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Eugenio Giani: “Sindaco fra i sindaci, bivio decisivo per la Toscana” Breaking news, Politica

Firenze – PD, si comincia. L’ultimo appello, in piazza Santissima Annunziata, alla fine di una giornata soffocante ma bellissima, si tiene fra l’istituto degli Innocenti e la basilica dedicata alla Madonna, in un luogo particolarmente significativo. La piazza si riempie, la gente si siede nelle seggiole disposte per il distanziamento, tanti sulle scalinate. Si arriva a oltre il migliaio di presenze. L’atmosfera è un po’ ammaccata, ma si cerca di superare la preoccupazione, quell’incollatura tenace che, secondo i sondaggi, tiene inchiodata l’avversaria Susanna Ceccardi made in Salvini in un testa a testa che in questa regione è del tutto inedito. La musica si alza, rimbomba nella piazza ed ecco, appare Eugenio Giani, il candidato del centrosinistra. Stringe mani fendendo la folla. Baci, strette di mano. Molti dalle seggiole in piazza alzano cartelli con il suo nome. Baci e quasi abbracci con Riccardo Nencini, Vannino Chiti, Dario Nardella. Applausi da stadio quando arriva Enrico Rossi, il presidente uscente.

Giani di mette a sedere in prima fila rimbalzato dallo schermo gigante, fra Dario Nardella e Bonafè. Ed è del sindaco di Firenze  l’onere e l’onore di aprire gli interventi.

“La nostra piazza – dice Nardella – è piena di entusiasmo, facciamolo sentire fino in piazza della Repubblica, dal momento che siamo anche di più. Qui abbiamo Enrico Rossi, Claudio Martini, Vannino  Chiti, quelli che hanno fatto la Toscana odierna”. Il sindaco di Firenze ricorda i soldi che oggi la ministra De Micheli ha portato a Firenze, fra cui i 250 milioni per la tramvia, per lo sviluppo di Firenze e della Toscana. “Abbiamo lavorato per creare sviluppo, lavoro. I nostri avversari sono lupi travestiti da agnelli, da quel volto noi dobbiamo tirar giù la maschera, non la mascherina”, per mostrarlo. Il volto di “chi ha insultato le donne del Pd e di altre liste, di chi ha minacciato e insultato la sindaca di Pontassieve, Monica Marini, e la candidata Monia Monni. E allora voglio dire alle donne, ai due milioni di toscane: quando andate a votare ricordate cosa ha detto Ceccardi, che le donne devono abituarsi a non essere più prede”. Ancora, un inedito Nardella passionale, volitivo, sciolto su palco come un mattatore, ricorda le parole della Lega:  “Prima gli italiani, prima i lombardi, prima i toscani, a furia di dire prima si arriva al prima io di te. E alla solitudine. Dalla nostra parte c’è la comunità, la solidarietà, se siamo orgogliosi della Toscana, se ne siamo fieri, dobbiamo impegnarci e difenderla”.  Conclude: “Impegniamoci al massimo, perchè si può immaginare una Toscana ancora più forte, più unita, più solidale”.

“Dobbiamo dire con chiarezza che siamo qui per dire basta, basta regali alla destra, ne abbiamo già fatti – comincia il suo intervento il governatore Enrico Rossi –  dobbiamo riprenderci anche qualche comune, Cascina lunedì ritorna alla sinistra. Raccontano troppe falsità per essere credibili. La sanità toscana si è comportata bene, il punto di differenza con quella lombarda è che in Lombardia manca l’idea di sanità pubblica. Se vince la destra dovremo vedercela con la sanità privata, che fa venire dubbi sul tentativo di colonizzazione della Toscana. Altro caso, quello degli  incineritori.  Un inceneritore ogni provincia, come ha detto la candidata della destra, fa venire dubbi sugli interessi milanesi”.

Il pericolo rappresentato da una vittoria della destre per Rossi si esemplifica col cambio di senso riguardo la sanità, l’ambiente, il rapporto con l’Europa. Ma non c’è solo l’ombra dell’interesse economico su una regione attrattiva per gli investimenti. “Non temo nulla – dice Rossi – rcordando la storia partigiana, il filo di sangue che lega nelle stragi repubblichine e naziste Civitella della Chiana su su fino a Sant’Anna di Stazzema, non temo nulla, in quanto c’è una cultura nostra ancora presente nel popolo. La forza della destra non è una novità in Toscana, ricordiamo che con Matteoli la destra giunse al 40%. L’errore politico è stato quello di non avere unito la sinistra”. Infine, appello per il voto disgiunto. “La nostra legge elettorale non dà luogo a un ballottaggio – ricorda- mi rivolgo all’estrema sinistra, si può votare Giani, poi le preferenze proprie. Mi rivolgo anche ai 5Stelle, in cui, in particolare in Toscana, sono confluiti tanti ex compagni”. Riferendosi alla destra, conclude: “Non sappiamo come chiamarli,  fascisti o estrema destra, ma finché non li sentiremo citare la Costituzione, in particolare laddove si ripudia il razzismo, continueremo ad avere dubbi”. L’applauso è fragooso, rimbomba nella piazza, la gente si alza dalle seggiole, tributando un omaggio caloroso al suo quasi ex presidente.

“Siamo a un bivio decisivo, domenica e lunedì prossimi – dice il candidato, Eugenio Giani –  un bivio che riguarda sanità, economia, cultura, tutti elmenti che ci riportano a un modello toscano che è il più conosciuto nel mondo. Se la storia della nostra regione è un punto di riferimento, non dimentichiamo che prodotti, manifattura, servizi pubblici, sanità pubblica ci riconducono a un modello e alla capacità di un’economia fondata sui distretti, che vede il pubblico muoversi in sinergia”.

L’anima della Toscana si declina nei suoi territori e nei sindaci che quei territori rappresentano. “Dedicherò massima attenzione ad ogni borgo della Toscana” dice Giani, ricordando  che 186 sindaci toscani, circa il 70 per cento, hanno sottoscritto il patto di San Gimignano.  “Da governatore mi sentirò un sindaco tra i sindaci”. ,

Concretezza e chiarezza, il candidato del centrosinistra rivela i suoi primi atti se occupasse la poltrona di presidente: “Aggiornare il Patto per il lavoro e l’occupazione fatto da Enrico Rossi con i sindacati,  un atto di indirizzo immediato, che possa partire da gennaio, per garantire gli asili nido gratis per i redditi fino a 40mila euro che abbiamo calcolato, sono 50 milioni del nostro bilancio, e poi semplificazione burocratica affidata a un commissario per la semplificazione, un’azione sul microcredito per 25mila euro in tre anni senza interessi e con restituzione in piccole rate, per venire incontro a ristoratori, commercianti, artigiani, contributi a famiglie con anziani non autosufficienti in casa. E promette, “fuochi pirotecnici per la cultura”. Cita Bonaccini: “Come in Emilia Romagna, dopo il voto la Toscana del domani saluterà Salvini. Il 22 non ci sarà più e tornerà alla politica nazionale. Qui non c’è bisogno di lui”.

In chiusura, un appello forte al voto disgiunto:  “Toscani, evitiamo la colonizzazione che promana da piazza della Repubblica (dove si sta svolgendo l’evento di chiusura delle liste del centrodestra, ndr), in Toscana non ci sarà ballottaggio e coloro che si disperdono si sentiranno come Ponzio Pilato. Ho bisogno di voi. A tutti i toscani appartiene il futuro della Toscana, chi vuol dare un voto identitario lo faccia, ma sappia anche che sul mio nome si gioca il destino della Toscana che vuole continuare a progredire e essere punto di riferimento nel mondo”.

 

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