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“Espresso” alle luci dell’alba: 16 arresti e 42 indagati Cronaca

È scattata alle prime luci dell’alba di ieri, 4 ottobre, la maxi operazione condotta dalla Squadra Mobile di Firenze e dal Compartimento Polizia Ferroviaria per la Toscana e coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze. Nome in codice: operazione “Espresso”. Capi d’accusa: associazione per delinquere, truffa, peculato, turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di pubblico servizio. Ce n’è, insomma, per tutti i gusti. Sono, quindi, davvero nei guai i 16 arrestati ed i 42 indagati che, in tutta Italia, sono stati coinvolti nelle indagini della procura di Firenze sugli appalti truccati nelle gare per le forniture ferroviarie. Già ieri la polizia ha proceduto all’esecuzione di 26 misure di custodia cautelare (9 in carcere, 7 agli arresti domiciliari e 9 misure interdittive di esercizio di attività professionale) disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, David Monti, in diverse città italiane, fra cui Firenze, Napoli, Milano, Bari, Bologna, Perugia, Salerno, Genova, Caserta, Taranto, Ascoli Piceno, Roma, Verona, Pordenone, La Spezia, Caltanissetta, Vicenza, Torino. L’inchiesta della procura fiorentina era partita, nel marzo del 2010,  dalla denuncia di un imprenditore che da anni lavorava come fornitore di Trenitalia. L’industriale aveva rivelato che nel palazzo delle Ferrovie di viale Spartaco Lavagnini, a Firenze, le gare d’appalto per le forniture ferroviarie erano trattate con molta disinvoltura. L’inchiesta, coordinata dai pubblici ministero Giuseppe Soresina e Giuseppe Bianco, ha fatto poi emergere che l’accusatore era a sua volta immischiato nelle gare d’appalto truccate, ma le sue dichiarazioni dell’imprenditore stimolarono, a suo tempo, la procura fiorentina a nuovi approfondimenti. L’inchiesta, da allora, si è allargata a macchia d’olio ed ha portato allo scoperto un vero e proprio sistema di appalti truccati e tangenti. Nel corso del convegno “La prospettiva dopo l'aggiornamento dell'Intesa Generale Quadro tra Governo e Regione Toscana”, tenutosi a Firenze il 17 febbraio 2011, l’amministratore generale del Gruppo FS, Mauro Moretti, aveva poi pubblicamente denunciato la poca trasparenza delle attività svolte nella struttura tecnica fiorentina di viale Spartaco Lavagnini, dopo che, il 15 febbraio, le strutture di audit e security di FS avevano segnalato alla Polfer di Firenze di essere venute a conoscenza di presunte attività illecite del proprio personale impegnato nella gestione degli appalti. I funzionari di Trenitalia si incontravano nei bar di Firenze e Bologna, come testimoniano alcuni filmati ed alcune intercettazioni, per pagare o riscuotere le bustarelle in cambio di informazioni sugli appalti per le forniture ferroviarie. Agli imprenditori i dipendenti di Trenitalia fornivano tutte le informazioni riservate necessarie all’aggiudicazione dell’appalto, così che era loro possibile pilotare le gare ed aggiudicarsi le forniture a cifre sconvenienti per la pubblica amministrazione. Gli imprenditori, a loro volta, si erano organizzati in un gruppo a delinquere finalizzato alla spartizione degli appalti. Alcuni dirigenti di Trenitalia e di Sepsa (Società per l’Esercizio di Pubblici Servizi Anonima), azienda che gestisce la Ferrovia Cumana e la Circumflegrea della provincia di Napoli, nonché dipendenti di aziende non a partecipazione statale, si erano associati per spartirsi la torta delle gare di appalto relative alla fornitura di accessori per la manutenzione dei treni. Per ogni bando di gara veniva aggiudicata una mole di lavoro compresa fra i 500.000 ed i 3.000.000 di euro. Gli appalti (che  riguardavano forniture di schede elettriche per la riparazione dei convertitori, accessori per la riparazione di unità frenanti, bobine per motori elettrici, collettori, bobine per locomotrici ed accessori per la riparazione di piccole macchine rotanti) venivano assegnati, volta volta, alla società che aveva bisogno della mole di lavoro richiesta. 

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