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Erp in via de’Pepi, l’affaire si infiamma Breaking news, Cronaca

Firenze – Una richiesta di rendicontazione dei soldi dati dalla Regione (da fondo Erp) al Comune di Firenze, negli anni, per il recupero delle case adibite ad alloggi popolari nel centro storico e ora posti in vendita, richiesta avanzata da Frs; un decreto di sgombero sforzoso in cui appare chiara la dicitura di alloggio di edilizia residenziale pubblica proprio per le case di cui si contesta la natura popolare; una mozione depositata da Tommaso Grassi, capogruppo di Frs in consiglio comunale.

Sono queste le novità che emergono nel corso dell’audizione che si è tenuta oggi, con l’assenza , per altri impegni, dell’assessore al patrimonio immobiliare Federico Gianassi che pure era atteso, nella sede della terza commissione consiliare, quella all’urbanistica. La riunione si è svolta al terzo piano di Palazzo Vecchio.

Al tavolo, non c’era solo il rappresentante dei Cobas, Giuseppe Cazzato, o i rappresentanti del Movimento di lotta per la Casa, o quelli di Spazio Inkiostro, una realtà giovanile politica di nascita recente proprio nel cuore del centro cittadino, ma anche un gruppo di residenti tout court, spinti, in questo grigio e bollente pomeriggio di giugno, ad assistere per “sapere”. Sapere, come dicono, quale sarà il destino che l’amministrazione ha preparato per Santa Croce. Per loro.

Perché, oltre la valanga di delibere fogli documenti decreti che attestano come, da oltre trent’anni, le case poste in vendita e oggetto di un’offerta da parte del fondo immobiliare Invimit, appartenenti all’ormai famoso quadrilatero via dei Pepi-via Fiesolana-via di Mezzo- via Pietrapiana, siano state utilizzate come alloggi popolari, il vero quesito è quale tipo di città si voglia realizzare nello spazio Unesco. Se, in altre parole, ci sia spazio, dentro quell’area inevitabilmente preziosa, anche per i “populares”.

Se questo è il quesito di fondo, il problema tecnico-giuridico non è affatto di poco conto. A partire dalla ricognizione che il Comune stesso attuò ex lege 560, quando dichiarò che, estrapolati qualche centinaio di alloggi, quelli di categoria superiore e quelli di servizio, tutto il resto rientrava nell’edilizia popolare, con un 25% di immobili che residuavano alla stregua di patrimonio indisponibile. Vale a dire, che, se tutto il resto (il 75%) si poteva vendere, tuttavia il ricavato era legato, per il suo utilizzo, all’edilizia popolare. E che si tratti di edilizia popolare è scritto nel decreto di sgombero citato e che riguarda uno di quegli alloggi che ora si vuole vendere, in via de’Pepi (determina 02442) si legge “sgombero forzoso di edilizia residenziale pubblica”. Insomma dice a bassa voce un signore che siede fra il pubblico, con ironia tutta fiorentina, “per sfrattare la casa è erp, ma per vendere no”.

Nel caldo soffocante della stanza, nonostante i ventilatori funzionino a tutto spiano, qualche consigliere si distrae, qualcuno si mostra interessato, altri dicono che, naturalmente, i documenti sono tanti e bisognerà prenderne visione e studiarli. Interviene Tommaso Grassi, annunciando il deposito della mozione, e Miriam Amato, Alternativa Libera, sottolineando l’aspetto non solo giuridico ma anche sociale dell’affaire. Del resto, come dice Grassi, di fronte ai numeri dell’emergenza abitativa, sottrarre case al già scarso (vista la richiesta) parco di alloggi a disposizione del comune, pare perlomeno incongruente. Tanto più che lo spostamento degli assegnatari, finora, è avvenuto negli alloggi popolari realizzati in via Giannotti, sottraendo di fatto “fuori lista” altri alloggi ad altri richiedenti casa. Che nella lista ci sono finiti dopo regolare bando erp.

Insomma la questione sta diventando molto complessa, nonostante la consigliera di Mdp Stefania Collesei ricordi che, negli anni, soldi Erp sono stati utilizzati anche per alloggi non Erp. Sì, ma la legge regionale 96/96, rinforzata dalla legge regionale 5, che si occupa proprio di alienazioni, dice che alloggi utilizzati a finalità di edilizia popolare rientrano nel patrimonio di edilizia popolare. E che i soldi ricavati da eventuali vendite possono essere utilizzati solo per edilizia popolare.

In conclusione, la questione rimane sospesa, e la commissione ne decide il riaggiornamento a  quando sarà possibile ascoltare anche l’assessore Federico Gianassi. “La nostra finalità – dice ancora Grassi, fuori dalla commissione, mentre Cobas, Movimento di lotta per la Casa e cittadini si sfilano – è quella di chiedere intanto il blocco, e poi il ripensamento di questa vendita”.

 

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