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Ex viola e calcio dilettanti con la Caritas per l’accoglienza Sport

Firenze – Tutti in campo per un’inclusione aperta a tutti. Dove chi accoglie e chi è accolto stanno insieme in  uno spazio comune e con obiettivi comuni.

E così, all’ inaugurazione dei nuovi impianti sportivi,  alle Cascine del Riccio, il cardinale Betori si mette a tirare un calcio al pallone, poi si mette in posizione “accosciato” per farsi fotografare, come un giocatore vero,  insieme alla squadra della Caritas fiorentina che quegli impianti ha preso in uso. 

Una squadra dove giocano anche le glorie della Fiorentina, con Moreno Roggi in testa, Galbiati e Baroni tra gli altri, ugualmente pronti a dare una mano.

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Dove giocano anche i Mormoni che hanno dato un sostanzioso contributo. Dove giocano, e per davvero, i ragazzi che partecipano al campionato Figc di  Terza categoria Caritas e quelli del settore giovanile del Lebowski per i ragazzi dal 2006 al 2012. 

Dove si spera di giocare a basket posizionando due canestri, dove si sogna di giocare a tennis, dove si pratica joga, dove i campi da  calcio a 5, 9 e 11 sono aperti ai ragazzi e ragazze dei centri Caritas, richiedenti asilo, rom, dove gli spazi sono aperti agli anziani che vogliono stare insieme. 

Dove anche l’immagine della Madonna, immagine salvata da un ragazzo rumeno mentre era in corso lo sfratto di un immobile, è poi finita negli spogliatoi, invece nuovi di zecca, accanto al defibrillatore.

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Con gioia questa struttura resuscitata (spesa di 500. 000 euro e contributo di Regione e Comune di 170.000) da impianti divenuti impraticabili è stata inaugurata, con tanto di taglio del nastro,  sabato mattina dal  sindaco Nardella e il cardinale Betori tagliare insieme il nastro salutati dal presidente del CRT Paolo Mangini e dal consigliere regionale Vasco Brogi, impianti felicemente illustrati dal direttore della Caritas Alessandro Martini, applauditi dal presidente del consiglio regionale Eugenio Giani dall’assessore allo sport Andrea Vannucci, dall’assessore regionale Stefania Saccardi, da Francesco Casini sindaco di Bagno a Ripoli, dall’assessore di Firenze alla sanità Sara Funaro, dallo scrittore e giornalista Jacopo Storni e da tanti ragazzi pronti a calciare il pallone, pronti a divertirsi insieme anche se con storie alle spalle tanto diverse.

Insieme perché l’idea di gestire direttamente un impianto sportivo come Caritas consente di superare i confini, le lingue, le religioni e le ideologie e possiede la capacità di unire le persone favorendo il dialogo e l’accoglienza.
Il senso profondo di questa idea è quello di avere un luogo dove gli ospiti di quelle case possano vivere in un contesto di assoluta “normalità” e si possano sentire come a casa propria.

Casa che non deve essere mai chiusa, esclusiva, ma necessariamente legata ad un territorio, aperta in un’ottica di integrazione con chiunque voglia vivere così un momento di condivisione.

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L’impianto sportivo non è quindi soltanto vissuto dai “quei” ragazzi ma è un luogo nel quale persone diverse trovano un punto d’incontro. Perché per la Caritas l’integrazione vera parte dalla costruzione di relazioni autentiche che si costruiscono facendo attività insieme, alla pari, in un ambiente bello dove si possa stare veramente bene.

La forza di questa accoglienza, che poi è ciò che distingue lo spirito Caritas, è che in campo l’operatore, l’educatore, il direttore della casa, il ragazzo, sono tutti uguali. Non esistono gerarchie ma esistono solo relazioni orizzontali che poi rappresentano il futuro dei ragazzi ma anche un po’ il nostro.

L’attività che la Caritas a Firenze sta svolgendo coinvolge circa 100 ragazzi che praticano lo sport a diversi livelli, da chi svolge attività federale a chi amatoriale a chi semplicemente ludica.

Nel 2016 per poter praticare attività federale è nata la società sportiva dilettantistica San Paolino Caritas iscritta al campionato di III categoria e a vari tornei amatoriali. La logica con cui l’attività sportiva viene proposta è sempre quella della condivisione con altre persone: operatori, ragazzi del servizio civile, volontari ed amici, in modo che i ragazzi possano vivere più “mondi” il più vicino possibile alla “normalità”, senza fare una squadra “solo” di rifugiati perché allora sarebbe come ricreare un ghetto, bello piacevole ma pur sempre un ghetto.
Nel 2017 la comunità Mormone ha donato il materiale sportivo da gara e da allenamento per tutti i ragazzi, un contributo importantissimo per far sentire importanti questi atleti, veri atleti.

Nel 2017 è partito anche il progetto PIER, un progetto internazionale finanziato da Coca Cola Fondation con lo scopo di rafforzare le attività di accoglienza ed integrazione, oltre che incrementare il benessere psico-sociale e la qualità di vita dei rifugiati. I fondi arrivati da questo progetto hanno dato la possibilità di trasformare il centro sportivo in un laboratorio formativo e di lavoro per alcuni rifugiati, tramite attività di piccola manutenzione, giardinaggio e custodia.

(foto di Maurizio Fanciullacci)

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