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Expo 2015: Prato protagonista con il pane di grani antichi Cronaca

Prato – Con  il progetto “la memoria dei semi” selezionato dalla Regione Toscana  insieme alle  31 buone pratiche del “buon vivere toscano” sul tema ‘Nutrire il pianeta energia,per la vita’, nato grazie alla collaborazione con l’assessorato alla Pubblica Istruzione, l’Associazione la Piazzoletta, l’Università di Firenze con la facoltà di Agronomia, l’Associazione Aidea Toscana,insieme all’assessorato allo Sviluppo Economico, il Comune di Prato sarà presente all’EXPO di Milano 2015.

Prato e il suo territorio, saranno, infatti, i protagonisti principali nella settimana che va da dall’8 al 14 giugno a “Toscana fuori EXPO 2015”, negli spazi dedicati alla Regione Toscana, presso i Chiostri dell’Umanitaria un antico complesso del 1400 di circa 300 mq, vicino il Duomo nel centro storico di Milano, e dal 26 al 31 ottobre, nella ultima settimana dell’EXPO, con una esclusiva vetrina nella Cascina Triulza, una particolare  e antica costruzione rurale del patrimonio agricolo lombardo, che per le attinenze con il tema dell’Expo Milano 2015 (recupero delle cascine sul territorio milanese, itinerari agricoli e parchi urbani) ne fa una delle maggiori attrazioni dell’EXPO.

In particolare va sottolineato come, attraverso un bando di concorso promosso dall’ANCI, il territorio pratese sia stato scelto insieme a solo altre quattro realtà per rappresentare “la buona alimentazione: l’eccellenza dei Comuni italiani”.

Una storia che nasce circa cinque anni fa  quando nel Grossetano arrivarono delle piccole quantità di grani antichi portati da Claudio Pozzi, un appassionato conoscitore delle tradizioni contadine, uno dei “seed savers” ovvero salvatori di semi antichi, quelli che hanno creato dal nulla per passione o diletto delle  piccole  banche di semi, le hanno fatte crescere attraverso dei veri e propri scambi durante le fiere, i mercati , le mostre,navigando su internet e diffuso le sementi  attraverso delle vere e proprie “reti” (Civiltà contadina e la Rete dei Semi Rurali), per un  nuovo modo di fare agricoltura che cioè sia  biologica con  poco utilizzo di risorse tecnologiche e  a  minor impatto ambientale

Ai  seed savers  va riconosciuto il merito di aver creato  dei depositi di introvabili semi antichi come quelli che nei campi usavano i nostri vecchi, per limitare il più possibile il ricorso alle  sementi ibride cariche di pesticidi che fanno arricchire le multinazionali ma che gli agricoltori devono  comprare ogni anno per far fronte alle esigenze alimentari della popolazione in crescita. Scopo della diffusione dei semi antichi è  l’ambizioso progetto di cominciare a ridisegnare intorno alla loro coltura, una conoscenza dei saperi di un tempo accompagnati dal sapore, dalle tecniche,metodi e ricette del passato, in un perfetto equilibrio sociale,culturale e biologico.

Una serie di pregevoli intenti che non sfugge alla  Associazione  La Piazzoletta con sede a Semproniano, che diventa la custode dei semi di Claudio Pozzi, dando immediatamente inizio a un progetto di sperimentazione nel portare, innanzitutto, quei grani  in purezza coltivandoli in terreni fertili senza concime, a ciclo di rotazione e, precisamente, tra le valli del Fioravanti e dell’Albegna e di lì a qualche mese anche nel vicino comune di Manciano, differenziando così questa produzione naturale  da quella industrializzata che avviene in quelle zone che prevedono la coltura con i  semi  nanizzati  cioè moderni e caratteristici della produzione in serie e senza alcuna garanzie di qualità.

Ben 120 ettari furono impiegati nella coltivazione  a rotazione quadriennale, che produssero grani di varietà antiche come Autonomia b, Gentil Rosso, Verna Rieti e il Farro Monococco, un seme poverissimo di glutine indicato soprattutto nelle diete delle persone affette da celiachia.

Fu creato appositamente un disciplinare per la produzione del pane, utilizzando come lievito la pasta madre e  così  prese vita il sistema della filiera corta con una serie di parametri di controllo dalla macinatura fatta su pietra per mantenere intatte nelle farine il germe e tutte le sostanze nutritive, alla lievitazione e cottura in forno, al buon accordo tra produttori e consumatori per  il giusto prezzo nella messa in vendita del prodotto.

Il pane realizzato con le farine dei grani antichi suscita la curiosità dell’ambiente scientifico  e non mancano studi e ricerche tra cui una a  Prato nel 2010 , pubblicata sul Journal of Medicinal Food, con metodi e parametri precisi sul nuovo prodotto alimentare, con cui si dimostra  che anche a breve termine il pane integrale ottenuto dalle varietà di frumento antico, aiuta la funzionalità dell’intestino e riduce i rischi cardiovascolari di chi lo assume.

Questo generale consenso  comporta che nell’agosto del  2012 parta anche a  Prato il progetto ‘la memoria dei semi’ con la valorizzazione dei grani antichi attraverso lo sviluppo di un sistema sul territorio di filiera corta, che viene attivato nel Podere le Polline all’interno del Parco delle Cascine di Tavola, con lo scopo di promuovere la produzione del pane tradizionale di Prato, la Bozza pratese,con la farina di grani antichi non contaminati, e con gli antichi metodi della tradizione contadina.

Dapprima 5 ettari, oggi divenuti 10,nel parco della Piana con al suo interno la Fattoria di Lorenzo il Magnifico, arati e preparati per la semina,con la varietà di grano unanimemente scelta Iervicella, una spiga dall’alto fusto riprodotta in purezza nell’Alta Maremma  e offerta dall’Associazione La Piazzoletta, poi  la successiva raccolta e trebbiatura, macinatura, cottura e messa in commercio del prodotto finito, ovvero il pane di Prato o meglio ancora la Bozza pratese, a bassa/media forza molto più digeribile, rispetto ai pani della grande distribuzione, che trova posto nelle mense scolastiche per tutelare soprattutto la salute dei ragazzi che sin da piccoli possono manifestare intolleranze alimentari.

Dunque un pane prodotto in osservanza  dei parametri indicati dalla filiera corta ma soprattutto, la novità, dei 15 quintali di grano prodotti quest’anno, 6 sono destinati alla semina per dare vita anche quel sistema di filiera chiusa integrata e completa che si auto sostiene nel medio e lungo periodo, accrescendo così nuovo e ulteriore interesse per il seme antico.

 

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