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Festival dei Popoli: a teatro con i rifugiati detenuti di Holot Cinema

Firenze – Holot è un centro di detenzione nel deserto israeliano vicino al confine con l’Egitto. Holot ospita richiedenti asilo che arrivano dall’Eritrea e dal Sudan. I rifugiati non possono rimpatriare nel loro paese né sono integrati dallo Stato di Israele. Il cineasta israeliano Avi Mograbi ed Chen Alon decidono di organizzare un laboratorio teatrale per alcuni rifugiati, all’interno del carcere Holot, seguendo i principi del “teatro dell’Oppresso” creato da Augusto Boal durante la dittatura in Brasile nel 1960.

Questo metodo teatrale permette ai rifugiati di rivivere le esperienze di discriminazione e violenza che hanno subito da parte degli israeliani. Il laboratorio teatrale condotto dal cineasta israeliano diventa un luogo di messa in discussione delle politiche repressive di Israele. Al laboratorio partecipano anche dei giovani israeliani che recitano nella parte dei rifugiati. Mograbi decide di far recitare agli israeliani la parte dei rifugiati e viceversa. La scelta di invertire le parti è un momento fondamentale del processo teatrale, i rifugiati nel diventare israeliani si liberano della violenza psicologica interiorizzata. Gli israeliani nel diventare i rifugiati percepiscono la condizione di ingiustizia e sofferenza che stanno vivendo i richiedenti asilo.

Il cineasta Avi Mograbi, presente ieri sera in sala, ha ricordato che gli israeliani, come del resto i suoi genitori, erano dei profughi quando sono arrivati in Palestina. Il cineasta ritiene che gli israeliani dovrebbero riconoscere e accogliere i rifugiati contestando la politica repressiva e razzista del governo israeliano contro i profughi. Avi Mograbi è uno dei maggiori documentaristi israeliani, ha diretto circa 20 film tra cui opere emblematiche come The Reconstruction (1994) e Z32 (2008), con un linguaggio e uno stile sperimentale e anticonformista che ritroviamo in Between Fences, uno dei documentari più significativi del festival dei Popoli.

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