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Europa e deficit italiano, spending review intelligente evita il ricorso al fisco Breaking news, Economia

Firenze – Se è vero che l’Europa ci chiede di correggere i nostri conti pubblici per 3,4 miliardi, è anche vero che la ricerca dei soldi rischia di andare sempre a parare nel solito, vecchio, sicuro “tesoretto”, vale a dire, le tasche degli italiani. Ma di una cosa la Cgia di Mestre, forte dei dati forniti dal suo Ufficio Studi, si dichiara altrettanto sicura: se si svolgesse un “attacco” più aggressivo sugli sprechi della Pubblica Amministrazione, forse, per una volta, le tasche dei cittadini potrebbero starsene tranquille.

Ed ecco i dati: tra gli sprechi presenti nella sanità ( Fonte Ispe-Sanità), le misure di contrasto alla povertà percepite, invece, da famiglie abbienti (Fonte Inps) e la quota di spesa pubblica indebita denunciata dalla Guardia di Finanza (Rapporto annuale Guardia di Finanza 2015), l’Ufficio studi dell’associazione veneta ha stimato in almeno 16 miliardi di euro all’anno le uscite che l’Amministrazione pubblica italiana potrebbe risparmiare. Se poi, prosegue la nota della Cgia, “si potesse quantificare anche la spesa riconducibile ai falsi invalidi, a quella riferita a chi percepisce deduzioni/detrazioni fiscali non dovute o alla cattiva gestione del patrimonio immobiliare, molto probabilmente lo Stato, nel suo complesso, potrebbe risparmiarne altrettanti”.

Una vera montagna di sprechi, insomma, che, sottolinea la Cgia, deve preoccupare ancora di più alla luce di quanto emerso dai dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale, vale a dire che se la Pa italiana avesse in tutta la penisola performance omogenee con riguardo ai territori meglio amministrati, il Pil nazionale potrebbe aumentare di 2 punti all’anno.

Al di là delle ipotesi europee, che comunque non tengono conto della nostra, complessa, realtà nazionale, la riflessione, di fronte ai dati sugli sprechi resi noti dalla Cgia, va senz’altro nel senso di “suggerire” una maggiore forza aggressiva verso gli sprechi piuttosto che nuove tasse o aumenti.

“Dopo aver approvato in fretta e furia una legge di Bilancio molto generosa sul fronte delle uscite – ricorda il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – ora, dopo la richiesta da parte dell’Ue di correggere i nostri conti pubblici per 3,4 miliardi, il Governo decide di recuperarli agendo soprattutto sul fronte delle entrate. Non sarebbe il caso, invece, di intervenire in misura più aggressiva nei confronti della spesa pubblica improduttiva che risulta avere ancora dimensioni molto preoccupanti ?”

E se nessuno disconosce gli sforzi fatti dagli ultimi esecutivi sul fronte della spending review, la Cgia continua a ritenere che sarebbe sbagliato recuperare una buona parte dello 0,2 per cento di taglio del deficit/Pil richiestoci da Bruxelles aumentando, ad esempio, le accise sui carburanti. “Ricordo – conclude il segretario della Cgia Renato Mason – che l’80 per cento circa delle merci italiane viaggia su gomma. E’ vero che grazie al rimborso delle accise gli autotrasportatori, solo quelli con mezzi sopra i 35 quintali, possono recuperare una parte degli aumenti fiscali che subiscono alla pompa. Tuttavia, nel caso scattassero gli incrementi di accisa, potrebbero verificarsi dei rincari dei prodotti che troviamo sugli scaffali dei negozi e dei supermercati del tutto ingiustificati, penalizzando soprattutto le famiglie a basso reddito”.

Infine, è bene ricordare anche, sottolinea la Cgia, che la nostra spesa pubblica annua ammonta a 830 miliardi di euro circa, quindi i 3,4 miliardi di correzione del deficit richiesto all’Italia incide per lo 0,4 per cento: un’inezia che, lancia la sfida la Cgia, “auspichiamo possa essere risolta attraverso una contrazione degli sprechi e degli sperperi presenti nella nostra Pa”.

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