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Famiglie: sfrattati anche se sono secondi in graduatoria Cronaca

La famiglia Fredj, stanotte, dormirà nel seguente modo: mamma e figlio di quasi tre anni in un corridoio a casa di un'amica con altri tre bambini, il padre, un giovane uomo di 44 anni, in auto. Freddo, pioggia, una coperta sulle spalle e via. Sperando che la pioggia cessi, e non spazzi via macchina e disperazione. Lo sfratto esecutivo è stato eseguito stamattina, verso le 12,30.

La storia della famiglia Fredj non è nuova per Stamp. La loro casa, un piccolo bilocale in via Faentina, è stata una delle tappe che abbiamo visitato nel nostro giro nell'inferno degli affitti fiorentini: ex-negozio di parrucchiere, era invasa a tratti da un inspiegabile odore acido che toglieva letteralmente il respiro. Otre a trasudare umidità e ad avere gli scarichi di tutto il palazzo nella piccola corte. Una condizione igienico sanitaria precaria, su cui si è pronunciata sia l'Asl che un perito del tribunale di Firenze, dal momento che le parti sono in causa. La famiglia Fredj aveva ricevuto lo sfratto esecutivo e si era rivolta all'Ufficio Casa. Attualmente, dal momento che gli è stato riconosciuto il requisito dell'emergenza, sono secondi in graduatoria per l'assegnazione delle abitazioni popolari. Ma le case, per ora, non ci sono.

Ricapitolando, la famiglia Fredj è composta da madre, Fatima, sui 40 anni, padre, Annuar, 44, il bimbo, Amin, che deve ancora compiere tre anni. La coppia non ha che un piccolo introito, derivante dalle poche ore di lavoro di pulizia domestica che Fatima compie. Il padre ha lavorato per due anni in un cantiere edile. Ovviamente, al nero. Perciò è stato "lasciato a casa" (il termine licenziare sarebbe improprio in questo caso) senza nessun ostacolo da parte del titolare, ritrovandosi senza buonuscita, contributi, niente di niente. Ma in compenso con una serie di danni alle gambe procurati da un lavoro svolto senza alcun tipo di accorgimenti per la sicurezza e la salute.

Della vicenda erano a conoscenza gli uffici pubblici cui la famiglia è andata a bussare: assistenti sociali, Ufficio Casa, commissioni, ecc. Il punteggio in effetti è alto, e tiene conto della particolare difficoltà di una famiglia che tenta in tutti i modi di sopravvivere e di restare unita. Perchè è questa, come dice Fatima, la loro forza. "Siamo uniti, cerchiamo di tenere il bambino all'oscuro di tutto – spiega – affinchè possa ricordare il periodo dell'infanzia come una festa, e non come un incubo. I bambini hanno diritto a restare bambini".
E stasera, sdraiandosi accanto al suo piccolo dagli occhi celesti (Fatima è bionda, caso non raro fra i tunisini) nel lettino in un corridoio, gli racconterà che sono in vacanza, a casa di un'amica che ha anche lei tre bellissimi figli. E il babbo? Lui è al lavoro, gli dirà. Dormi. Tra poco è Natale, piccolo Amin.

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