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Farmacie, Rossi avvisa: “Non mi convince apertura alle società di capitali” Politica

Firenze – Il governatore della Toscana Enrico Rossi non è molto convinto delle nuove norme in materia di regolamentazione delle farmacie previste dal disegno di legge del ministro Guidi sulla concorrenza. Lo dice con chiarezza all’incontro che si è tenuto ieri, domenica 1 marzo, al Palacongressi a Firenze. Iniziativa organizzata da Urtofar, l’Unione regionale toscana dei farmacisti titolari, per fare il punto sul ruolo e prospettive delle farmacie nel sistema sanitario regionale. In buona sostanza, il problema è, per Rossi, non cedere sulla questione delle spa: “Non mi convince l’apertura alle società di capitali – sono infatti le sue parole – e l’eliminazione del limite di quattro farmacie per società, che aprirebbe la strada ai grandi capitali e snaturerebbe l’autonomia e il ruolo della farmacia come presidio sociale e sanitario del territorio e il suo rapporto con i cittadini. Se la legge si farà in questi termini, quando dovrò esprimere un parere mi dirò contrario”. D’altro canto una posizione così netta sulle spa non è tuttavia escludente un processo di razionalizzazione che, dice lo stesso Rossi, è “necessario”.

Tanto necessario, che il governatore porta l’esempio di ciò che si sta realizzando in Toscana, citando la legge del 2006 e la legge di riforma che andrà al voto fra poche settimane.”Uno scenario come l’attuale – spiega Rossi – che vede il Pil regredito di 8 punti e un taglio di bilancio di 570 milioni su poco meno di 8 miliardi e mezzo complessivi, ci obbliga a spendere meno, anche in sanità. Dal momento che in Toscana non vogliamo aumentare le tasse, quello che possiamo fare è lavorare con ancora maggior decisione sugli sprechi, eliminare doppioni e privilegi, fare meno centri ma più qualificati, sfoltire i primariati dando così più spazio ai giovani, diversificare sul territorio concentrandoci sulla qualità”.

Torna dunque in generale la razionalizzazione prevista dalla riforma sulla Sanità, che chiamerà in causa, dice Rossi, anche i farmacisti. Alcuni esempi di ciò che in Toscana si chiama “razionalizzazione”, il presidente li espone nel corso dell’intervento: “Perchè devono esistere, ad esempio, 8 cardiologie interventiste nell’area centrale della toscana? Tutte le Unità operative universitarie o ospedaliere hanno una casistica adeguata? Solo analizzando a fondo questi aspetti potremo uscire nella sfida che ci poniamo di tagliare il 7% della spesa senza nulla togliere nella risposta ai cittadini”.

Ua sfida che richiede la collaborazione di tutti i soggetti del mondo sanitario, compresi, ricorda Rossi, i farmacisti, che verranno chiamati a dire la loro, confrontandois con la proposta di riforma e dando il loro contributo nelle prossime settimane. Anche sull’ipotesi di riduzione delle Asl a tre macroaree, Rossi spiega che la Regione intende andare avanti: “La riforma è necessaria e ci dobbiamo provare – spiega – perché l’obiettivo è troppo importante: dobbiamo far transitare questo sistema sanitario e tutte le conquiste fatte attraverso la crisi, per riconsegnarlo alle generazioni future, evitando che la crisi conduca verso una privatizzazione che escluderebbe molti cittadini da un diritto fondamentale. E’ una sfida enorme, ma credo che, insieme, ce la possiamo fare”.


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