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Erp, Talluri: “Allargare il monte canoni e più alloggi per salvare il servizio pubblico” Breaking news, Cronaca

Firenze – L’intervento di Luca Talluri, presidente di Casa spa, che riguarda in primis il dato emergenziale degli alloggi vuoti dei patrimoni dei Lode toscani, diventa occasione per un’analisi più generale che riguarda lo stesso destino del servizio pubblico. Un coordinamento delle aziende di gestione dell’Erp si è tenuto proprio ieri, 19 gennaio. Si tratta delle 11 aziende toscane che fanno riferimento alle 11 Lode e che portano la loro riflessione attraverso il presidente dell’ente gestore del Lode fiorentino. “Faremo emergere alcuni punti che per noi hanno carattere di priorità – dice Talluri – un primo elemento infrastrutturale emergenziale, che richiede un’azione rapida e immediata, è quello degli alloggi sfitti. Sono un numero molto importante, oltre 4mila nei dati del 2021, incrementati nel 2022, per un motivo semplice: è venuta a mancare la legge 80/2014 art.3, che dava soldi mirati solo alla ristrutturazione di alloggi sfitti vuoti. L’ultimo anno di finanziamento di quella legge è la finanziaria dell’anno 2018. Se si vanno a vedere i dati dell’anno 2017-2018, gli alloggi sfitti, in vigenza di quell legge nazioale, erano circa la metà di quelli odierni. Negli ultimi 5 anni, senza questo finanziamento, che fu tolto dal governo Conte 1, si è creato il progressivo aumento di questo dato,  che diventa una criticità emergenziale: ormai siamo all’8% del patrimonio totale non utilizzato. Noi oggi ristrutturiamo gli alloggi spendendo tutti i soldi che ci sono, che sono quelli che derivano dai canoni correnti e quelli che derivano dalla legge regionale toscana, che tentò, nel 2020, di mettere in qualche modo un rimedio a quella cancellazione di risorse. Per quel che potè. Su questa tema puntuale dunque c’è a mio avviso un’emergenza su cui è necessario intervenire. Come? O rifinanziando la vecchia legge nazionale 80/2014 con le azioni concrete poltiche per riattivare il finanziamento, oppure scegliendo una strada che crea un’alternativa a quella, altrimenti questo meccanismo di ristrutturare gli alloggi soltanto con i canoni correnti, non è sufficiente, dal momento che è certo che in ogni singolo Lode e azienda abbiamo un rapporto sempre negativo: il numero degli alloggi che si svuotano rimane sempre maggiore di quelli che riusciamo a ristrutturare spendendo al 100% le risorse dovute ai canoni”.

Un’emergenza che è tale anche alla luce del dato sociale. “In Toscana abbiamo oltre 16mila domande in graduatoria  (e mi auguro che con i mezzi tecnici si possa giungere a graduatorie sempre aperte), questi 16 mila certi non contemplano i disillusi che non presentano domanda, e comuque non verranno meno: non credo ci saranno meccanismi macro ecnomici tali da far venire meno questo dato;  perciò questa è una vera emergenza sociale e gestionale. Dunque, le soluzioni sono due: o si riattiva la legge 80/2014 art.3, o si trova un’altra soluzione analoga, nazionale o regionale. altrimenti si rischia di continuare nel 2024-25 il trend che ha visto in 5 anni, il raddoppio di case vuote nel patrimonio Erp. Un secondo elemento è più economico gestionale: più alloggi sfitti, meno incassi. Mancano anche i canoni minimi sociali. Da questo punto di vista sta emergendo un altro problema, strutturale, che potrebb creare un trend nel tempo molto pericoloso. Il sistema toscano, pefettamente connesso con quello italiano, 120 anni di edilizia sociale pubblica di case popolari, è un sistema infrastrutturale e come tale fondato sul monte canoni. Si può rimanere in questo alveo di modello, si può decidere politicamente di cambiarlo, ma se si vi si rimane dentro, è evidente che dobbiamo fare i conti con questo elemento infrastrutturale che è il tema del monte canoni. Secondo i dati illustrati oggi, il 43% del monte canoni, va alla cosa più importante, ovvero il servizio pubblico. Se quel 43% va ad assottigliarsi, e nei rapporti in senso storico emerge che si assottiglia perché il costo fisso dell’azienda che dà il servizio svolgendo il proprio lavoro è stabile o fisiologiamente in aumento mentre c’è la diminuzione complessiva del monte canoni, magari per i molti alloggi sfitti, o per la revisione al ribasso degli affitti dovuti al peggioramento dei redditi degli assegnatari, è evidente che ci sono implicazioni negative sul monte canoni, ovvero la colonna su cui si regge, da 120 anni, al di là delle riforme, il sistema gestionale dell’Erp”.

Conclude Talluri: “Questo dato strutturale significa che cominciamo a vedere nel 2023 un trend di riduzione significativa della quota di risorse che serve per fare il servizio pubblico che, se tende a diminuire, si rischia che il servizio pubblico scricchioli. Se scricchiola, è facile privatizzare, in questo sistema Paese. Dobbiamo porci con un’attenzione lungimirante, di tipo strutturale, di pianificazione e programmazione, per evitare che questo rischio si materializzi negli anni futuri in modo fattuale. E’ improbabile che si possa reinnescare un finanziamento nazionale stabile e duraturo che permetta di pianificare e programmare, com’era la Gescal; ma se quella scelta non dovesse arrivare, per motivi di finanza pubblica nazionale o di scelte politiche nazionali, l’alternativa, per mantenere un monte canoni largo, non perfetto ma largo a sufficienza per mantenere un servizio pubblico, è aumentare gli alloggi pubblici, che ha anche l’effetto di risppondere all’accresciuta domanda sociale. L’aumento può passare da tanti percorsi, dall’acquisto di alloggi che ci sono e sono in vendita, anche se è molto complesso per i costi di alcuni territori come quello fiorentino, alla costruzione tramite la rigenerazione di aree pubbliche dismesse, tramite la demolizione e ricostruzione di alloggi giunti a fine vita. L’obiettivo è l’aumento degli alloggi”.

 

 

 

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