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Festa degli animali: cani e gatti prevalenti, ma ci sono 2 milioni di rettili Cronaca

Firenze – Un italiano su tre (33%) ospita nella propria casa un animale con una netta prevalenza di cani (63,1%) e gatti (41%) ma ci sono anche pesci e tartarughe (7,3%) e uccelli (6,7%). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurispes in occasione di S.Antonio Abate, il Patrono degli animali, che l’iconografia raffigura sempre con un porcello munito di campanella a fianco del santo egiziano.

Per la tradizionalmente benedizione di mucche, asini, pecore, galline, conigli, cani e gatti le parrocchie di campagne e di città – sottolinea la Coldiretti – sono state prese d’assalto da una variegata moltitudine di esemplari che popolano il territorio nazionale, Da Novara in Piemonte all’agrimercato in largo Leonardi a Pianella di Pescara in Abruzzo in Piazza Garibaldi, ma anche in Campania a  Torre del Greco (Napoli) nel parcheggio Corallo di fronte alla Villa Comunale, a Massa Carrara al Santuario dei Quercioli in Toscana, in Lombardia a Vigevano (Pavia) in piazza Ducale, in Emilia a Piacenza a Groppallo di Farini l’appuntamento presso la Chiesa di Santa Maria Assunta, a Borgoforte di Anguillara Veneta in provincia di Padova in Veneto, in Sicilia a Ispica in provincia di Ragusa ed in moltissime altre località.

Si stima che nelle città gli italiani si prendano cura di 30 milioni di pesci, 15 milioni di cani, 13,5 milioni di gatti, 13 milioni di uccelli da compagnia e 2 milioni di rettili tra tartarughe, serpenti e iguana. Ancora piu’ rilevante – continua la Coldiretti – è la presenza di animali nelle campagne dove nelle stalle sono allevati 49 milioni di galline per le uova, 8,7 milioni di maiali. 7,2 milioni di pecore, 6,5 milioni di conigli, 6,1 milioni di bovini quasi un milione di capre, 370mila bufale, 400mila cavalli e 50mila asini.

L’amore degli italiani per gli animali testimoniato al fatto che solo per dar da mangiare a cani e gatti si sono spesi 1,8 miliardi di euro per  un totale di 544.000 tonnellate di alimenti in un anno. Il mercato degli alimenti per gatto, dove i proprietari sono particolarmente attenti alle preferenze dei propri animali, rappresenta il 54% del totale, per un valore di 992 milioni di euro mentre il mercato degli alimenti per cane rappresenta il 46% del totale, con circa 838 milioni di euro, secondo il rapporto Assalco- Zoomark. Gli animali all’interno della famiglia portano nell’ordine serenità e gioia (43%), allegria e divertimento (36%), pace e tranquillità (16%) e sicurezza (6%) ma secondo i proprietari contribuiscono anche a migliorare la qualità della vita stimolando a svolgere attività fisica (94%), favoriscono la socialità e la comunicazione (81%) e  hanno effetti positivi sulla salute psicologica (95%), secondo l’indagine GfK Eurisko.

Risultati che sono confermati sul piano scientifico dagli effetti positivi della pet-therapy che è entrata prepotentemente tra le nuove attività previste dalla legge sull’agricoltura sociale fortemente sostenuta dalla Coldiretti e approvata dal Palamento nell’agosto 2015. Fra le pratiche di agricoltura sociale – spiega la Coldiretti – vi sono infatti i servizi di cura e assistenza terapeutica come l’ippoterapia o l’onoterapia senza dimenticare pero’ la funzione formativa e conoscitiva soprattutto nei confronti delle nuove generazioni svolta dalle fattorie didattiche con l’apicoltura, gli allevamenti di piccoli animali da cortile ma anche di mucche, maiali, pecore o capre. Una attività che la Coldiretti sostiene attraverso l’iniziativa educazione alla Campagna Amica che coinvolge oltre centomila alunni delle scuole.

Il luogo natale di Sant’Antonio Abate – riferisce la Coldiretti – è la città di Coma nella lontana terra d’Egitto. Qui Sant’Antonio vive nella seconda metà del terzo secolo e nella prima metà del quarto, distribuendo ai poveri la cospicua eredità paterna e intraprendendo una vita di riflessione come eremita: si dedicò poi al conforto dei sofferenti e dei cristiani perseguitati e aiutando Sant’Atanasio nella sconfitta dell’eresia ariana che, in quel tempo, si stava diffondendo nel primo mondo cristiano. E’ proprio Sant’Atanasio che ne racconta l’opera nella “Vita Antonii” riferendo anche l’anno della sua morte, avvenuta il 17 gennaio 357 (nato nel 251, secondo le fonti, sarebbe dunque ultracentenario) nelle lande desolate della Tebaide, dove si era ritirato dedicandosi alla cura del proprio piccolo orto. La storia – riferisce la Coldiretti – ricorda che i canonici di Sant’Antonio avevano ottenuto il permesso di allevare i maiali all’interno de centri abitati: il grasso di maiale era infatti utilizzato come emolliente per le piaghe provocate dal “fuoco di S. Antonio”, che l’ordine curava negli hospitii od ospedali che era deputato a gestire.

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