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Famiglie contro la crisi, diminuiscono ancora le spese Economia

Firenze – La lotta delle famiglie italiane contro la crisi si gioca in buona parte sulla rincorsa dei tagli al “superfluo”; anche quando il superfluo non c’è più e ciò che si va a tagliare è carne viva, come il cibo o la sanità. Ma anche la cultura e l’istruzione.

Il quadro che ci consegna l’Istat è poco rassicurante: nel 2013 la spesa media mensile per famiglia è pari, a livello italiano e in valori correnti, a 2.359 euro. Si registra un calo del -2,5% rispetto al 2012. Una spesa che, avvisa l’Istat, tenendo conto dell’errore campionario (0,6%) e dell’inflazione (+1,2%) è diminuita anche in termini reali. Inoltre, per non avallare il famoso paradosso statistico dei polli, è bene ricordare che il numero italiano nasconde una profonda disomogeneità nei dati territoriali delle famiglie: ad esempio, mentre nel Trentino Alto Adige, e in particolare a Bolzano, la spesa media mensile di una famiglia è fra le più elevate del Belpaese e giunge a 2. 968 euro, la Sicilia si presenta con 1580 euro mensili medi di spesa, vale a dire che una famiglia siciliana dispone in media di 1400 euro in meno rispetto a una famiglia di Bolzano.

E la Toscana? La nostra regione si piazza a metà fra la spesa del Trentino (da sottolineare che la spesa media mensile di una famiglia di Bolzano arriva a 3.331 euro) e i 1580 euro della Sicilia, fanalino di coda. La spesa media mensile di una famiglia toscana è infatti di 2.567 euro, ancora sopra la media nazionale. Ma il dato si fa più interessante se, ad esempio, lo scomponiamo: il 18,3% della spesa è composto di alimenti e bevande, lo 0,8% riguarda i tabacchi, il 4,6 abbigliamento e calzature, il 32% (circa un terzo dell’intero) l’abitazione, il 5,8% va in combustibili e energia, il 4,3 in arredamenti e altro simile, 3,6 in spese sanitarie, 14,5% in trasporti, 1,9 in comunicazioni, 1% in istruzione, 4,1% in tempo libero e cultura, il 9,2 in altri beni e servizi. Salta all’occhio, immediatamente, quel 32% dedicato alla casa, che fa la Toscana una delle regioni in cui è più alta la spesa per l’abitazione, insieme a Liguria (32,1%) e Lazio (31,9%).

Non solo. Un dato che potrebbe trarre in inganno è la rilevanza della quota dedicata alla spesa alimentare. Se si confronta, infatti, al 18, 3 toscano corrisponde un 14,9 (14,0 per Bolzano) del Trentino. In Sicilia si sale a 26,9%. Un dato che sottolinea ancora una volta la differenza abissale che si riflette nella spesa famigliare complessiva: essendo infatti, nonostante gli sforzi disperati delle famiglie per tagliare, quella alimentare una spesa che si può comprimere solo fino a un certo punto, la sua percentuale si fa più alta qualora lo stipendio di abbassa, e diminuisce qualora si alza. Dunque, le famiglie del Centro e del Sud non mangiano di più, ma lasciano una percentuale in proporzione più alta dei loro introiti nel pane, pasta, verdure da mettere in tavola tutti i giorni. Perché continua invece, pur senza ormai riuscire a influenzare più di tanto l’incomprimibile spesa alimentare, il taglio sulla quota proteica, vale a dire carne e pesce.

Interessante anche un altro dato: quello della composizione sociale, una volta si sarebbe detta l’appartenenza di “classe”. Tra le famiglie di occupati, infatti, le famiglie che hanno a capo un operaio mostrano una spesa media mensile inferiore di circa 1200 euro rispetto a quelle in cui il capofamiglia sia imprenditore o libero professionista: la famiglia “operaia” spende in media 2.192 euro, con un calo del -5,9% rispetto al 2012. La famiglia “professionisti o imprenditori” si può permettere una spesa media mensile di 3.393 euro. E anche in questo caso, la dice lunga la composizione di spesa: spese alimentari e bevande assorbono il 21% del budget della famiglia operaia, contro il 15,2% di imprenditori e liberi professionisti, mentre alla voce tempo libero e istruzione la prima tipologia di famiglia può dedicare il 5, 2% e la famiglia imprenditore-professionista il 6,9%. Interessante anche il dato sulle spese sanitarie, che sono quasi alla pari per entrambe le tipologie, 2,8 imprenditori-professionisti, 3% per la famiglia operaia.

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