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Ferrale, anche a Firenze c’è una cattedrale nel deserto Cronaca

A otto mesi dall’adozione della delibera comunale che dette il via libera all’avvio delle attività nel centro di rottamazione del Ferrale subordinandole al rispetto di un severissimo cronoprogramma che scandiva i tempi delle opere da realizzarsi (adattamento della viabilità in primis, realizzazione del nuovo parco pubblico che doveva creare una zona di mitigazione attorno a quello che è, a tutti gli effetti, un’opera industriale) i lavori di urbanizzazione non sono cominciati. Non c’è nulla, niente che faccia neppure presagire un loro avvio in tempi certi e ragionevoli. Anzi, i semafori che dovrebbero assicurare il senso unico alternato per permettere ai Tir del centro di percorrere in sicurezza (loro e altrui) il tratto fra i due sottopassi che si trovano fra via Minervini e il centro del Ferrale spesso non funzionano a dovere. Un problema, quello del Ferrale, che inizia sin dalle origini a presentare un percorso piuttosto confuso.
Facciamo un po’ di storia. Alcuni punti appaiono fortunate coincidenze. Ad esempio, il fatto che di localizzazione precisa (vale a dire precisamente il Ferrale, sito sulle terre passate nel 2000 dal proprietario Riccardo Checcucci Lisi alla società Hanna srl, unico socio Cepa spa del Gruppo Spagnoli) non si parli fino al 2004, mentre un “progettino” per edificare nella zona un centro di rottamazione era stato richiesto unitamente da Ecofirenze (che ancora non è proprietario dell’area, lo diventerà solo nel 2005) e Cepa allo studio Michelizzi sin dal 2002. Occorre pensare che evidentemente ritenevano molto probabile che in quel punto, nonostante la vocazione agricola, sarebbe stato possibile costruire, magari a distanza di qualche anno, ciò che oggi è realtà.
Nel 2004, anno di svolta, accadono alcune cose: viene presentata alla Provincia da parte del consorzio Ecofirenze la richiesta di compatibilità ambientale sul progetto da realizzarsi in area Ferrale. Il progetto però è firmato Quadra srl, il progettista è l’architetto Bartaloni, coprogettista Michelizzi. Inoltre, con la presentazione del Piano Strutturale, per la prima volta viene indicata chiaramente l’area dove sorgerà il centro di rottamazione, proprio dove nel 2002 era stato richiesto da Ecofirenze e Cepa il progetto.
Un altro punto interessante, destinato a fare precedente, è la possibilità, avvallata dal Comune di Firenze tramite Deliberazione n. 100 del 17.11.2008 del Consiglio Comunale, di edificare la struttura sulla base dell’atto dirigenziale di approvazione del progetto della Provincia di Firenze. L’atto in questione, il n.1901 del 2007 ha carattere di autorizzazione unica rilasciata dalla Provincia alla società Ecofirenze e fu ritenuto sufficiente,  pur non essendoci permesso di costruire da parte del Comune.
La delibera consiliare del 28 febbraio scorso infine ha reso possibile, tramite una modifica della convenzione con i privati (quella precedente, del 2008, non era mai stata firmata … perché?) l’avvio delle attività del centro di rottamazione subordinandole al rispetto di un severo cronoprogramma che a otto mesi di distanza non è ancora partito. Le opere dunque non ci sono, ma le attività sono in pieno svolgimento. Un particolare tuttavia può essere d’aiuto: nel cronoprogramma, mentre sono scanditi precisamente i tempi, contati in due anni …. lavorativi, il che significa almeno tre anni contando riposi, festività, ferie, non c’è traccia da quando sia necessario contarli. Ovviamente, viene in aiuto il fatto che solitamente le opere di urbanizzazione previste dalla convenzione sono realizzate congiuntamente con i lavori di edificazione della struuttura.
Lo strumento di cui comune e società si sono avvalsi è infatti un Puc, vale a dire Progetto unitario convenzionato; uno strumento che prevede (è quasi tautologico) la firma di una convenzione. Tant’è vero, che solitamente il procedimento si snoda secondo le tappe: approvazione del Puc, firma della convenzione, rilascio da parte del Comune dei permessi di costruire per la nuova struttura e connesse opere di urbanizzazione, inizi lavori e infine, a lavori conclusi comprese le opere di urbanizzazione, inizio dell’attività. Solitamente.

 

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