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Essere italiani e musulmani: parla Simone Cultura

Prato – Essere italiani e musulmani, per tanti, sono due cose non compatibili. La religione riguarda un mondo interiore della persona che dovrebbe essere libero da condizionamenti e pregiudizi.

Ognuno è libero di scegliere ciò che vuole essere. Abbiamo chiesto a Simone Benedetti, italiano convertito all’Islam, presidente della moschea centrale di Firenze, quale sia stato il suo percorso di avvicinamento alla fede islamica.
simone benedetti
Simone : Il mio è stato un percorso graduale e molto naturale. Da ragazzo non sono mai stato davvero praticante, diciamo che credevo a modo mio, credevo in qualcosa.
 A 27 anni ho conosciuto una ragazza, dai suoi lineamenti e da come parlava pensavo fosse francese, invece era marocchina. Quella stessa ragazza è diventata mia moglie. Innamorandomi di lei, mi sono innamorato anche della sua religione che poi ho fatto mia.
Che cosa ti ha colpito in particolare dell’Islam ?
Simone : Il rapporto diretto che si instaura tra il fedele e Dio. Lo percepisci in particolare durante la preghiera, un momento di alienazione. Dove per poco abbandoni alle spalle problemi, paure, angosce…è un po’ come una rinascita spirituale.
Ho compreso il vero significato della parola ” jihad “, che letteralmente significa ” sforzo “: uno sforzo che deve essere innanzitutto verso noi stessi, ovvero combattere le nostre debolezze, le nostre tentazioni e sforzarci costantemente di essere persone migliori. Conta la buona azione, ma anche la buona intenzione, soprattutto quest’ultima.
In tempi così difficili è possibile una convivenza tra i diversi credi ?
Simone : E’ certamente possibile, basta solo volerlo. Non esiste religione che inneggi all’odio, questo è un prodotto della parte più oscura dell’essere umano. Dice il Corano : ” Vi abbiamo creato da un uomo e da una donna e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinchè vi conosciate a vicenda “. Un chiaro invito a riscoprirci nelle nostre bellissime diversità, rispettarci e convivere insieme.
Io, insieme alla mia famiglia, ne siamo una dimostrazione. I miei genitori non sono musulmani e non hanno mai giudicato la mia scelta, proprio perchè era una scelta personale. Non è passato un anno senza che noi festeggiassimo insieme a loro il Natale e la Pasqua e senza che loro ci facessero i migliori auguri per Ramadan.
Foto: www.migrantitorino.it


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