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Fatti e misfatti sotto il cielo di Toscana Opinion leader

Nessuno si poteva aspettare che un evento tra i più paludati della ritualità fiorentina, l'assemblea degli industriali, fosse imperniata su uno show sfrenato e divertente del sindaco Renzi che ha tenuto la platea in giuliva attenzione come mai era avvenuto prima, anche grazie alla professionalità del giornalista – economista Oscar Giannino. Persino il presidente nazionale Squinzi, che non si può definire un oratore trascinante, ha beneficiato di una plenaria resa contenta e soddisfatta dalla performance del primo cittadino. Fin qui tutto bene. Anzi c'è da registrare con soddisfazione l'arrivo di una generazione nuova di comunicatori in Confindustria, capace di rendere i messaggi più efficaci e più godibili. Il problema è che gli altri leader Pd del territorio, Andrea Barducci ed Enrico Rossi, in absentia, sono entrati nel tritacarne del divo del momento. Barducci, presidente della provincia ed ex sindaco di Sesto, ha fatto la parte del cattivo che blocca la realizzazione della pista parallela, Rossi ha fatto la parte di quello che parla parla ma non decide mai. Si può essere d'accordo con la posizione di Renzi (e chi scrive lo è), ma si deve comunque segnalare la novità di un'incoronazione ufficiale avvenuta nella cattedrale del palazzo dei Congressi per opera del vescovo Giannino: Renzi è il candidato degli imprenditori e può contare sul loro sostegno.

Passano 24 ore e da Siena si viene a sapere che sei dei sette consiglieri che hanno sfiduciato il sindaco Ceccuzzi (tutto provenienti dalla ex Margherita, lo hanno denunciato alla commissione di garanzia del Partito democratico perché ''adotti sanzioni adeguate ed esemplari in tutta la più ampia misura consentita dallo Statuto per condannare i comportamenti adottati da alcuni esponenti del Pd, in particolare il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, e il segretario dell'Unione comunale Pd Siena, Giulio Carli''. Insomma chi ha votato contro il bilancio comunale mettendo in crisi la giunta e provocando elezioni anticipate, addossa tutte le responsabilità al sindaco. La risposta non si è fatta attendere. Per il primo cittadino senese (dimissionario dopo la doppia bocciatura al bilancio di previsione), ''è in atto un tentativo di mistificare la realtà e di ribaltare le responsabilità vere sul sindaco che si è dimesso perchè non ha più una maggioranza e aveva la responsabilità istituzionale di dimettersi perchè insistere sarebbe stato dannoso''. 

In questo caso nessuna delle due parti ha ragione, perché una ragiona con i vecchi schemi della politica di bottega, cinica e dalla lingua biforcuta, e l'altra non è riuscita a portare in fondo il processo di rinnovamento che si proponeva. L'insuccesso in politica equivale alla bocciatura senza appello. In ogni caso a Siena sta andando in scena lo spettacolo, nello stesso tempo patetico e grottesco,  di una classe dirigente che è giunta alla fine del suo percorso. Il resto della Toscana sta a guardare come ipnotizzata la fine di un’isola felice nel suo egotismo autarchico, ma anche decisamente altrove rispetto ai luoghi del mondo esterno. Del “groviglio armonioso” di Stefano Bisi è rimasto ora solo un nodo aggrovigliato di problemi. 


 

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