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Europee: partiti cercano leadership antieuroscettici Politica

La prima costituita dai partiti tradizionali, una sorta di grande coalizione, e la seconda formata dai partiti e movimenti euroscettici. Se sul piano politico questa situazione è negativa e comunque rischiosa per la presenza di spinte antieuropee, sul piano istituzionale essa tuttavia potrebbe innescare una dinamica positiva verso una riforma dei meccanismi di governance dell’Unione.
Questa, in sintesi, la posta in gioco il 25 maggio, quale emersa oggi nel corso del seminario organizzato dalla New York University in Firenze nell’ambito dei “La Pietra Dialogues”, dal titolo “Elezioni parlamentari europee 2014: (dis)integrazione europea?”.

Nelle previsioni c’è un risultato di stretta misura fra Partito Popolare europeo e quello socialista, e una quota di almeno il 25% dei seggi per gli euroscettici. Non sarà  facile che si formi una maggioranza chiara nell’assemblea di Strasburgo. Siamo perciò di fronte a una consultazione cruciale per il futuro dell’Europa che richiede efficaci riforme perché i cittadini si riavvicinino agli ideali che hanno portato alla fondazione dell'Unione. 
I due esperti intervenuti nel corso della mattinata, Maurizio Cotta dell’Università di Siena e Luciano Bardi dell’Università di Pisa hanno messo in evidenza con crudezza i vari aspetti della questione, misurando la temperatura europeista in vista del voto di maggio. La crisi ha messo sotto stress i diversi stati membri: ciascuno ha dovuto affrontarla a livello nazionale, a causa della mancanza di strumenti sopranazionali, ma dovendo fare i conti con i limiti monetari e gli obblighi di bilancio imposti da Bruxelles. E’ la “schizofrenia europea” di cui ha parlato Nicolò Conti della Sapienza di Roma.

Da qui l’onda crescente di sfiducia misurata dall’Eurobarometro (69% di insoddisfatti) e il prosperare del populismo anti – Ue che passa trasversalmente anche all’interno dei partiti tradizionali. “Occorre dunque aggiornare il sistema di governo dell’Unione con maggiore capacità di azione e, soprattutto, dotandolo di strumenti per mettere in campo politiche attive per la crescita e non solo per controllare se uno stato è virtuoso o no nella sua politica economica”, ha detto Cotta. Per Bardi, è necessaria una “ampia riforma costituzionale”, che cambi il meccanismo decisionale “top-down”, dall’alto verso il basso, che lascia le decisioni in mando ai tecnocrati.  E bisognerebbe cominciare da una riforma elettorale per rilanciare una leadership di livello europeo capace di coinvolgere i cittadini. Il fatto che nella campagna elettorale i partiti facciano leva solo sui leader nazionali e non su quelli di livello europeo aumenta la distanza dai cittadini. Circostanza che porta inevitabilmente (e pericolosamente) alle contrapposizioni fra Paesi, basti pensare alla polemica fra Berlusconi e la Germania di queste ore.

In sintesi, il vero rilancio della casa comune europea può venire soltanto da un vero cambiamento del modo in cui i singoli partiti al loro interno e nelle loro alleanze politiche recuperano credibilità e capacità di azione che produca non solo fatti concreti, ma anche idee e valori di riferimento: “Ora, invece, privilegiano il loro ruolo di governo rispetto a quello di agenzie della rappresentanza che dovrebbero avere”, ha concluso Bardi.

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