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Erp “provvisori”, a sei mesi dalle assegnazioni definitive si scopre un errore Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – L’affaire riguarda circa 150 persone, tante quante sono risultate idonee a vedersi assegnato l’alloggio popolare, ai sensi dell’art.40 bis della Legge Regionale n.96/1996;  vale a dire, la norma che può ben considerarsi “l’ultima spiaggia”, per tutti quelli  che sono rimasti con assegnazioni non definitive, per sanare la loro posizione. Oltre 150 persone che ora, con il provvedimento dirigenziale 2017/DD/00064 del 5 gennaio scorso si vedranno comunicare da parte dell’Ufficio Casa del Comune di Firenze l’annullamento del provvedimento di assegnazione e la revisione dell’istruttoria.

Cosa è successo, è scritto nero su bianco nel provvedimento di revoca disposto dagli uffici comunali: al di là del linguaggio burocratico e delle norme richiamate, nonché dei provvedimenti emessi, di fatto si è verificato un errore nelle istruttorie partite con l’avviso pubblico per la presentazione di richieste di assegnazione degli alloggi Erp da parte di quella sacca di utenti che continuava a risultare essere in assegnazione provvisoria. Errore compiuto dall’assistente sociale cui era stato assegnato il compito di  redigere le istruttorie, e che ha, come si legge nel provvedimento di revoca, compiuto una errata interpretazione del calcolo del limite di accesso per gli alloggi di edilizia residenziale. In altre parole, come dice il capogruppo di Firenze riparte a Sinistra in consiglio comunale Tommaso Grassi, che ha reso nota la storia convocando la stampa, si tratta di “un errore, per una sbagliata interpretazione, del calcolo del limite economico d’accesso al bando di assegnazione degli alloggi Erp. Il Comune annulla l’atto. E ora cosa succederà?Revocherà le assegnazioni che lui stesso ha fatto per un proprio errore? E’ una situazione paradossale”.

Il bailamme è arricchito anche dal fatto che, dopo una proroga di sei mesi per comunicare l’esito delle istruttorie, con Provvedimento Dirigenziale n. 4586 del 22 giugno 2016, non solo è stato approvato l’esito finale delle istruttorie, ma è stato disposto di procedere all’assegnazione degli alloggi o alla concessione degli utilizzi autorizzati per coloro che avevano avuto esito positivo dalle relative istruttorie. E così, il Servizio Casa ha proceduto nel periodo settembre-dicembre 2016 a formalizzare il beneficio ai richiedenti comunicandolo agli interessati e all’Ente Gestore Casa SpA. Ed è a questi cittadini che ora si dovrà comunicare che “c’è stato uno sbaglio”.

A dire il vero, come spiegano alcuni cittadini raggiunti da Stamp, il problema è molto grosso, proprio perché riguarda una sacca consistente di persone per cui questo bando era davvero l’ultima possibilità per regolarizzarsi. Anche la gestione dell’informazione non sembra sia stata messa in atto con tempestività, dal momento che in molti ricordano di avere appreso la notizia quasi alla scadenza del bando stesso. Citando Grassi, che ha scoperchiato la pentola, “Possibile che in sei mesi nessuno si fosse reso conto dell’errore grossolano che è stato fatto? Difficile pensare che in caso di revoca dell’assegnazione un giudice dia torto all’assegnatario che si vede tolto un diritto dallo stesso che ne ha decretato l’assegnazione”.

Nel caos, dunque, il dubbio legittimo è: come mai una vicenda così delicata è stata trattata con la superficialità che parrebbe emergere? Del resto, non solo, come attacca il consigliere di FrS, “le responsabilità parrebbero chiare dall’atto del Comune”, ma il nodo vero è che le responsabilità parrebbero ricadere su di una assistente sociale, “le cui competenze devono essere altre rispetto a quelle amministrative”, ricorda Grassi. Inoltre, come si sussurra nel Palazzo, si tratterebbe di un’assistente sociale nuova, appena giunta da un’altra regione e forse priva ancora di “famigliarità” col nuovo contesto ambientale e regolamentare. In ogni caso, parrebbe di capire che nessuna supervisione sia stata compiuta sul suo lavoro. A conti fatti, la domanda è: perché gli assistenti sociali devono svolgere compiti propri dei “tecnici” dell’Ufficio Casa?

“La responsabilità politica e tecnica – conclude Grassi –  non è possibile che venga liquidata così facilmente. Da anni lamentiamo il ridotto numero di assistenti sociali nel Comune e poi scopriamo che alcune vengono messe a fare un lavoro amministrativo e contabile che spetterebbe ad altri”.

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