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Farmacie pubbliche: nuovo marchio, nuovo slancio Opinion leader

E' quindi attuale il tema del riposizionamento e nel caso delle farmacie pubbliche il tema della missione che l'azionista comune intende dare a queste sue aziende in una logica di interesse pubblico e di competizione con gli altri operatori.
Iniziamo dalle criticità. E' evidente ormai che la 'farmacia del farmacista', esclusivista della vendita del farmaco e' da tempo in crisi, soprattutto nella percezione dei cittadini. Non sappiamo per quanto riusciremo ad evitare la vendita di farmaci di fascia C nelle parafarmacie, certo e' che si e' diffusa l'idea che i consumatori debbano e possano comprare i farmaci, alcuni farmaci,  non solo in farmacia. Al tempo stesso si e' appannata la identità della farmacia pubblica, cosi come immaginata dalla legge del 1968. In molti si domandano quale sia il motivo della presenza dei comuni negli assetti proprietari di aziende che gestiscono farmacie, nel 2012.
In entrambi i casi si tratta di opinioni e valutazioni in buona parte errate. E' giusto secondo noi che la farmacia rimanga il 'cuore' del sistema di distribuzione del farmaco, con le sue garanzie di professionalità e competenza, pur in un mercato parzialmente aperto.
Al tempo stesso crediamo che sia ancora attuale la presenza delle farmacie pubbliche in un mercato sempre più' aperto e competitivo.
Provo a spiegare perche'.
Sul primo punto e' chiaro che il farmaco non e' un prodotto commerciale qualsiasi e che quindi vada somministrato in una struttura competente e specializzata. Bene quindi ha fatto il Governo, per adesso, a non consentire lo spostamento della vendita di farmaci di fascia C fuori dalle farmacie, ponendosi l'obiettivo di aumentare l'offerta di punti di contatto all'utenza, ma preservando la competenza della farmacia.
Il mantenimento invece della farmacia pubblica, nel quadro di un sistema di offerta più' aperto, risponde invece a due esigenze. La necessità di garantire la concorrenza con le farmacie 'private', anzi dei farmacisti. E' evidente infatti che in questi anni l'unica concorrenza nel settore e' stata garantita dalle farmacie pubbliche, sia in termini di prezzo che di qualità del servizio.
Ma la cosa più' importante riguarda la qualità di questa concorrenza e il tipo di offerta che la farmacia pubblica di oggi deve garantire.
Ed entriamo così nel tema della 'farmacia dei servizi' e del convegno di oggi.
E' evidente da anni infatti che la ragione dell'esistenza di una farmacia comunale si debba basare sempre di più' sui servizi innovativi che questa eroga ai cittadini, andando 'oltre la vendita di soli farmaci'.
La farmacia in generale e quella pubblica in particolare deve diventare sempre di più' uno dei nodi qualificati di un welfare moderno, capace di integrarsi nella rete regionale dei servizi socio sanitari assistenziali, dei servizi alla persona. 
La domanda di servizi alla persona da parte dei cittadini si sta ampliando e si rende quindi necessaria una estensione della rete di contatto, per avvicinare i servizi ai cittadini, qualificarli ed ampliarli. La rete delle farmacie pubbliche presenta due requisiti fondamentali per svolgere questo ruolo: e' diffusa in tutto il territorio, anche nei comuni piccoli. E' un soggetto specializzato che gode ancora di una ottima reputazione e autorevolezza da parte dei cittadini. E' un marchio forte, credibile. I cittadini non esiterebbero a sceglierla come interlocutore di una ampia gamma di servizi di welfare. Molte esperienze sono in corso e alcune vengono presentate qui oggi: i servizi di prenotazione, l'attivazione della tessera sanitaria, il supporto alle famiglie (psicologo, infermiere, aiuto familiare), la consegna di referti medici e l'offerta di strumenti di analisi e diagnosi. Il supporto a campagne informative su specifiche tematiche di prevenzione. La gamma dei servizi da offrire può essere molto ampia e venire incontro alle esigenze attuali delle famiglie, in una logica di welfare moderno e vicino, amico. Presentiamo oggi il marchio regionale “FARMAQUI”, marchio che intende garantire la fornitura e la qualità di questi servizi integrativi in una rete regionale di farmacie comunali che aderiscano all’iniziativa.
Solo così, secondo noi, la farmacia pubblica può ritrovare la sua missione, il suo senso, per continuare a distribuire farmaci in modo corretto e offrire servizi alla persona tesi a migliorare la qualità della vita dei cittadini. 
Solo cosi la farmacia pubblica potrà competere con gli altri operatori e vincere la battaglia della liberalizzazione.
Non abbiamo mai voluto e non vogliamo difendere quote di mercato pubbliche e steccati protezionistici, ma vogliamo convincere i consumatori a preferire la farmacia comunale.
Per questo chiediamo di modificare alla Camera la legge di conversione del Decreto “Cresci Italia” consentendo alle farmacie pubbliche di partecipare alle nuove assegnazioni, e puntando ad introdurre criteri di merito nelle selezioni, favorendo chi si integra nella rete regionale di servizi alla persona. In Toscana, secondo l’attuale formulazione della legge, potrebbero essere aperte 142 nuove farmacie, in una ottantina di Comuni. In più di metà di questi Comuni opera una farmacia pubblica che non potrà quindi partecipare alle nuove assegnazioni. Un incremento che dal punto di vista quantitativo non comporterà modifiche sostanziali per i consumatori, ma che dal punto di vista della qualità potrebbe essere l’occasione per un miglioramento dell’offerta di servizi. Per questo contestiamo l’esclusione delle farmacie comunali dalle nuove assegnazioni, perché le nostre farmacie potevano essere il soggetto capace di offrire nuovi servizi ai consumatori, in una logica di interesse pubblico.
In questo crediamo ci sia anche un ruolo della Regione, che oggi abbiamo chiamato ad un confronto pubblico.
La scelta fatta dal Piano socio sanitario integrato di valorizzare la farmacia come uno dei nodi della rete di servizi socio assistenziali, in una logica di welfare moderno e di prossimità, credo cha vada difesa anche in questa fase di approvazione di una norma così importante come quella in discussione alla Camera. Crediamo che le Regioni debbano far sentire la loro voce, per consentire la partecipazione delle farmacie comunali alle nuove aggiudicazioni, ma soprattutto per poter introdurre a livello regionale, criteri di selezione per i nuovi punti vendita basati sull’adesione ad un programma di erogazione di servizi qualificati alla persona, quei servizi che vogliamo promuovere con il nostro marchio regionale.
Questa per noi e' la farmacia pubblica del futuro, una farmacia capace di vincere la competizione, se le sarà consentito, e di convincere i comuni a non dismettere questo patrimonio, ma a renderlo disponibile per un welfare moderno. 
La Toscana rappresenta un caso di eccellenza in Italia: 64 aziende partecipate dai comuni Toscani, con 212 farmacie aperte in 80 comuni della Toscana, la maggior parte in comuni sopra i 5000 abitanti. 2,6 milioni di abitanti, il 75 % del totale regionale, hanno almeno una farmacia nel proprio comune.
Un settore che genera un fatturato di 300 milioni di euro l’anno e che impiega circa 800 addetti. Il 25 % delle farmacie toscane è comunale e garantisce servizi di qualità. Con il nuovo marchio puniamo estendere queste nostre attività e migliorare i servizi ai cittadini. 

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