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Ex Gkn, chiuso il consiglio, gli operai lasciano Palazzo Vecchio Breaking news, Cronaca

Firenze – Si è conclusa ieri sera alle 21, l’occupazione del consiglio comunale da parte degli operai della ex Gkn. Dopo la conferenza dei capigruppo che, non all’unanimità, ha visto passare la linea sponsorizzata dal vicepresidente vicario Emanuele Collini cui si sono accodati FdI e Lega ( Cocollini fa parte del gruppo Centro) e la seduta, sospesa per consentire ai lavoratori di continuare la protesta, è stata dichiarata conclusa. Così verso le 21 i lavoratori hanno smobilitato.

Il risultato: lunedì prossimo il consiglio sarà dedicato a loro. Tanta solidarietà incassata da tutto il centrosinistra. I distinguo della destra e l’appello “alle regole” del consiglio comunale. Ma iente si muove nell’ambito della domanda più pressante: cosa ne sarà del futuro dell’azienda?

Questa la vicenda nelle ore precedenti.

Ieri, 15 novembre, prima della decisione di chiudere la seduta consiliare. 

Nessuno è stato lasciato solo. E tantomeno Borgomeo. Il sindaco Dario Nardella rimbecca le dichiarazioni  rilasciate dall’imprenditore che ha rilevato l’ex Gkn, ma che, nei giorni scorsi, si era lanciato in una sorta di gioco al rialzo, accusando le istituzioni di non procedere all’assegnazione della cassa integrazione per i lavoratori e i lavoratori di rendere inagibile, con quella che è stata definita “occupazione”, la fabbrica. La tensione era salita rapidamente, tanto che da ieri un gruppo di lavoratori ha occupato il consiglio comunale,  chiedendo una soluzione alle istituzioni.

Sulla questione sono intervenuti sia il sindaco di Firenze sia il governatore toscano Eugenio Giani. Quest’ultimo ha rassicurato i lavoratori che “sicuramente” chiamerà il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, a cui chiederà  “di poter fare il punto della situazione perché c’è la necessità di un intervento forte da parte del ministero”. Il sindaco Dario Nardella dopo aver ricordato che “è necessario un nuovo piano industriale”, ha detto che “ci aspettiamo che l’azienda riveda le sue dichiarazioni, creando i presupposti per abbassare i toni del conflitto, e riconosca al contrario di quanto apparso che ci sia un ruolo attivo delle istituzioni e delle associazioni di categoria, perché qui nessuno è stato lasciato solo, tantomeno Borgomeo”.

Francesco Borgomeo di Qf, a proposito della protesta in corso, ringraziando il sindaco Nardella e il presidente Giani “per quanto hanno fatto” e riconoscendo la loro vicinanza, il loro interesse e attenzione, purtroppo “non hanno le leve per favorire una riconversione, che invece sono in mano ai ministeri e da loro attendiamo risposte a richieste di cassa integrazione, firmate anche dalle organizzazioni sindacali. L’azienda è assolutamente disponibile a qualunque confronto promosso dall’amministrazione comunale e della regione”. E tuttavia “senza cassa integrazione e senza agibilità dello stabilimento, sarà difficile per chiunque provare a reinsediare lavoro e attività imprenditoriale in quella fabbrica. Da parte mia ci sarà sempre il massimo sostegno, sulla base di quanto mi verrà richiesto, per chi saprà trovare le giuste soluzioni”.

Da parte degli operai, nessun segno di cedimento. “E’ il momento dell’azione, è una sfida che lanciamo alla classe dirigente di questo Paese – ha detto Dario Salvetti, della Rsu e del Collettivo di fabbrica della ex Gkn – la proprietà lancia condanne a mezzo stampa, noi siamo qua in carne e ossa, con stanchezza e fame. Siamo pronti a metterci il corpo e anche, serenamente, a rimetterci la fedina penale. Qua siamo e qua rimaniamo”. Dunque, nessuna intenzione di lasciare Palazzo Vecchio.

Intanto, da Palazzo Vecchio giunge anche l’eco di una polemica. Infatti, pur professando al sua assoluta “solidarietà” con i lavoratori, il vicepresidente vicario del consiglio comunale appartenente al gruppo Centro Emanuele Cocollini, esprime la sua “totale contrarietà alla violazione del regolamento che ha di fatto permesso e legittimato l’occupazione del Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio. Un episodio gravissimo che lede le istituzioni e crea un precedente che difficilmente potrà essere sanato”. Tant’è vero che ha anche richiesto al Presidente Milani la convocazione urgente delle Conferenza dei Capigruppo per capire quale sia la situazione e come si intenda andare avanti, anche perché non è stata comunicata dal Sindaco e dal Presidente Milani nessuna decisione che intendono assumere”. Arriva anche una larvata mnaccia: “Ho annunciato, fin da subito, infine, che quando arriverà il mio turno alla presidenza della seduta mi atterrò scrupolosamente al regolamento verificando il numero legale ed in sua assenza dichiarando immediatamente chiusa la seduta”.

Risposta dei consiglieri di Spc Bundu-Palagi: “Dopo quasi 24 ore dall’apertura della seduta di ieri, il Consiglio comunale deve rimanere sospeso e non chiudersi. Perché solo poco fa il Sindaco è venuto in Palazzo Vecchio a incontrare il Collettivo di Fabbrica. Però non ha portato nessuna soluzione, solo un impegno, magari apprezzabile (non ne conosciamo i dettagli), ma privo di riscontri concreti.
Non ci sottraiamo alla richiesta di una conferenza dei capigruppo, ma lì torneremo a ribadire la corretta decisione del Presidente, sostenuto da tutto il Consiglio, escluso il solo voto contrario di Cocollini. E proveremo a ricordare quanto sia sbagliato ridurre a una questione di regolamento una vicenda politica che riguarda la vita delle persone, la loro dignità, il futuro lavorativo e quello dei nuclei familiari.
Al Vicepresidente ricordiamo che le regole servono a garantire il funzionamento della democrazia e della società, non ad imporre atteggiamenti repressivi che tolgono spazio ai conflitti, che vanno riconosciuti , mai censurati, proprio per i valori di libertà a cui spesso si richiama.
Il Salone de’ Dugento continui ad essere la casa di Firenze e di questa vertenza, fino a che il Comune, la Regione e il Governo non sapranno dare un segnale vero al Collettivo”.

Sulla questione interviene l’ex sindaco di Campi Bisenzio, ora deputato del Pd: “Su Gkn i due punti irrinunciabili sono la salvaguardia del sito produttivo e dei posti di lavoro. Io come sindaco prima e come deputato ora l’ho sempre pensata così. ‘Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai’, come canta De Gregori…”.

“Io la penso così: se ci sono le condizioni per andare avanti con la soluzione proposta dalla Qf e per dare concretezza al loro piano, bene – dice Fossi –. Se invece ciò non è possibile, l’azienda lo deve dire chiaramente e velocemente. Il ministero dello Sviluppo Economico – aggiunge Fossi – deve poi assumere un ruolo molto più incisivo, perché negli ultimi mesi è stato latitante come ho lamentato anche nell’interrogazione presentata la settimana scorsa alla Camera dei Deputati. Il ministero deve essere un soggetto attivo e protagonista di questa vicenda, non uno spettatore passivo”.

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