivazione centrale, quella della mancata dichiarazione dei redditi dei due mariti delle figlie al fine di misurare l’Isee, requisito necessario per l’assegnazione, viene dichiarato infatti dai giudici amministrativi non “automatica” e pacifica, come ritenuto invece dall’amministrazione comunale.

Infatti, scrivono i giudici, se “Per quello che riguarda la problematica (centrale nella vicenda che ci occupa) della necessità di cumulare comunque i redditi dei due mariti delle figlie della ricorrente al reddito complessivo del nucleo familiare, la previsione dell’art. 3, 2° comma del d.P.C.M. 5 dicembre 2013 (regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente-ISEE) prevede la necessità di principio di riportare “i coniugi che hanno diversa residenza anagrafica” allo stesso nucleo familiare ai fini del calcolo del cd. ISEE”, tuttavia “nell’ipotesi in cui non vi sia accordo tra i coniugi in ordine all’individuazione della residenza familiare (come appare evidente nel caso di specie, visto che i due mariti delle figlie della ricorrente hanno indubbiamente diversa residenza), “la residenza familiare è individuata nell’ultima residenza comune ovvero, in assenza di una residenza comune, nella residenza del coniuge di maggior durata””; il che comporta, secondo i giudici e diversamente da quanto sostenuto dall’Amministrazione comunale, che “l’attrazione del coniuge con residenza anagrafica diversa “nel nucleo la cui residenza anagrafica coincide con quella familiare” ai fini del calcolo dell’I.S.E.E. non è pertanto per nulla automatica, ma richiede ulteriori accertamenti e valutazioni in ordine all’ “ultima residenza comune ovvero, in assenza di una residenza comune, …(alla) residenza del coniuge di maggior durata””.

Insomma, servono “valutazioni ulteriori” che escludono l’automaticità “dell’attrazione dei redditi dei due mariti delle figlie della ricorrente al
nucleo familiare”, senza parlare di ulteriori profili problematici e complessi che riguardano le stesse modalità del procedimento, oltre all’impossibilità di considerare “inutile” la partecipazione della ricorrente al procedimento stesso.

 

 

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