energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Ex- Radicifil, a casa 140 lavoratori Società

Con lo svanire del 2013, per 140 lavoratori della ex Radicifil di Ponte alla Pergola (Pistoia), da due anni in cassa integrazione, giungerà anche il licenziamento. A renderlo noto sono Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil: "Nell'incontro tenutosi presso la Confindustria di Pistoia – spiegano i sindacati – la direzione di Radici Yarn ha dichiarato la chiusura definitiva dello stabilimento di Pistoia anche in conseguenza della mancanza di certezze sulla possibilità di utilizzo e rifinanziamento della Cigs in deroga. Si conclude quindi la vertenza che ha interessato 140 lavoratori della Radici e che aveva previsto, nell'accordo sottoscritto in sede istituzionale e che rappresentava uno dei rari casi della provincia, la possibilità di un reinsediamento industriale al posto della storica fabbrica di nylon".

La questione da parte dei sindacati  viene spiegata ricordando che "Gli anni trascorsi con l'utilizzo degli ammortizzatori sociali  avrebbero dovuto consentire il recupero occupazionale seppur parziale dei dipendenti con la costruzione di una centrale elettrica a gas. Purtroppo, dopo l'approvazione della valutazione di impatto ambientale da parte della Regione Toscana, le Amministrazioni del territorio (Provincia e Comune di Pistoia) hanno deciso di non procedere con le autorizzazioni di loro competenza e quindi di fare svanire un progetto industriale che comprendeva oltre 80 milioni di investimento e che avrebbe consentito, oltre al recupero occupazionale, anche possibilità di ulteriori posti di lavoro nel cantiere in costruzione''.

Del resto, è necessario ricordare che fin dal suo annuncio, nel giugno del 2010, il progetto della centrale elettrica a gas aveva dato il via pesantissime contestazioni, che avevano visto come primi attori la Coldiretti e il Comitato Bottegone-Badia-Agliana. La contrarietà al progetto della multinazionale svizzera Repower per la realizzazione di una centrale termoelettrica a metano da 245 MWt nello stabilimento dell’ex Radicifl, si era appuntata sostanzialmente sull'impatto ambientale che la struttura avrebbe avuto nel bel mezzo di una zona di vivaismo, esposta al rischio di inondazione, per di più con una ricaduta occupazionale molto bassa. La riprova, d'altro canto, di un problema di tipo idrogeologico della zona che avrebbe dovuto occupare la centrale si ebbe proprio a a marzo scorso, quando le acque dell'Ombrone coprirono esattamente l'area dell'ex-Radicifil, ovvero proprio il sito dove sarebbe dovuta sorgere la centrale della multinazionale svizzera. Sul caso della centrale Repower, inoltre, si erano “scontrate” anche le istituzioni: infatti la Regione aveva dato parere favorevole all'installamento, mentre Provincia e Comune avevano dato parere negativo.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »