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Festa Acli Toscana nel segno della solidarietà My Stamp

La festa regionale delle Acli ha permesso di vivere una settimana ricca di appuntamenti e di grandi ospiti. L’evento, ospitato dal paese valdarnese di Ponticino, ha visto la partecipazione di centinaia di persone e di decine di associazioni di Arezzo e provincia che hanno portato il loro contributo ai dibattiti, alle manifestazioni sportive e a tutte le altre iniziative che si sono susseguite nel corso di cinque giorni. La festa delle Acli ha inoltre visto alternarsi tutte le maggiori personalità dell’associazione, dal presidente nazionale Roberto Rossini a quello toscano Giacomo Martelli,

Al termine dell’evento, il presidente regionale Giacomo Martelli e il provinciale di Arezzo Stefano Mannelli hanno ringraziato tutti coloro che con il loro contributo ne hanno permesso la realizzazione. I primi protagonisti sono stati i volontari del circolo di Ponticino che, ben coordinati dal presidente Antonio Paoli, risultano come i veri artefici della festa attraverso l’enorme lavoro organizzativo dei mesi scorsi e l’intensa attività dell’intera settimana

Nell’occasione abbiamo intervistato il nuovo Presidente nazionale delle ACLI Roberto Rossini

Quali le prossime sfide che le Acli dovranno affrontare ?

Dovremo affrontare delle sfide decisive nel Paese ed anche al nostro interno. Fra tutte spicca la sfida dell’inequità e della diseguaglianza, ma anche quella sfida che oggi rappresenta il vero segno dei nostri tempi, ovvero l’accoglienza di profughi e migranti: la costruzione di una società inclusiva, di una Europa solidale e capace di costruire nuove sintesi culturali e sociali. Noi a questa sfida dell’ineguaglianza non possiamo mancare. Non solo per gli aspetti concreti, ma anche per quelli culturali. Qui si inserisce l’altra grande sfida che riguarda la dimensione culturale e la formazione per superare gli atteggiamenti di passività rassegnata, rigenerare quell’ “I care” – “Mi interessa”, che appassiona alle sfide.

C’è   anche da ripensare il sistema associativo per renderlo più duttile e più rispondente alle esigenze della varie generazioni?

Dobbiamo innanzitutto continuare un’opera di sostenibilità del sistema delle Acli nella sua complessità. Un lavoro che dura da qualche anno ed è stato pensato in modo unitario. Si tratta di un riordino organizzativo, più in linea con i tempi che stiamo vivendo. Finora abbiamo condotto un buon lavoro sull’associazione ma c’è da garantite un disegno complessivo per tutto il sistema. Compresi il Caf, i patronati, l’Enaip e le associazioni specifiche. Ci sono infatti situazioni che hanno rilevanza economica e richiedono una gestione in comune delle risorse. Si tratta di aggiornamenti e trasformazioni che riconosciamo indispensabili per sperimentare le iniziative delle strutture associative a partire dai circoli, dalle imprese sociali, dai servizi che vadano nella direzione di rispondere meglio alle nuove esigenze sociali.

La nuova legge di riforma del Terzo settore sarà uno strumento utile   per rafforzare l’associazionismo, e per le imprese sociali è possibile un rilancio,sulla base della nuova legislazione?

Il cambiamento delle strutture associative a partire dai circoli, dalle imprese sociali, dai servizi, tiene in considerazione i cambiamenti e le potenzialità che emergeranno con la riforma del Terzo settore, in particolare con il consolidamento del servizio civile, e il rilancio delle imprese sociali. Sono i soggetti con i quali prendono forma la presenza e l’azione delle Acli. Il rilancio per le imprese sociali passa anche attraverso un cambio di mentalità ed alla ricerca di nuovi modelli di servizio che possono affermarsi con la riforma del Terzo settore. 

Come vedi il ruolo dei Circoli nel territorio?

I nostri circoli necessitano di una trasformazione e riattivazione profonda, facendo tesoro delle indicazioni congressuali. Sono la porta attraverso la quale sperimenteremo giorno dopo giorno la capacità di essere associazione “in uscita”, che si apre per andare incontro, ma che è anche pronta ad accogliere per rendere protagonisti gli esclusi, gli ultimi, i senza parola, i giovani, le donne e gli uomini disoccupati, gli immigrati. Attraverso i circoli dobbiamo far entrare l’Europa e il Mondo nei nostri territori e andare verso di loro, diventare operatori di pace e di dialogo.

Spesso si viene considerati soprattutto erogatori di beni e servizi ma possiamo essere interlocutori delle istituzioni anche per le linee strategiche d’intervento, ed è ipotizzabile e auspicabile una stagione di nuovo protagonismo politico del Terzo settore?

Costruire relazioni positive (dal Terzo settore all’impresa, dall’associazionismo alla politica, dal territorio alle grandi rappresentanze nazionali) è un modo per riaffermare la centralità dei corpi intermedi e partecipare al discorso pubblico. In quest’ambito diventa centrale la nostra capacità di elaborazione su temi quali il lavoro, il welfare, la povertà, la pace, l’immigrazione, le istituzioni democratiche. Viviamo una società sfarinata, liquida nella quale occorre saper “stare con”: costruire reti, luoghi e occasioni per mettere insieme pezzi di rappresentanza, d’interesse, di capacità per declinare alcune grandi idee.

 

Un’ultima domanda riguarda la sfera   d’azione del Terzo settore: concentrarsi   sul welfare, sui diritti umani, sul tempo libero o ampliare le nostre attività e le nostre capacità di analisi e di proposta   a tutto campo? (infrastrutture, ambiente , attività produttive) ?

Più di tutto credo sia importante essere attenti alla realtà sociale, sentirla parte di noi: solo la realtà ci può rinnovare. Possiamo sfruttare questa opportunità perché i terminali nervosi del nostro corpo sono veramente ovunque: il nostro radicamento sociale è ancora forte. Insomma: siamo radicati e siamo utili, siamo tra i pochi che si preoccupano del bene comune e non solo della propria fetta di torta, siamo allenati a “vedere” le cose del sociale, abbiamo senso della realtà (grazie alla quotidianità associativa e d’impresa) e senso dell’immensità (grazie alla fede). Su queste direttrici potremo definire la nostra sfera d’azione nel modo più rispondente alle necessità dei territori e del Paese.

 

 

 

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