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Festa del Teatro: in scena il martirio del vescovo Romero Spettacoli

San Miniato – La Festa del Teatro di San Miniato, istruita dalla Fondazione Istituto Dramma Popolare, è il più antico festival di prosa d’Italia. Nacque nel 1947 sulle macerie della guerra, in un momento cruciale per la ricostruzione, non solo materiale, del nostro paese. Ora compie 70 anni. E nella tradizionale cornice di Piazza del Duomo, ancora una volta, fa risuonare il linguaggio della spiritualità.

Lo fa attraverso la ricerca di una drammaturgia che va oltre la facciata delle cose, che interroga le coscienze e invita alla riflessione. Un linguaggio “sacro” quanto scevro da ogni schematismo o pregiudizio confessionale. L’appuntamento conclusivo della Festa 2016, che debutta domani in prima assoluta, è “Il martirio del Pastore”, la morte cioè di monsignor Oscar Romero, assassinato sull’altare durante la messa.

Era il 24 marzo 1980. Le omelie di monsignor Romero che parlava di giustizia sociale e denunciava le violenze del governo salvadoregno, non passarono inosservate. Un sicario dei così detti “squadroni della morte”, su mandato di Roberto D’Aubuisson, leader del partito nazionalista conservatore Arena, sparò un solo colpo che gli recise la vena giugulare mentre alzava l’ostia per la consacrazione.

La Chiesa aprì nel 1997 la causa di beatificazione. A lungo bloccata, ha concluso il suo iter solo di recente, il 3 febbraio 2015, quando papa Bergoglio con proprio decreto ha riconosciuto il martirio “in odium fidei” di monsignor Romero. Ci sono voluti 35 anni. Il doppio di quelli occorsi, per esempio, a Escrivà de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei. Nel frattempo, con Giovanni Paolo II, la lista dei beati sarebbe cresciuta di ben 1341 nuove unità (tutti gli altri papi messi assieme non avrebbero saputo fare meglio) ma per Oscar Romero non c’era posto.

Tradotto e adattato da Eleonora Zacchi, il testo di Samuel Rovinski, narratore e drammaturgo fra i più noti della scena sudamericana (nato a San José di Costa Rica nel 1932 è morto nel 2013), ripercorre gli ultimi tre anni di vita di monsignor Romero, a partire dalla sua nomina nel 1977 a arcivescovo di San Salvador. Anni di lotte e di speranze per i popoli del Sudamerica, alla luce di quella “teologia della liberazione”, di cui Romero divenne simbolo e portavoce. Una figura di riferimento, un “santo” per tutti i campesinos. “Le sue denunce contro la violenza, le torture e le sparizioni, il suo stare sempre dalla parte dei più deboli – chiosa don Piero Ciardella, direttore artistico del festival – hanno fatto di lui un prete scomodo, un martire della guerra fredda”.

A dirigere il nuovo allestimento sarà Maurizio Scaparro (“sono un regista ateo che ama la ricerca della verità e il desiderio di libertà che anima le persone: ho accolto l’invito del Dramma Popolare perché la figura di monsignor Romero ben al di là del suo martirio per diventare la preghiera ardente che accende un intero continente”), protagonista Antonio Salines, affiancato da Edoardo Siravo, Gianni De Feo, Riccardo De Francesca, Fabrizio Bordignon, Alessandro Scaretti, Michele De Girolamo, Marco De Francesca, Gabriella Casali e dalla stessa Eleonora Zacchi.

Si replica fino al 20 luglio, sempre alle 21,30. Info 0571 400955 e www.drammapopolare.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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