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Femminicidi d’estate, Roberta Bruzzone: letale “badante interiore” Cronaca, Opinion leader

Firenze – La tragica morte di Vanessa Zappalà, la 26enne di Aci Trezza uccisa a colpi di pistola dall’ex fidanzato che non sopportava il suo rifiuto è l’ultimo, drammatico caso di femminicidio al quale siamo costretti ad assistere. Tra  il 1 agosto 2020 e il 31 luglio 2021, i femminicidi sono stati 105,un lieve calo  rispetto all’anno passato  ma comunque sempre troppi. Una media di poco meno uno ogni tre giorni. Ma in questo mese  è evidente che la violenza  sulle donne non si è fermata e ha toccato il suo apice  il 12 agosto con tre donne uccise nel giro di 24 ore. Due sgozzate ed una strangolata.

Ne parliamo con la nota criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone.

A quanto pare nonostante gli appelli all’attenzione, le giornate di sensibilizzazione, le scarpette rosse le panchine e le leggi per contrastare i femminicidi, gli uomini nel nostro Paese continuano ad uccidere chi li rifiuta.

“È andato in onda per l’ennesima volta lo stesso identico copione: lei lo lascia, lui la perseguita, lei lo denuncia, lui la uccide e poi si suicida. Sembrano fatti davvero con lo stampino questi uomini feroci e immaturi, che non tollerano la pubblica umiliazione subita da una donna che decide di non volere più avere niente a che fare con loro. Qualche giorno fa è accaduto ancora e a farne le spese è stata una ragazza di appena 26 anni, Vanessa Zappalà, ad Aci Trezza, Catania. Chissà cosa deve aver provato Vanessa quando se l’è ritrovato davanti nonostante il divieto di avvicinamento che gli era stato imposto dal giudice. Vanessa credeva di essere al sicuro perché in fondo, questo diceva, lui non le avrebbe fatto davvero del male. Quella parte di lei che ancora si rifiutava di riconoscere quanto grave fosse la situazione ha un nome”.

Quale?

“Io la chiamo da sempre “la badante interiore”, altri la definiscono “la sindrome della crocerossina”, ma parliamo sempre della stessa cosa, questa diffusissima propensione ad “accudire”, “perdonare”, “sottovalutare la gravità di determinati comportamenti”, “a sentirsi in colpa” perché i loro aguzzini, in fondo in fondo (al baratro) non sono poi così cattivi, malevoli, immaturi, pericolosi. È questo lo scenario psicologico, culturalmente determinato, che affligge moltissime donne (e non solo, perché la medesima sinistra propensione è assai diffusa anche tra operatori del settore giudiziario ad ogni livello) in ogni parte del mondo. Una sorta di “sistema operativo” bacato che non consente loro di mettere in campo le necessarie ed indispensabili difese psicologiche e fisiche. E anche Vanessa, come tantissime altre donne prima e dopo di lei, con la sua  “badante interiore” ha dovuto fare i conti, e ha perso perchè le ha dato retta”.

Lei ha descritto tra le altre cose anche questo comportamento nel suo ultimo libro «Favole da Incubo» che è già un best seller.

“Anche lei, come tutte quelle donne di cui ho raccontato la storia nel mio ultimo libro dedicato proprio a questo ambito, “Favole da incubo”, è caduta nella trappola mortale del “Io ti salverò”, “Io ti cambierò” e, soprattutto, “lui sta molto male e devo aiutarlo, sostenerlo perché non mi farà mai veramente del male”. Di donne che la pensavano in questo modo sono pieni i cimiteri”.

Quindi il suo consiglio alle donne è quello di tenere sempre alta l’attenzione verso quell’uomo che non si rassegna all’abbandono?

“Parliamoci chiaro, nessun divieto di avvicinamento o misura cautelare domiciliare è in grado di fermare chi è intimamente convinto di essere stato ingiustamente abbandonato e, complice anche una certa quota di disagio psicologico, si convince che l’unico modo per liberarsi di tutta quella rabbia e di quell’angoscia sia vendicarsi nella maniera più feroce possibile”.

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