energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Fabbrica Europa: danza tragica di un’umanità senza volto Spettacoli

Firenze – Un mondo tragico guidato da una volontà implacabile che non dà requie all’essere umano se non pochi, illusori attimi di tregua.  Le variazioni tutte dominate dal battito lancinante dei timpani sul tema della Sarabanda dalla Suite n. 4 in re minore di Haendel accompagnano  il pezzo “C’est toi qu’on adore”  della giovane coreografa francese  Leila Ka.

Gli stessi ossessivi colpi diventano il frastuono elettronico di una sala macchine di transatlantico nella performance “Très loin a l’horizon” del giovane coreografo connazionale Alexandre Fandard, in un’atmosfera plumbea, ancora più disperata, che si conclude nella luce intermittente e nella nebbia  del sogno e dell’illusione. Le due opere sono state presentate in successione al Teatro Studio di Scandicci nell’ambito del festival Fabbrica Europa.

Leila e Alexandre avrebbero dovuto danzare insieme questi due lavori realizzati in questo ultimi mesi di pandemia, anche perché offrono i due punti di vista femminile e maschile del terribile momento che stiamo attraversando. Un incidente al menisco ha fermato qualche giorno fa il danzatore coreografo  che è stato sostituito nel primo pezzo da Rebecca Journo e nel secondo da Jennifer Dubreuil.

Si tratta di lavori recentissimi che risentono dunque del contesto degli eventi di questo anno funesto. Ne sono come una risposta artistica rappresentando l’angoscia, l’abbandono e l’impotenza soprattutto  percepita dai giovani. La visione di Leila Ka è quella dell’accettare i colpi del destino in coppia (sei tu che io adoro). Nel ritmo sempre più alienante della sarabanda. Per brevissimi attimi le due danzatrici si guardano a rassicurarsi di essere insieme a cadere e rialzarsi, insieme a provare i rari momenti di quiete.

Impressionante la capacità di danzare in sincrono e a specchio delle due danzatrici a tal punto che in certi momenti iniziali lo spettatore si chiede se davvero non vi sia uno specchio sullo sfondo.

La visione maschile di Alexandre cerca di porsi un punto di arrivo, “molto lontano all’orizzonte”. Si illude che potrà uscire dal vortice della ripetizione disumanizzante, “con il suo potere di sublimare ciò che non comprende e non può raggiungere”, come affermano le note di presentazione alla coreografia. Le due danzatrici si muovono tenendo sempre la mano destra sul volto fino al momento finale nell’accettazione dell’incomprensibilità dell’esistenza.

La perdita dell’identità nel destino che ci accomuna tutti. Senza volto, l’umanità con la mascherina.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »