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Fare la spesa? Difficile, se sei uno studente congolese Cronaca

Quello che fa male, più delle parole, più della cattiveria, è il disprezzo, il sentirsi osservati, controllati, fermati perchè africani. E' la gente che guarda, si tira da parte e magari sussurra: "sono tutti ladri". Senza sapere niente di ciò che succede veramente.  A un ragazzo di vent'anni, studente di scienze politiche, appena arrivato dal Congo francese, è capitato due volte in tre giorni. L'ultima volta oggi, quando, recatosi in un supermercato di via Benedetto Dei, è stato controllato a vista durante la spesa, poi, quando è uscito, fermato con la richiesta di aprire lo zaino dove avrebbe celato, a dire del "controllore", beni alimentari. Ma lo zaino era vuoto. Il ragazzo ha chiamato la sorella, anche lei studentessa di Scienze Poilitiche a Firenze, che non solo si è recata con altri due amici dal fratello, ma ha anche chiamato i carabinieri. Spiazzando così la "guardia" che, di fronte al ragazzo che chiedeva il motivo di quel trattamento, lo aveva minacciato di chiamare le forze dell'ordine. E' la seconda volta che lo studente congolese si trova di fronte a un atteggiamento del genere. Due giorni prima era stato chiamato da un suo compagno di classe che aveva ricevuto un trattamento simile in un altro supermercato. E non è il primo a subire da parte di "vigilantes" di centri commerciali fiorentini una simile "attenzione", come hanno denunciato i ragazzi universitari che si sono raccolti attorno ai due studenti congolesi. Un clima difficile da capire, per ragazzi che sono a un passo dalla laurea o per i quali l'Italia è una terra di cultura in cui finire gli studi. "In realtà, il problema è di tutti gli africani – commenta Miriam, una giovane donna nordafricana che si trova sul posto assieme a una nidiata di bambini – anche per me, che pure non porto il velo tradizionale e sono solamente "abbronzata", è dura quando mi accorgo che il "vigilante" mi segue, mi guarda, mi mette in difficoltà davanti alla gente". Eppure, Miriam (nome di fantasia) abita da vent'anni in Italia e parla un italiano fluente; i suoi figli addirittura hanno uno spiccato accento fiorentino.

"Cosa succede a questa città? – chiede- possibile che una persona con la pelle colorata non possa fare la spesa senza controllori alle costole, o senza che gli venga richiesto di aprire zaini o far vedere le tasche?…"

 

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