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Esondazioni, l’Arno non è ancora sicuro Cronaca

Che succederebbe se l’Arno esondasse di nuvo? Una domanda che mette i brividi a molti fiorentini, specialmente di questi tempi, con le immagini di Liguria e Lunigiana ancora negli occhi e le previsioni che minacciano pioggia da domani, giovedì 3 novembre. La risposta di Gaia Checcucci, segretario generale dell’autorità di bacino dell’Arno, impegnata stamattina 2 novembre in Palazzo Vecchio in un’iniziativa per gli studenti sull’Arno, non consente di dormire sonni eccessivamente tranquilli.
"Se oggi ci fosse di nuovo l' alluvione  – ha spiegato – le conseguenze non sarebbero le stesse, perché rispetto a 45 anni fa qualche intervento è stato fatto: le casse di espansione, la diga di Bilancino, solo per far qualche esempio". Ha poi aggiunto: "Con onestà però dico anche che non mi posso considerare soddisfatta e che quindi un caso analogo a quanto avvenuto nel '66 o nel '92 non
metterebbe a rischio vite umane, anche perché abbiamo un sistema di allertamento e di protezione civile diverso, ma sicuramente potrebbe creare qualche problema grosso a Firenze, perché mancano ancora gli interventi strategici che aiuterebbero la città a considerarsi definitivamente fuori da
quel tipo di scenario".
Il completamento della messa in sicurezza del territorio collegato al bacino dell’Arno richiederebbe la copertura delle opere più importanti lungo tutto il corso del fiume, vale a dire, ricorda il segretario, 269 milioni di euro. "Ve ne sono 105, già disponibili e finanziati da ministero dell’Ambiente e Regione, che però non sono stati spesi tutti a causa di lentezze burocratiche all' italiana lungo tutte le fasi dei procedimenti, a partire dalla progettazione". Un esempio? Il caso della cassa di espansione di Figline Valdarno, opera per l' avanzamento della quale "si attende da un anno la firma di Autostrade" puntualizza Gaia Checcucci.
Lentezze che restano incredibili, nonostante la firma, qualche anno fa, di un accordo interistituzionale proprio per evitarle.
"Occorre ripensare il sistema di gestione delle opere – ha concluso Checcucci – la Regione Toscana, a suo tempo, decise di delegare tutto agli enti locali, e questo aveva un senso perché sono gli enti più vicini ai cittadini; ma i comuni hanno le spalle troppo piccole per fare da soli tutto questo".
Le aree più a rischio, secondo il segretario, sono quella pratese e pistoiese, perché “più sensibili al tipo di fenomeni che abbiamo visto accadere in questi giorni in alta Toscana, bombe d' acqua con
quantitativi incredibili di pioggia concentrati in poche ore che portano danni nelle fasce collinari e pedcollinari". Interventi di manutenzione costanti e interventi integrati sul territorio finalizzati alla prevenzione, sono per il segretario la ricetta per contrastare il rischio. Infine ha aggiunto: "Serve una pianificazione che fotografi, a monte, tutte le criticità del territorio: una cosa che noi, come autorità di Bacino, stiamo già portando avanti da tempo".
Intanto, secondo uno studio di Coldiretti, in Toscana sono 280 i comuni a rischio frane o alluvioni.
Tra i 10 capoluoghi toscani, ben sette – Firenze, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Prato e Pistoia – presentano addirittura il 100 per 100 delle Amministrazioni classificate a rischio. Seguono Arezzo, Siena e Grosseto, rispettivamente con il 97, il 94 e l'86 per cento delle municipalità considerate a rischio.

 

L'Arno in piena al Ponte Vecchio: foto d'archivio

 

 

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