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Fabbrica Europa: il canto popolare senza tempo della Fura Spettacoli

Firenze – Un fermento di idee teatrali e musicali che conferma il grande talento della Fura dels Baus nell’inventare a ogni produzione nuovi linguaggi teatrali. Così Free Bach 212, che ha aperto alla Leopolda l’edizione 2019 di Fabbrica Europa, non ha mancato di interessare gli spettatori anche se questa sorta di Singspiel per musica, canto, danza e arte visiva non è forse riuscito del tutto a raggiungere il punto di equilibrio di un capolavoro.

Free Bach 212 è prima di tutto la drammatizzazione della Cantata Contadina (Bauernkantate BWV. 212) di Johann Sebastian Bach eseguita dall’ensemble barocco Divina Mysteria. Una coppia di giovani contadini di Lipsia  (il mezzosoprano Eulàlia Fantova e il baritono Juan Garcia Gomà) partecipano alla festa per il compleanno di Carl Heinrich von Dieskau, gran dignitario della corte di Sassonia, e soprattutto responsabile per l’esazione delle tasse del piccolo stato tedesco, dal quale dipendeva Picander il poeta che ha scritto i testi delle cantate del grande compositore di Eisenach.

Mentre festeggiano e bevono birra i due sposi ironizzano sul sistema messo in piedi da Dieskau per incassare il denaro e finiscono ovviamente, date le circostanze, per celebrarne felicemente il genetliaco. Come richiede il format singspiel/musical i due protagonisti si impegnano in azioni drammatiche fra il comico e il leggero, mentre sullo sfondo scorrono grandi immagini che suggeriscono contesto fisico (grandi bovini in placida ruminazione), personaggi come Dieskau ai quali il testo si riferisce, gli stessi musicisti e i due cantanti in suggestive elaborazioni elettroniche.

Al di là della drammatizzazione della musica di Bach che ormai  si è affermata in numerosi allestimenti  delle Passioni, il valore aggiunto del concerto-performance della Fura dels Baus consiste intanto nell’aver inserito in modo direttamente dialogante con i cantanti un danzatore  (Miguelangel Serrano) a rappresentare con il linguaggio del corpo ciò che le parole non possono dire mentre si rende omaggio al potente ministro delle finanze.

Ma l’elemento più interessante e innovativo è un terzo livello di sperimentazione artistica.  Il canto tedesco si alterna con quello andaluso di Mariola Membrives, il cante hondo eseguito da un’interprete eccezionale. La cosa che sorprende lo spettatore attento è il punto d’incontro fra due culture musicali così diverse per sedimentazione storica e struttura artistica. Come se alla fine l’elemento popolare imponesse la sua universalità al di là di tutte le tradizioni e le sovrastrutture della composizione creativa.

Un esperimento coraggioso che prosegue il lavoro di un grande gruppo che ha contribuito a trasformare completamente i codici del teatro partendo dagli spettacoli di strada ed esplorando in opere successive nuovi territori artistici, contaminando linguaggi diversi, coinvolgendo il pubblico in performance dominate prima di tutto da un’anima autenticamente popolare.

E allora, sull’onda del tasso alcolico che progressivamente si impone sul palcoscenico, tutti alla fine a bere birra con gli artisti della Fura.

 

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