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Ex-Gkn in attesa dei camion, in centinaia davanti alla fabbrica Breaking news, Cronaca

Campi – In centinaia hanno risposto all’appello della ex Gkn, Collettivo di Fabbrica: i camion della proprietà dovrebbero apparire all’orizzonte, ma ad ora ancora nulla, mentre il presidio ingrossa. Presenti, dai movimenti ai collettivi, ai sindacati di base (che hanno proclamato uno sciopero provinciale per oggi) a quelli confederali, ai rappresentanti isitutzinali a semplici cittadini che non vogliono che la pagina ormai emblematica della lotta degli operai ex Gkn, licenziati la mattina stessa dell’entrata in fabbrica, protagonisti di un risveglio sul territorio che riguarda un nuovo modo di affrontare le crisi del lavoro, possa terminare così, un anno dopo, con i camion che cominciano a svuolatre lo stabilimento. Impossibile, come dicono soprattutto loro, i cittadini che vengono spontaneamente, per non lasciare sola quella sorta di avanguardia che ha messo in piedi un sogno, per tutti i lavoratori: no alla delocalizzazione, al potere dei protagonisti della finanza, per far nascere un nuovo mondo, quello alternativo che vede un sistema parecipato, in cui i lavoratori non mettono solo le proprie energie, ma anche forza, intelligenza, esperienza, riflessione, organizzazione.

E questa mattina, davanti ai cancelli della ex Gkn, a Campi Bisenzio, il Collettivo di Fabbrica, all’interno dell’assemblea permanente dei lavoratori, sta attendendo con centianaia di persone, davanti ai cancelli dello stabilimento, quei camion promessi dalla proprietà, per impedire quello che secondo il Collettivo è “a tutti gli effetti l’inizio dello svuotamento dello stabilimento”, mentre la Qf di Borgomeo ha replicato che si tratterebbe di rifiuti industriali, oltre al fatto di sottolineare che la fabbrica è preda di un’occupaizone illegittima.

Presenti con i lavoratori e insieme ai movimenti, la Fiom Cgil, il deputato del Pd Emiliano Fossi (ex sindaco di Campi fino a pochi mesi fa), Valerio Fabiani, consigliere per il lavoro del presidente della Regione Eugenio Giani, rappresentanti politici di Potere al Popolo e di Rifondazione, militanti, anche del Pd, i sindacati di base, Usb con Stefano Cecchi e un gruppo nutrito, tanti Cobas e Cub, oltre  al parlamentare M5s Andrea Quartini e al segretario Fiom Cgil di Firenze Daniele Calosi. Nello spiazzo da cui si accede ai cancelli, gli operai hanno piazzato una serie di pancali con parte della vecchia produzione: tra questi i semiassi prodotti durante la proprietà del fondo Melrose Industries.

Intanto, sulla pagina Fb del Collettivo si legge: “Chiediamo a chi non sarà qui oggi e nei prossimi giorni di fare sentire la propria presenza anche sui social, con striscioni e  foto sul proprio profilo”.

Da parte della Fiom, venerdì scorso, quando la notizia dell’arrivo dei camion era stata data dall’azienda (ma non al sindacato, sottolinea la Fiom Cgil, che comunica che “nessun annuncio è stato fatto dalla QF al Comitato di vigilanza e proposta svolto lo scorso 2 novembre, tanto che non è stato tema di confronto tra le parti, comprese quelle istituzionali, del tavolo di confronto che si svolto nella giornata di ieri 3 novembre presso il Mise”), era stato emessa una nota, in cui si ribadiva “che la disponibilità a confrontarsi, sui tempi e modi per lo smobilizzo dei materiali a vario titolo, è sempre stata posta a fronte della condivisione di un piano industriale solido e concreto che anche ieri (giovedì 3 novembre, ndr) non è stato presentato alle Parti e ai Ministeri competenti, alla Regione ed a Invitalia”.

“Riteniamo quella dell’azienda l’ennesima azione che tende a non affrontare i reali problemi della vertenza, nel tentativo di creare ulteriori tensioni nei confronti di tutti i soggetti impegnati a trovare una soluzione per il rilancio industriale del sito e dei lavoratori che sono in una condizione di forte preoccupazione poiché, da ormai oltre 12 mesi, non vedono prospettive per il loro futuro lavorativo”, concludeva la nota. Fra gli altri, i consiglieri comunali di Firenze di Spc Dmitrij Palagi e Antonella Bundu, che ribadiscono “Se oggi c’è ancora una possibilità per l’impianto è solo merito della lotta delle classi lavoratrici e del gruppo di solidarietà nato intorno ad essa” e si chiedono: “Perché il precedente governo non ha fatto propria la proposta di legge contro le delocalizzazioni partita da Campi Bisenzio? L’attuale governo, come intende tutelare il made in Italy, se pensa alla propaganda sui rave, invece di garantire lo sviluppo del tessuto produttivo del Paese?”.

A valle della giornata di oggi, Qf non risparmia di fare la voce grossa, nonostante la presenza di figure istituzionali, regionali e parlamentari al presidio, le centinaia di persone, gli operai che sono in attesa di una chance per il lavoro da un anno, sottolineando di aver “preso definitivamente atto che oggi non c’erano le minime garanzie di sicurezza per i nostri lavoratori per poter svolgere le attività previste, e per garantire la loro incolumità e quella delle forze dell’ordine. Con oggi credo sia evidente a tutti che la sbandierata agibilità dello stabilimento non c’è (come abbiamo sempre sostenuto). Lo stabilimento è occupato abusivamente e gestito illegalmente. Nei prossimi giorni faremo le nostre valutazioni”.

 

Foto: Luca Grillandini

Notizia in aggiornamento

 

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