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Export toscano, è tutt’oro quel che luccica? Economia

Il boom dell'export toscano c'è, non esistono dubbi: il tasso di crescita di vendite all'estero, come è evidente dai dati resi pubblici dall'Irpet, con un prepotente +7,4%, porta la cifra assoluta registrata nell'arco del 2012 molto oltre i 31 miliardi di euro. E la positività non si ferma al semplice dato del 2012, ma è ancora più evidente perché conferma e rafforza la variazione positiva già molto evidente del 2011, in cui la crescita dell'export era stata pari all'11,1% a fronte del 9% del resto d'Italia. E, restando al 2012, la Toscana si pone nettamente al disopra del tasso di crescita export delle altre regioni, che mediamente si attestano su un +3,9%.

Anche nella valutazione del dato complessivo la Toscana appare come la più dinamica delle regioni italiane: la spia di questo trend assolutamente positivo è il peso che le esportazioni delle aziende toscane hanno sul totale nazionale, pari all'8,3%, a un soffio dal picco raggiunto nel 1994, 8,4%.

Ma è tutt'oro quel che luccica? Molto lo è, di oro, dal momento che l'intero dato delle esportazioni toscane, come avverte l'analisi operata dall'Irpet, è condizionato proprio dalla dinamica dei metalli preziosi. In generale infatti, posto che nel 2011 il peso di questo settore è stato tale da influenzare largamante tutto l'andamento complessivo, anche quest'anno il suo ruolo non può essere valutato come "pesante" sul dato generale: basti pensare che, come si legge nel rapporto stilato dall'Istituto regionale, "fatto 100 il valore delle esportazioni estere osservato nel 2007, al netto delle vendite dei metalli preziosi, il risultato raggiunto dalla Toscana si fermerebbe al 104,3".  Ovvero, un tasso di crescita nettamente inferiore a quello configurato con le stesse modalità ma comprendendo il settore "metalli preziosi", vale a dire 119, 5. In soldoni, ciò significa che per la Regione sono oltre 15, i punti di crescita che nel quinquennio 2007-2012 sono da attribuire a questo particolare segmento dell'export. Vale a dire, a un segmento che ha poco a che fare con il sistema produttivo toscano e, soprattutto, come si legge nel rapporto Irpet, "che perciò non è il frutto di un risultato positivo diffuso e comune di un'ampia parte" del sistema di esportazione generale regionale.

E tuttavia, si potrebbe obiettare, al di là del particolare genere, il segmento dei metalli preziosi ha fatto confluire in ogni caso un buon flusso in denaro nella regione, con ciò assolvendo allo stesso ruolo cui assolvono segmenti tradizionali come quello manifatturiero. No, ribadisce la ricerca Irpet, neppure questo è del tutto vero: intanto, non essendo la Toscana un produttore/estrattore di metalli preziosi deve "comperare" la materia prima facendo seguire all'export un adeguato flusso di "import"; in secondo luogo, l'importanza dell'export non è data solo dal denaro che entra, ma anche dall'occupazione che attiva; e, in questo caso, il sistema metalli preziosi è assolutamente inferiore alla creazione di occupazione propria ad esempio del manifatturiero: il coefficiente di attivazione di lavoro (occupati ogni milione di euro) per i metalli preziosi è di 1,62, per il manifatturiero del 4,60.

E dunque? Dunque, se si voglia osservare la crescita dell'export toscano senza l'ìausilio di questo particolare settore, la Toscana crescerebbe nel 2012 del 6,3%, invece che del 7,4%; sempre comunque positivo, rispetto al resto d'Italia che, con la stessa operazione cioè levando il settore metalli preziosi dall'export, risulterebbe crescere mediamente del 3,6%, anzichè del 3,9%.

Un altro punto che potrebbe essere la spia di uno snodo "fragile" del sistema toscano è la dinamica occupazionale del sistema industriale toscano. Ci troviamo infatti di fronte  a quella che può essere avvertita come una vera e propria contraddizione: nonostante il buon andamento delle esportazioni estere di beni, la caduta dell'occupazione a livello industriale e al netto delle costruzioni è pari alla perdita di 50mila unità nel periodo successivo al 2007. Cosa dunque non funziona nel rapporto export-occupazione? Fra i vari motivi che possono aver prodotto questo risultato, uno è squisitamente tecnico: quando si parla di imprese esportatrici si prende in considerazione un segmento ben preciso del sistema produttivo, mentre le dinamiche occupazionali sono viste nel complesso dell'intero sistema. E così, si scontano sul fronte del manifatturiero le presenze, oltre alle aziende esportatrici con le loro buone performances, anche azinede che si rivolgono a un mercato sostnaizlamente regionale e locale e che si trovano in fortissime difficoltà. Senza scordare i processi di delocalizzazione delle attività produttive che hanno interessato anche la nostra regione. Tirando le fila dell'analisi, che si rivolge al fronte dell'export toscano considerato nel suo insieme, se non si tiene in considerazione il settore dei metalli preziosi, ci si accorge che la performance toscana, pur rimanendo positiva, si riallinea nel corso degli anni a quella di altre regioni, inserendosi dunque nel generale trend del sistema Paese.

Foto: http://www.labancadelloro.it/

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