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Fassino allo Stensen, il buon vento del Nord Opinion leader

Piero Fassino, politico di razza e sindaco di Torino dal maggio dell’anno scorso ha portato venerdì 16 allo Stensen  (Il Cittadino e il senso dello Stato, le politiche locali) una ventata di Nord che fa riflettere e ci aiuta a proseguire sulla strada che ci porterà fuori  dalle dinamiche del “piccolo è bello”, dello “slow”, dell’ideologia che entra dappertutto, anche nei tubi dell’acquedotto. 
Quando si parla senza peli sulla lingua. Alla fine del 2011 Torino ha rotto il patto di stabilità perché la rete di sicurezza sociale e il sostegno alle aziende sono più importanti di regole astratte che, per esempio, non distinguono fra chi si indebita per investire e chi lo fa per spesa corrente. Dunque il capoluogo del Piemonte deve cercare,  fra minori trasferimenti e penalizzazioni di altro genere, circa 400  milioni di euro. Occorre vendere quote azionarie delle controllate, ma – è questo il punto – non si pensa solo a fare cassa. Il bisogno spinge a definire nuove strategie industriali:  si punta a una grande multi-utility del Nord nei rifiuti con l’alleanza fra Iren (Piemonte), A2A Milano-Brescia) e Hera (Emilia- Romagna) che sarà la più grande d’Italia e la terza in Europa. 
Vendendo una quota di Sagat (aeroporto Caselle), Fassino pensa a una grande rete aeroportuale fra Torino, i due aeroporti milanesi e Verona,  con una strategia di sistema. Dunque Torino vende partecipazioni, mentre la Regione Toscana riacquista un pacchetto di Adf: “Rossi mi aveva offerto di acquistare la partecipazione di Sagat, ma noi siamo legati a un patto di sindacato con Benetton”, ha spiegato. 
Il ragionamento del sindaco di Torino parte dalla constatazione che le aziende torinesi  dei servizi pubblici “sono troppo grandi per essere piccole e troppo piccole per essere grandi “: occorre allora innestare un processo “che aggreghi le società di servizio per dare dimensioni di scala ed essere adeguate al mercato”. Devono insomma avere una massa critica più sostenibile. Questa è anche la linea della Toscana, che però parte da una situazione più arretrata nel processo di integrazione delle aziende che si è svolto in questi anni con grande lentezza.
In ogni caso non è permesso buttarsi dietro le spalle i problemi per sentirsi più puri. Sull’acqua e il referendum del 13 giugno 2011 Fassino non ha dubbi: “Il buon Dio ci ha dato l’acqua come un bene comune, ma non ci ha dato i tubi”. Per farli bisogna investire e per investire occorre fare ricorso al mercato dei capitali che si muovono se sono remunerati. Dunque bisognerà trovare una soluzione post referendaria che salvaguardi gli investimenti. Non si può mettersi su un terreno di contestazione di qualsiasi infrastruttura – ha concluso – come hanno fatto i manifestanti “No – Tav” della val di Susa, che possono essere visti come un fenomeno di “regressione antimoderna”. 

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