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Europa al voto: il Ppe si mette al centro Opinion leader, Politica

Bruxelles – Il quartier generale si trova in un edificio dalla cui facciata pendono grandi gonfaloni con il simbolo e i colori del Partito popolare europeo, in Rue du Commerce a pochi passi dal Parlamento europeo.

Qui viene gestita la campagna per le elezioni del 26 maggio del più importante raggruppamento politico dei 27 paesi membri dell’Unione europea. Otto capi di stato e di governo, compresa Angela Merkel, più di 50 partiti e movimenti (una settantina se si comprendono quelli dei paesi europei non Ue), il gruppo parlamentare più forte con 217 deputati e i presidenti dei tre organi  istituzionali dell’Ue (Commissione, Jean Claude Juncker, Consiglio, Donald Tusk e Parlamento, Antonio Tajani) : una corazzata di centro – destra che appare imbattibile.

Eppure anche il Ppe, come gli altri grandi partiti europeisti storici (socialisti, democratici, liberali) ha ingaggiato una lotta all’ultimo voto. I sondaggi vedono i Popolari in calo (fra 175 e 192 seggi) a causa del consenso in forte crescita nei confronti dei movimenti e dei partiti populisti e nazionalisti, al punto che gli osservatori arrivano a ipotizzare la possibilità di un sorpasso (che però presuppone l’alleanza strategica di un’area estremamente variegata e differenziata) o quanto meno la possibilità che si arrivi a una “minoranza di blocco” del 33% che impedirebbe al Parlamento di lavorare e dunque agevolerebbe chi pensa di svuotare il progetto europeo dal di dentro.

Una campagna tutta all’attacco che dirige Dara Murphy, irlandese del partito Fine Gail, vicepresidente del Ppe. Murphy ha a disposizione un team che ha dato il via a una strategia “digitale” per utilizzare e monitorare tutti gli strumenti on line , “parlare capillarmente con gli elettori sulle loro preoccupazioni e condurre un’opera di convinzione all’insegna dell’ottimismo, veramente europea”.

A guidare le truppe è Manfred Weber bavarese di 47 anni, capogruppo a  Bruxelles e Strasburgo, “Spitzenkandidat”, cioè candidato di punta alla presidenza della Commissione secondo il nuovo sistema elettorale. Ciascun raggruppamento politico esprime un leader per la poltrona di Bruxelles.

Da più di un mese Weber è in tour elettorale nei paesi europei. Ha già avuto incontri con gli elettori in Lettonia, Olanda, Portogallo, Slovacchia e Repubblica Ceca  e si appresta a raggiungere, nel corso del mese di marzo, la Polonia, uno dei Paesi chiave di queste elezioni, la Slovenia, la Romania, il Belgio e l’Irlanda.

Gli scenari che emergono dalle agenzia di sondaggi evocano la possibilità che il nuovo presidente della Commissione verrà fuori da un compromesso e dunque è difficile che Weber possa diventare automaticamente il capo dell’esecutivo come è accaduto per Juncker nel 2014. Tuttavia Murphy invita a non sottovalutare le doti di del suo candidato: “E’ un politico che conosce le esigenze del territorio e ha già dimostrato in Baviera la sua capacità di mediazione”.

La novità delle ultime ore è che fra i possibili alleati del Ppe non ci saranno i gruppi sovranisti /populisti. Dopo mesi di forti pressioni da parte di alcuni partiti membri, soprattutto Belgi e Olandesi, Weber infatti ha lanciato un ultimatum al leader ungherese Viktor Orban e al suo partito di destra Fidesz , che fa parte del Ppe , ingiungendogli di smettere di attaccare l’Unione e i suoi colleghi popolari. Il 20 marzo un’assemblea politica verrà chiamata a pronunciarsi sull’espulsione di Orban, che sembra scontata stando alle risposte che finora sono arrivate dall’Ungheria.

Weber potrebbe dunque essere l’artefice di una sorta di “grosse Koalition” all’europea con socialisti e liberali con Macron. I partiti pro integrazione opposti a quelli anti- integrazione. I numeri ci sarebbero anche dopo l’allontanamento di Orban, risulta da una ricerca di SWG e Kratesis: 416 seggi su 705 deputati. Anche questa sarebbe una importante novità politica, perché finora il Parlamento non ha mai avuto una maggioranza stabile, ma tante diverse maggioranze “a geometria variabile”.

La partita comunque è ancora tutta da giocare. I sondaggi sul sentiment dei cittadini europei sono molto contraddittori. Pesa la questione migrazione e in generale quella della sicurezza che sono fra i punti principali del programma del Ppe.

Se da una parte il team di Murphy  punta sui cavalli da battaglia uguali per tutti gli europeisti (“Ciò che l’Europa ha fatto per te, in termini di sussidiarietà, di fondi, di sicurezza”), la parola d’ordine è una nuova solidarietà concreta fra i Paesi per affrontare, con una politica condivisa, il fenomeno dell’immigrazione “parlando alla gente perché per noi è rilevante ciò che riguarda la sua vita quotidiana”, ancora Murphy. Gli altri temi forti riguardano “una società più equilibrata” con il sostegno a una “fiduciosa, prospera classe media”, il rilancio dell’industria nell’era digitale.

Per questo il capo della campagna elettorale sta organizzando una rete di contatti attraverso i singoli partiti membri (in Italia Forza Italia, Alternativa popolare, l’Udc, i Popolari per l’Italia e i due partiti autonomisti di Trento e Bolzano). Fino a Pasqua sono già calendarizzati oltre 200 eventi.

Weber potrebbe essere anche a Firenze per il tradizionale State of the Union, organizzato dall’Istituto Universitario Europeo, dal 2 al 4 maggio, in uno dei dibattiti fra tutti i Capilista delle Famiglie politiche europee.

Foto: Dara Murphy

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