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Ex dipendenti Edison: «La nuova proprietà decida cosa fare» Cronaca

Si decida, in un modo o nell’altro, purché si decida. Sono ancora in attesa di risposte sul loro futuro i 35 ex dipendenti della libreria Edison, in cassa integrazione in deroga ancora fino alla fine di marzo. A 2 mesi dalla chiusura, i locali dello storico negozio in Piazza della Repubblica sono ancora vuoti. E il nuovo proprietario, l’immobiliare EFFECOM, detenuta al 70% dal Gruppo Feltrinelli, non ha ancora reso noto cosa intende farne dei circa mille metri quadrati sui quali il Comune di Firenze ha confermato il vincolo di destinazione d’uso per attività culturali. Questo nonostante i continui appelli, sostenuti dall’amministrazione cittadina, dei lavoratori e dei 40 mila fiorentini che hanno firmato la petizione a difesa del vincolo culturale sull’immobile. «Ci lascia perplessi il fatto che finora non ci è stata comunicata alcuna decisione – hanno ribadito stamane in conferenza stampa i delegati della Filcams-Cgil – Chiediamo a chi ha materialmente in mano le chiavi dell’immobile di farci capire cosa intende fare di quegli spazi». «Arrivati a questo punto ci sono diversi  scenari possibili  – ha spiegato Enrico Talenti, della Cgil Firenze – La Effecom potrebbe rivendere l’immobile vuoto, aprire una nuova insegna del gruppo Feeltrinelli oppure affittare quei locali, che com’è noto sono destinati dal vincolo d’uso ad ospitare una libreria». Ed è su questa terza ipotesi che si innesta la proposta lanciata dagli ex dipendenti, ovvero creare una cooperativa che prenda in gestione la nuova libreria, pagando alla proprietà il canone d’affitto e assumendo su di sé il rischio d’impresa. Un rischio calcolato, perché, a dispetto della crisi del mercato del libro, « in quel posto il fatturato c’è, i libri lì si vendono  – assicura Marida Maritato, ex dipendente Edison e delegato Rsa – E la cosa fa ancora più rabbia, perché c’è una soluzione a portata di mano che metterebbe d’accordo tutti. La proprietà avrebbe il suo guadagno, gli ex dipendenti Edison tornerebbero a lavorare, mettendo a frutto una professionalità maturata in 12 anni di lavoro, e i fiorentini manterrebbero la loro libreria». 

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